Separazione, basta metodi draconiani. L’avvocato scelga la tutela delle persone e l’interesse di tutti

L’avvocato familiarista ha una missione, che è quella di imbastire un vero e proprio progetto che contempli tutti gli interessi di tutta la famiglia

Separazione avvocato missione famiglia. L’attenzione all’individuo, imposta all’avvocato dal diritto di famiglia, allarga l’orizzonte della tutela. Come cambia il mestiere del difensore.

Separazione avvocato missione famiglia

Barbara De Lorenzis

Non sono tempi facili per i rapporti sociali e per la famiglia. In questo periodo che ha chiuso (si spera definitivamente) la drammatica condizione di emergenza sanitaria, molti genitori conviventi non solo si sono ritrovati a vivere forzatamente una convivenza talvolta problematica e non voluta, ma hanno trovato il modo di ostacolare il rapporto con l’altro coniuge, facendolo rinunciare alle visite, nei periodi prestabiliti in sede di udienza, dalle autorità competenti. Per alcuni di essi questa condizione è divenuta la fine di un rapporto già logoro e da tempo compromesso, con tutte le difficoltà logistiche connesse alle notevoli difficoltà di spostamento.

Per un nucleo famigliare che si disgrega, ci sono i suoi membri che tendono a prendere le più disparate direzioni come fossero schegge impazzite, a seguito di una improvvisa deflagrazione dove nulla potrà essere più come prima. Questi sono molto spesso gli effetti di una separazione tra i coniugi, dove a fronte di una dura presa di posizione del marito e moglie che si lasciano, vi sono i figli, che risentono immediatamente di questo improvviso squarcio nella loro vita. Spesso gli ex coniugi non hanno la forza e nemmeno il coraggio di affrontare la nuova situazione pensando a cosa sia meglio per loro.

Questi ostacoli però sono da considerarsi pretestuosi.

Separazione avvocato missione famiglia. Gli ostacoli famigliari

Spesso perdono il controllo, anche perché da un lato non assimilano la nuova realtà allo stesso modo e con gli stessi tempi dell’altro, talvolta anche perché maturano la paura di perdere il controllo sui figli e peggio ancora il loro affetto. Ciò si verifica, talvolta, a causa di una cattiva gestione della questione legale “anche” da parte dell’avvocato a cui i coniugi si sono affidati, che nello svolgimento del suo ruolo non abbia saputo cogliere gli effetti deflagrativi di una rottura su uno dei coniugi, o su entrambi, non abbia colto i segnali di una crisi psicologica profonda e abbia invece perso quel lasso di tempo prezioso per mettere in campo tutti quegli strumenti indispensabili a veicolare adeguatamente una crisi famigliare e così sperare di evitare una possibile tragedia, prima fra tutti la proposta di mediazione famigliare.

Proprio su questa difficilissima problematica è intervenuta una recentissima pronuncia della Corte di Cassazione che, con sentenza n. 9143/2020, nell’ottica di favorire il recupero del rapporto tra i figli e il genitore allontanato, hanno disposto il collocamento del figlio con il padre presso una comunità, per consentire al minore di evitare il condizionamento psicologico della madre e per offrire al padre l’opportunità di superare problematiche che necessitano di un intervento psicoterapico.

Le agghiaccianti notizie di cronaca delle ultime settimane, fra cui quella del padre che, in procinto di separarsi dalla moglie, decide di uccidere i due figli gemelli dodicenni nel sonno per poi togliersi la vita, per arrecare il massimo danno possibile alla moglie, mi hanno indotto a riflettere profondamente sul ruolo e l’importanza del ruolo dell’avvocato che si occupa di diritto di famiglia e sui cambiamenti che dobbiamo attuare nell’esecuzione del nostro mandato.

Nella gestione della crisi della famiglia, gli avvocati hanno tutti gli strumenti per analizzare a fondo la posizione delle parti e cercare di reperire una intesa. Ma perché ciò avvenga, dobbiamo dirlo, occorre anche in questo campo competenza, fiducia in questa direzione e un abbandono della tradizionale impostazione avversariale e della logica del conflitto come profitto.

Cambiare attitudine. L’etica dell’avvocato familiarista

È in altri termini indispensabile un cambiamento di attitudine e la formazione di un’etica dell’avvocato di diritto di famiglia.

Il legale ha il compito fondamentale di accompagnare le parti al raggiungimento di un accordo rispettoso in ogni sua parte dei principi di legge e deve porre l’assistito in grado di comprendere il perimetro dei propri diritti e obblighi.

