La creatività non è una magia. Come gestirla e stimolarla

Cos’è esattamente la creatività? Ed esiste un modo per stimolarla? Ecco 4 criteri per riconoscere un profilo creativo e 4 fasi per favorirla

Pino Gadaleta

La creatività è innata nella natura umana, grazie a questa dote l’Homo Sapiens da cacciatore e raccoglitore è divenuto faber e grazie all’osservazione e l’inventiva e ha migliorato nel corso dei millenni la sua esistenza.

Vi è molta confusione per una mancata e precisa definizione di creatività grazie a una proliferazione di enunciazioni e di atomistiche considerazioni che sovente hanno ridotto la creatività a una etichetta più semantica che sostanziale.

Dobbiamo al matematico Henri Poincaré (1854-1917) l’intuizione – appunto di un campione della logica – che la creatività sia l’unione di elementi esistenti in nuove connessioni e rielaborazioni che costruiscono utilità o soluzioni.

La creatività si sviluppa grazie alle abilità cognitive cioè la capacità   di vedere i problemi in modo nuovo e di sfuggire alle costrizioni del pensiero convenzionale (abilità di sintesi).

In secondo luogo l’abilità analitica, cioè riconoscere quali idee vale la pena perseguire e quali no; e l’abilità pratica e contestuale, di sapere come persuadere gli altri del valore di un’idea.

Per poter permettere l’insorgere di idee creative in un determinato campo sono necessarie informazioni e conoscenze possedute insieme a stili di pensiero legislativo, ovvero un particolare stile di pensiero caratteristico delle persone che hanno una forte tendenza a decidere autonomamente in quali attività impegnarsi e in quale modo svolgerle non precostituite. Questo stile di pensiero favorisce la creatività e può essere penalizzato in certi ambienti scolastici o di lavoro, dove le persone che lo adottano sono viste come troppo lontane dagli schemi e poco inclini a sottomettersi alle regole dell’istituzione. Ovviamente occorre personalità e forte auto motivazione.

È fruttuoso compiere un allenamento costante per migliorare il nostro pensiero logico sviluppando la divergenza, cioè la capacità di vedere le situazioni e le cose con prospettive diverse.

Dobbiamo ritrovare gli atteggiamenti e l’attitudine spontanea di inventiva del bambino con esercizi, giochi, fantasie per superare i condizionamenti che da adulti abbiamo purtroppo maturato in quanto legati all’esigenza del produrre utilità per noi stessi o per altri in base a schemi rigidi della società consumistica governata dal tardo-capitalismo e dalle regole del mercato.

Le nostre logica e razionalità hanno provocato blocchi psicologici riducendo la nostra capacità alla multidimensionalità e multisensorialità e invece dobbiamo riproporci il nostro riferimento al mondo dell’infanzia in quanto decisivo, poiché esalta l’aspetto ludico della creazione: creare è un gioco, si crea veramente soltanto giocando, occorre non dimenticare che il gioco è qualcosa di molto serio.

Dobbiamo allenarci a superare anche il condizionamento della comunicazione, infatti la lingua è un veicolo indispensabile del pensiero e può trasformarsi come una diga a una fruttuosa relazione interpersonale, come un vero spontaneo mezzo di comunicazione. Ciascuno di noi ha sviluppato una abilità nell’usare le parole per mettere tra sé e gli altri una costruzione verbale più o meno raffinata conservando la distanza che crediamo imposta dalle regole della buona educazione.

Lo psicologo americano H. Paul Torrance (1915-2003), che ha creato il Programma didattico di incubazione e dei test per la creatività, ha definito 4 criteri che definiscono il profilo creativo:

  1. La fluidità cioè la capacità del numero di risposte che riusciamo a dare ad un quesito;
  2. La flessibilità di flessibilità, ovvero la valutazione di quante risposte significativamente diverse tra loro un soggetto riesce a produrre, ovvero l’elasticità mentale, per classificare e coordinare il numero di categorie delle idee prodotte. L’utilizzo del pensiero creativo avrebbe la capacità di contrastare l’inflessibilità del pensiero tipico dell’età adulta che si basa sull’impiego di procedure e la riproposta di schemi di pensiero e di comportamento;
  3. L’originalità che è in relazione con il contesto nel quale l’idea è prodotta, mentre l’originalità si misura in termina di infrequenza e/o unicità delle risposte, nel loro insieme fluidità e originalità sono gli indici più usati di pensiero divergente;
  4. L’elaborazione valuta il grado di precisione, la ricchezza dei dettagli, della descrizione delle idee prodotte.

Regola base: coniugare divergenza e convergenza

Saper compiere uno sforzo costante per migliorare la logica preoccupandoci, in contemporanea, di sviluppare la divergenza. C’è dunque un dialogo continuo della divergenza con la convergenza che si può realizzare grazie a un impegno costante nel mettere in discussione le apparenti certezze della razionalità con l’intuito e la fantasia creativa.

Prima fase: decondizionare

Perché decondizionare? Perché si è constatato che nel processo di invenzione e di scoperta non era coinvolta la sola ragione del ricercatore, ma la totalità del suo essere, della sua affettività, del suo vissuto allo stesso tempo corporale e mentale.

Seconda fase: apprendere a combinare

Nulla si crea dal niente. Dobbiamo sviluppare la capacità di raggruppare in combinazioni originali, e a volte pertinenti, gli elementi preesistenti. È auspicabile a stimolare la capacità di dissociazione e l’attitudine a combinare cercando anche altri ambiti distanti per modularli in vantaggiosi, innovative e originali soluzioni.

Terza fase: riapprendere a fantasticare

Tutti i bambini hanno un’attitudine enorme a fantasticare e ben pochi adulti la conservano. Ma, la pratica delle infra-logiche non può accontentarsi di mettere in atto i meccanismi coscienti che sono utilizzati nel processo di ragionamenti logici formali. Le tecniche da praticare sarebbero quelle dell’identificazione al problema (tecnica dell’analogia personale) del sogno a occhi aperti e, infine, l’analogia fantastica da praticare da soli o in gruppo.

Quarta fase: concentrazione, serendipità

Il ruolo della concentrazione in alcune fasi della ricerca è stato riconosciuto da molti inventori: hanno utilizzato mezzi particolari per facilitare questa concentrazione, da tecniche di relax allo Yoga. La serendipità è la capacità di scoprire casualmente e in modo imprevisto una soluzione a un problema o una idea originale mentre se ne stava cercando un’altra. Il termine (serendipity) fu coniato nel 1800 dallo scrittore inglese Orazio Walpole da Serendip, antico nome dello Sri Lanka.

Pino Gadaleta

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