Il post referendum. Vince il Sì, ma adesso mano alle riforme vere e al taglio degli enti inutili

Adesso che ci lasciamo il referendum alle spalle, è necessario che si approvino al più presto le riforme vere: legge elettorale e taglio degli enti inuti

Referendum vittoria del sì. E adesso? Subito mano ai provvedimenti riformativi del sistema Italia: urge una nuova legge elettorale e un taglio concreto degli enti inutili: stipendifici e distributori di gettoni.

Referendum vittoria del sì

L’italica virtù delle elezioni: hanno vinto tutti e nessuno ha perso. Risultato, invece, sovversivo quello del referendum confermativo del taglio dei seggi del Sì, e dove il No era dato in forte recupero. Ora al via alle riforme.

Pino Gadaleta

È finita! Il taglio dei parlamentari è legge. I Partiti devono decidersi a varare le riforme costituzionali e di funzionamento delle Camere per coniugare armoniosamente la riduzione dei parlamentari con l’attività di Camera e Senato, iniziando a mettere subito mano a riformare il bicameralismo perfetto che ha reso sino ad oggi farraginosa e lumachevole l’iter delle approvazioni delle leggi.

L’altra riforma a cui mettere mano con urgenza è una definitiva legge elettorale che rimetta al centro del territorio la rappresentanza politica, per esempio, con i collegi uninominali, correggendo comunque quei sistemi pruriginosi tipo Mattarellum, Porcellum, Rosatellum per restituire agli elettori il diritto di scegliersi il rappresentante che oggi come è noto è appannaggio del capo politico di Partito.

Occorrono, però, misure concrete per evitare che un eventuale ripristino del voto di preferenza non sia un ritorno a pratiche elettorali dispendiose e fortemente clientelari. Vanno prese le opportune contromisure. Forse è preferibile il collegio uninominale con un modesto premio di maggioranza, darebbe più forza all’elettore di valutare il lavoro e la fedeltà del rappresentante scelto.

Referendum vittoria del sì: dati e quorum non necessario

Il Sì ha ottenuto il 68,1% dei voti contro il 31,9% dei No con una affluenza che ha superato abbondantemente il 50%, pur essendo non richiesto. Questo, nonostante lo schieramento favorevole al No di quasi tutti i giornali e quotidiani, a eccezione del Fatto Quotidiano.

Non è stata rispettata nemmeno una par condicio in ossequio alla obiettività di chi dovrebbe tutelare una informazione corretta. In questo si sono particolarmente distinti le testate edite dagli Agnelli, Repubblica e Huffington Post, ma non sono state da meno altre importanti testate.

Sulla oggettività dell’informazione pubblica andrebbe fatta una riflessione.

Da aggiungere che i Partiti pur essendosi schierati per il Sì si sono defilati nell’intraprendere una pur minima campagna elettorale. Sui social si sono riversati uragani di spot per il NO, e anche qui andrebbe fatta una riflessione sui tentativi di manipolare l’informazione corretta e obiettiva sul tema del Referendum. Da aggiungere una marea di interventi di intellettuali, esperti costituzionalisti a favore del No che in alcuni casi evocavano la fine della democrazia in Italia se fosse passato il Sì. Ad eccezione della comprensibile preoccupazione di quei Partiti che con il 3% rischiavano di non avere più rappresentanti.

La vittoria del Sì con quasi il 70% ha seppellito questo apparato di cui prima o dopo sapremo sia chi l’ha messo in piedi e sia per quali fini.

Il taglio dei seggi non basta

Il taglio dei seggi dei Parlamentari non è risolutivo: servono altri interventi più cogenti e corposi. Ora per esempio, la sfida vera è lo snellimento della burocrazia del Paese iniziando a tagliare i cosiddetti enti inutili.

Più volte questo provvedimento è stato evocato, vi sono state inchieste come quelli dei giornalisti Rizzo e Stella, la lista predisposta da Cottarelli.

Non vorremmo che sia stato più facile tagliare un po’ di deputati che tagliare gli enti inutili che costano 12miliardi euro all’anno alle casse dello Stato.

Si tratta di enti e strutture che – ha segnalato la Corte dei Conti – “si reggono dal punto di vista finanziario esclusivamente grazie a contributi o partecipazioni pubbliche”.

Il taglio degli enti inutili

Molti di questi Enti impiegano personale senza svolgere alcuna funzione, gestiscono sedi fantasma, ricevono finanziamenti per finalità che non svolgono più o non hanno mai svolto: dall’Unione italiana Tiro a segno fino al Centro piemontese di studi africani, passando all’Istituto di sviluppo ippico per la Sicilia e a quello per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere a Venezia. A volte erano più i componenti dei consigli di amministrazione che gli impiegati. Uno scandalo.

Non dobbiamo nemmeno trascurare le centinaia di partecipate delle Regioni utilizzate come stipendifici e distributori di gettoni e presidenze per lo più destinati agli amici degli amici e per mantenere la clientela del potente di turno.

Questo è il taglio che aspettiamo ora che venga fatto, subito dopo quello dei Parlamentari. Qui si misura la qualità della democrazia.

Pino Gadaleta

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