Da sempre, nel sentire comune, il migliore avvocato è lo specialista in vittorie processuali, quello che incanta il giudice, litigioso e aggressivo è sempre stato ritenuto dal cliente il più competente, quello che maggiormente avrebbe potuto tutelare gli interessi del suo assistito, quello che vince sempre e comunque a costo di adoperare qualsiasi mezzo.

Ma allora è questo il progetto dell’avvocato che rappresenta uno dei coniugi in una separazione o in un divorzio: sconfiggere l’altro, “punirlo” attraverso l’avvocato?

La famiglia nella separazione

La famiglia oggi è intesa come “luogo positivo, fondamentale per gli affetti che lì si sviluppano, per l’intensità delle relazioni presenti, per i legami profondi e per la sua funzione di protezione reciproca”. Pertanto, anche se il vincolo matrimoniale o di convivenza viene meno, le parti restano e resteranno pur sempre genitori, e dovranno inevitabilmente prendere delle decisioni nell’interesse della famiglia intera e, soprattutto, tutelare il benessere dei figli, la loro serenità, la funzione di protezione.

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, proprio nell’ottica della massima tutela degli interessi dei minori, è stata chiamata a stendere delle linee guida per una giustizia a misura di minore e a riconoscere che il contenzioso riconducibile al diritto di famiglia presenta aspetti peculiari rispetto al contenzioso ordinario e, di conseguenza, il ruolo che l’avvocato diviene di rilevanza pubblica, dovendo tutelare gli interessi non solo del proprio assistito ma anche dei minori coinvolti, delle relazioni, della intera famiglia.

La Convenzione sui diritti del fanciullo

In linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, è stato riconosciuto che ai minori debba essere garantita l’opportunità di essere ascoltati in tutte le procedure giudiziarie e amministrative che li riguardano e di accedere ai meccanismi di ricorso competenti, indipendenti e imparziali quando i loro diritti sono stati violati.
Inoltre gli stati parte della Convenzione riconoscono il diritto di ogni minore, in conflitto con la legge, di essere trattato nel rispetto della propria dignità e prendendo in considerazione l’età del minore e l’obiettivo della reintegrazioni sociale.

Il superiore interesse del minore deve assumere una rilevanza primaria in tutte le azioni riguardanti i minori, poste in essere da istituzioni pubbliche o private competenti in materia sociale, tribunali, autorità amministrativa etc.
In particolare, all’art. 36 è stato stabilito che “L’interesse superiore dei minori dovrebbe essere tra i primi aspetti da considerare in tutti i casi in cui sono coinvolti. La valutazione della situazione specifica deve essere svolta con accuratezza”.

Separazione avvocato missione famiglia. Basta metodi draconiani

Questa “nuova connotazione” impone all’avvocato che si occupa di diritto di famiglia di abbandonare i metodi di draconiana memoria per occuparsi del suo ruolo con una rinnovata responsabilità etica e sociale: “L’attenzione all’individuo, imposta all’avvocato dal diritto di famiglia, allarga l’orizzonte della tutela che si estende ai diritti fondamentali della persona i quali attengono alla dignità del vivere, come adulti e come bambini. La lite che caratterizza la separazione, una volta che viene portata nel processo, soprattutto nella prima fase in cui gli animi sono particolarmente infiammati, impedisce la reale comprensione dell’accaduto, il processo comprime quell’accaduto ed è necessario pertanto fare un lavoro preliminare che porti alla consapevolezza delle proprie azioni. Alla luce di questo, l’avvocato familiarista ha una missione, che è quella di imbastire un vero e proprio progetto che contempli tutti gli interessi di tutta la famiglia, non solo dei coniugi che sia aprioristicamente basato su un lungo ascolto e sulla capacità di essere lungimiranti che non può mancare e che sin dal primo appuntamento potranno costituire gli strumenti principali per uno specialista rispetto alla lite e, conseguentemente un terreno fertile nel quale cercare di mantenere positive le relazioni familiari, evitando che i bambini possano diventare “merce di scambio” o “vantaggio economico” o, nei casi più aberranti, vendetta.

Il difensore ha un connotato fortemente sociale che non può fare a meno di seguire, adeguarsi e comprendere la realtà che oggi è in continuo divenire. In quest’ottica e in questo cambiamento, l’avvocato deve essere all’altezza di dipanare i nodi e accompagnare le parti verso l’accordo.

Ciò non significa che non si debba passare mai attraverso il processo: a volte, come sopra detto è necessario l’intervento del giudice, purché si abbia sempre ben chiaro il progetto difensivo.

Barbara De Lorenzis

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