Bollo auto, quando il pagamento va in prescrizione. Un caso concreto di vittoria del contribuente

Come gestire i tempi del pagamento del bollo auto? E quando si prescrive? Ecco un caso concreto in cui il contribuente ha avuto ragione contro l’Agenzia delle entrate e la Regione

Pagamento bollo auto prescrizione. Come funziona? Lo spiega la nostra esperta.

Pagamento bollo auto prescrizione

Barbara De Lorenzis

In materia di tassa automobilistica (il c.d. “bollo auto”), l’art. 5 del D.l. 953/82, dispone che “l’azione dell’Amministrazione finanziaria per il recupero delle tasse dovute dal 1° gennaio 1983 per effetto dell’iscrizione di veicoli o autoscafi nei pubblici registri e delle relative penalità, si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento”. Ciò significa concretamente che, qualora dovesse arrivare l’avviso bonario da Parte della Regione Puglia, che invita al pagamento – ad esempio del bollo auto per l’anno 2017 – il termine di prescrizione cade con la fine del terzo anno, dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2020.

Pagamento bollo auto prescrizione. Ma cos’è la prescrizione?

La prescrizione, disciplinata dal Codice Civile agli artt. 2934 e segg., è il mezzo che l’ordinamento giuridico prevede per l’estinzione dei diritti nel caso in cui il titolare non li eserciti entro i termini stabiliti dalla legge. Essa pertanto è posta al fine di tutelare la certezza del destinatario e assume una funzione sanzionatoria nei confronti del mittente che ha lasciato trascorrere un notevole lasso di tempo per esercitare il suo diritto.

Tuttavia, nonostante la chiarezza del dettato normativo, il contribuente potrebbe incontrare numerosi “ostacoli” prima di poter eccepire validamente la suddetta prescrizione. Essi possono essere rappresentati notifiche di solleciti, avvisi di pagamento etc.. Quando si riceve uno di queste comunicazioni, bisogna sapere che la prescrizione si può interrompere non appena in questo lasso di tempo si riceve il cosiddetto “atto interruttivo”. Da questo momento in poi la prescrizione si interrompe e inizia a decorrere un nuovo termine di prescrizione.

Nella prassi, uno dei creditori statali tipici, la Regione, che va creditore della tassa automobilistica, è solita notificare più atti di questo tipo per tutelare i suoi interessi, e prima di tutto è solita iscrivere a ruolo il suo credito, così affidando la sua riscossione al c.d. Concessionario, l’Agenzia delle entrate – riscossione. Ma è un’attività, questa della Regione, che non è esente da errori od omissioni.

Pagamento bollo auto prescrizione: il caso

Mi sono occupata concretamente di un caso in cui la Regione Puglia, nei tre anni prescrittivi, aveva affidato il recupero del credito di bollo relativo all’anno 2012 all’Agenzia dell’Entrata – Riscossione (Ex Equitalia), che nel frattempo iscriveva a ruolo il credito. Accadeva, però, che il concessionario non abbia avuto cura di emettere altri atti interruttivi. Successivamente, nel 2019, al contribuente giungeva la cartella esattoriale, avverso la quale è stata proposta opposizione depositando il ricorso presso la Commissione tributaria Provinciale di Bari. Il Concessionario, costituitosi in giudizio, asseriva che il termine di prescrizione entro cui far valere il credito fosse decorso perché essa aveva iscritto a ruolo il credito. Ho osservato nel mio atto difensivo che l’iscrizione a ruolo della tassa automobilistica, resa esecutiva, è solo un atto interno all’ente e non essendo percepito dal contribuente (in quanto non gli viene notificato) non può produrre effetti nei suoi confronti. L’Agenzia delle Entrate – Riscossione inoltre, insisteva sul fatto che doveva essere il contribuente a chiamare in causa l’ente creditore, ossia la regione Puglia quale parte necessaria del processo.

Ebbene, il giudice della Commissione Tributaria Provinciale adita, con sent. n. 858 dell’8 luglio 2020 con cui la Commissione Tributaria Provinciale di Bari ha accolto il mio ricorso dichiarava che, “contrariamente a quanto sosteneva il Concessionario, l’iscrizione a ruolo del credito non è esso stesso da considerarsi un atto interruttivo. Il giudicante inoltre ha dichiarato che deve essere l’Agenzia delle Entrate – Riscossione a chiamare in causa la Regione, non il contribuente, e senza autorizzazione del giudice” , perché l’art. 269, terzo comma, c.p.c. impone solo all’attore, che intenda chiamare un terzo, l’onere di chiederne preventiva autorizzazione al giudice; mentre l’Agente della riscossione, nel processo tributario, assume la posizione processuale di resistente, assimilabile a quella del convenuto nel giudizio ordinario di cognizione. Il giudice specifica, quindi, che “non avendo essa esibito documentazione comprovante l’avvenuta notifica degli atti interruttivi tra la data di insorgenza del debito e la notifica della cartella impugnata, la pretesa impositiva risulta largamente prescritta”. In ultimo, il giudice tributario, compensava le spese solo perché il ricorrente, mio assistito, non aveva esplicitamente dichiarato che la pretesa impositiva della Regione Puglia era infondata.

Pagamento bollo auto prescrizione. Conclusioni

Ciò che emerge da questa pronuncia, sicuramente interessante, e che mi ha vista vincitrice, è che l’iscrizione a ruolo non è considerato atto interruttivo, con buona pace dell’amministrazione che voglia ripararsi passando la pratica al concessionario, senza peraltro comunicare con quest’ultimo. Sentenza degna di rilievo che, a mio avviso, restituisce speranza ai contribuenti che vedono nel bollo auto una inutile imposizione – l’Italia è da tempo sanzionata dall’Europa poiché il bollo è ritenuto illegale, ma che dobbiamo continuare a pagare – e che spesso risentono della arbitrarietà del meccanismo dell’imposizione tributaria.

Barbara De Lorenzis

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