La coerenza italica dei sostenitori del SI

L’opinione di Danilo Nesta, osservatore politico

Referendum ed elezioni regionali, la situazione dopo il voto restituisce uno scenario che è bene analizzare. Un commento post voto.

Referendum ed elezioni regionali

La concomitanza referendaria con le elezioni regionali (in 7 Regioni) ha evidenziato tutta l’incoerenza di un Referendum costituzionale, votato senza quorum in quanto confermativo, che può essere dimostrata solo attraverso i numeri e non con le percentuali utilizzate in maniera terroristicamente politica, ma sappiamo che tale uso sconsiderato fa parte del disegno distrattivo.

Partiamo dal voto regionale.

Nelle 7 Regioni coinvolte sono state presentate 136 liste con il coinvolgimento di 5.643 candidati (un piccolo numero di questi ripetuti in più circoscrizioni provinciali).

Se a questo aggiungiamo il numero di liste e candidati a livello comunale per le concomitanti elezioni amministrative in 957 Comuni italiani il quadro diventa addirittura ridicolo rispetto alle insufficienti o opportunistiche ragioni del SI.

Referendum ed elezioni regionali, eletti e candidati

Come sempre e da sempre, la stragrande maggioranza di questi “candidati” risultano essere perfetti sconosciuti della vita “politica”, al punto di non essersi nemmeno votati individualmente.

Portatori sani di voti e tifo al candidato presidente di regione, gran capo bastone, che ha circoscritto nelle sedi di partito la distribuzione del voto inconsapevole ma redditizio, scegliendo i nomi nobili che avrebbero composto una squadra di Yes men or women, componenti di una maggioranza del consiglio regionale decisionale delle sorti di 21.607.504 abitanti (tanti gli abitanti nelle 7 Regioni).

In Puglia e Campania, un partito fortemente sponsor del SI, per motivi di governo, il PD, ha presentato ben 15 liste con 598 candidati in Puglia e 747 in Campania, liste dai nomi più disparati, nate e finite il giorno del voto insieme ai loro portatori di voti al capo bastone. L’espressione “democratica” della rappresentanza, spesso senza un programma politico o con un minimo sindacale dispersivo e ammaliante.

15 liste di sconosciuti posti all’uopo a sostenere e promuovere il capobastone e i sotto-capibastone, destinatari dell’interesse primario: far sedere in regione chi si è deciso che si sieda per la conservazione del potere e degli interessi collegati.

La riflessione: in Italia si perde il 13% del Pil per la corruzione

Così, a titolo informativo e giusto per comprendere il valore del sistema Italia, riportiamo un dato su cui riflettere: 237miliardi circa è il valore della corruzione in Italia. Tale cifra emerge da uno studio pubblicato dal gruppo dei Verdi europei basato sulle analisi condotte dalla ong americana Rand per il parlamento europeo, relatrice la deputata 5 Stelle Laura Ferrara. Il valore corrisponde a circa il 13% del prodotto interno lordo, pari a 3.903 euro per abitante. La cifra della corruzione, già impressionante di per sé, è due volte più alta di quella della Francia, pari a 120miliardi di euro e al 6% del Pil e di quella della Germania, dove la corruzione costa 104miliardi di euro (il 4% del Pil).

Ma torniamo all’analisi del dato politico

Dicevamo delle elezioni regionali. Nello stesso giorno, gli stessi sostenitori del SI, quelli votati al taglio dei parlamentari e imbonitori contro se stessi, hanno distribuito e confermato l’inganno del sistema, non dimostrando la volontà di invertire il sistema stesso con una risposta di consapevole taglio a tali strumenti.

Una contraddizione non poco inquietante se riflessa a livello nazionale per la scelta dei rappresentanti del popolo in Parlamento che permetterà lo sfacelo controllato e la dittatura di maggioranza.

In Puglia, addirittura, viene eliminata anche la lista che ha superato lo sbarramento previsto (4%) o peggio ancora, da un punto di vista rappresentativo, quelle liste che per poco non hanno raggiunto il 4% previsto, i cui voti sono confluiti ugualmente al capobastone e permesso premi di maggioranza che consentono di garantire i pre-scelti.

Quindi, SI al taglio di parlamentari, NO al taglio del sistema a livello regionale o comunale, che porterà alle scelte di parlamentari, anzi.

La politica della pancia e i temi latitanti

Pertanto, come accade da troppo tempo, la politica del rivolgersi alla pancia e non al cervello degli elettori rimasti (considerata l’astensione, poco meno della metà degli aventi diritto, ndr), porta i suoi frutti al populismo che si è sostituito alla politica fatta di tematiche pubbliche: Lavoro, Sanità, Scuola, Diritti ecc.

Infatti, sono ormai temi pericolosi da affrontare in campagne elettorali al punto da eluderli plasticamente e adoperare facili distrazioni di massa per peggiorare la consapevolezza dell’elettore intercettato.

17.168.494 SI contro 7.484.941 NO, 24.653.435 votanti su 51.559.898 aventi diritto di esprimersi, una pericolosa minoranza rappresentativa sorniona su 62milioni di abitanti.

Lo scopo di allontanare definitivamente le coscienze si compie per permettere la dittatura di maggioranza anche sugli stessi portatori consapevoli che riceveranno il premio di produzione, come successo in Puglia, come in altre Regioni, che sono governate dal cdx in 15 rispetto alle 5 del csx.

Non dimenticando che, come sempre, hanno vinto tutti, nonostante la sconfitta generale.

Giusto per confondere meglio.

Danilo Nesta

[collage ph. Il Messaggero]

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