Dal Blue Whale a Jonathan Galindo. Cosa accade ai bambini nei social challenge?

Jonathan Galindo, il personaggio oscuro che ha guidato il bimbo di Napoli al suicidio. Chi è e com’è nato. L’analisi del nostro esperto Marco Magliozzi

Jonathan Galindo social challenge. I giochi in rete possono essere pericolosi e guidare i minori verso atti estremi. Come prevenire la scoperta dei social challenge?

Jonathan Galindo social challenge

Marco Magliozzi

Dopo la pericolosa social challenge denominata “Blue Whale”, della quale fortunatamente non sentiamo più parlare da mesi ma che in Russia era riuscita a uccidere più di 100 bambini negli anni passati, prende attualmente piede un tremendo nuovo fenomeno che indurrebbe i giovanissimi frequentatori di internet a esercitare atti di autolesionismo.

La nuova macabra pratica è nota sotto il nome “Jonathan Galindo”

Attraverso molteplici account presenti su numerosi social network (Facebook, Instagram, Tik Tok) uno strambo personaggio mascherato con un cappuccio nero e dall’aspetto simile al ben più famoso Pippo della Disney, richiederebbe l’amicizia a giovani vittime minorenni, solitamente dai 10 ai 15 anni.

I giovani utenti riceverebbero, tramite un messaggio privato, un link che proporrebbe loro di entrare in un gioco, nel quale verrebbero lanciate sfide e “prove di coraggio”, tra cui l’autolesionismo inferto attraverso ferite sul corpo.

Questo misterioso e cupo personaggio è molto conosciuto in Spagna, dove ha già fatto registrare alcuni casi. La challenge parte dal Messico, nel 2017, e nel corso di questi anni ha girato il mondo fino ad arrivare, negli ultimi mesi, anche in Italia.

Jonathan Galindo social challenge: chi ha disegnato il personaggio?

All’origine di tutto ciò c’è Samuel Catnipnik, un produttore di effetti speciali, che nel 2012 inventò questa maschera semplicemente per un caso fortuito: non era altro che uno dei suoi primi tentativi di SFX con il make-up, senza avere mai avuto intenzione di spaventare o creare danni ad alcuno. Il creatore di questa maschera consiglia a chiunque dovesse ricevere un messaggio da questo personaggio di non rispondere. Catnipnik è intervenuto anche su Twitter per spiegare l’origine di questo pupazzo e per dissociarsi completamente da questa storia:

“Ciao a tutti. Questa follia di Jonathan Galindo sembra stia terrorizzando tantissimi ragazzi facilmente impressionabili. Le foto e i video sono miei, del 2012-2013. Erano per il mio bizzarro piacere personale, non per qualche cacciatore di brivido dei giorni nostri che cerca di spaventare e bullizzare la gente. Se ricevete un messaggio da qualcuno che vuole iniziare qualche gioco, non interagiteci. Non lasciate che entri nelle vostre vite. Questo mondo ha già abbastanza problemi reali, e soffrire o morire per il piacere a buon mercato di qualcun altro non dovrebbe essere uno di quelli. […]”.

L’allarme “Galindo” è apparso al centro delle cronache italiane dopo il suicidio di un bimbo di 11 anni a Napoli, avvenuto nella giornata di ieri (30 settembre 2020).

Il caso di Napoli

Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, il ragazzino avrebbe lasciato un messaggio ai suoi genitori:

“Mamma, papà vi amo ma devo seguire l’uomo col cappuccio”, è stato il suo ultimo messaggio lasciato nella stanzetta prima di cadere dall’undicesimo piano […]”

Una storia dall’epilogo tremendo perché vede come vittima un bambino, un innocente, che lascia la famiglia, la sua giovane vita, facendo svanire ogni speranza per il futuro. Il suo unico errore? Fidarsi di un personaggio di fantasia, magari spinto dalla curiosità di scoprire cosa sarebbe potuto accadere successivamente.

Nell’attesa che le autorità competenti facciano chiarezza sull’accaduto cercando di stabilire effettivamente la veridicità e l’esistenza di questa social challenge, come psicologo consiglio a tutti i genitori di attuare, fin da subito, dei comportamenti preventivi.

I social, come sappiamo, non rappresentano il male assoluto, ma possono diventarlo se vengono utilizzati senza le dovute precauzioni. Nella rete gira ogni tipo di notizia, da quelle che aiutano la nostra crescita culturale sino alle fake news. Troviamo personaggi positivi, che stimolano l’evoluzione dei nostri figli, ma anche individui oscuri, che rischiano di portare sulla cattiva strada o ad azioni estreme e irreparabili.

Prevenzione la parola d’ordine

Fare prevenzione vuol dire informare, senza allarmismi e senza provocare paure o panico nei bambini. Parliamo loro con naturalezza e semplicità, spiegando la pericolosità del fenomeno, creando in loro un sano senso di responsabilità.

Questo rischio, lo sappiamo, è ancora più vivo se i ragazzi passano troppe ore davanti lo smartphone o il pc, navigando sui social, spesso per noia o per dipendenza, senza controllo alcuno, senza altre tipologie di stimoli. In questo caso è necessario subito prenderci cura di loro, correre ai ripari. Numerosi studi hanno dimostrato che il condizionamento da internet indebolisce anche la sfera decisionale e motivazionale, portando i fruitori della rete ad essere più soggetti a facili influenze esterne, addirittura al lavaggio del cervello come quello provocato dalle social challenge.

Il supporto genitoriale in questi casi è assolutamente fondamentale, che potranno chiedere a loro volta aiuto a un professionista per la gestione e la risoluzione del problema.

Marco Magliozzi

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