Il Ducato di Bari ai tempi di Ludovico il Moro. La Milano del Sud: cosa resta in città?

La Bari degli Sforza può anche definirsi un po’ la Milano del Sud. Oggi ancora sono visibili i resti della casata in città

Bari Milano del Sud. La dominazione di Ludovico il Moro fu influente e ancora oggi è possibile osservare cosa resta in città di quel periodo.

Bari Milano del Sud

Prima dell’avvento di Isabella di Aragona si sono succeduti nel Ducato di Bari ben 7 vicecomiti sforzeschi che hanno ben operato guadagnando la riconoscenza dei baresi verso gli Sforza.

Ludovico il Moro per quanto preso dalle sue mene espansionistiche, che si rivelarono per lui nefaste, si interessò del ducato di Bari con vari interventi.

Nella Historia (edita nel 1637) del gesuita Antonio Beatillo si racconta che nel periodo di Ludovico il Moro a Bari si insediano importanti e facoltose famiglie e tra queste quella dei De Carducci di Firenze. Questo significa che Bari era al centro degli interessi commerciali della borghesia quattrocentesca.

Ludovico assegnò diverse centinaia di scudi per interventi di manutenzione ai campanili del Duomo e della struttura della basilica di s. Nicola (visibile la “biscia viscontea” sulla terza arcata della Basilica di s. Nicola) e 30 once d’oro per la chiesa dei frati di s. Domenico (demolita e ricostruita nel ‘700).

Bari Milano del Sud. Gli eventi e gli interventi

È il caso di ricordare che nel 1456 si verificò un terremoto catastrofico in Irpinia (valutato oltre il 7° grado di magnitudo) che causò crolli anche nel lontano Salento, terremoto replicato nel 1466 con minore intensità.

Il Moro dona 2 once d’oro per gli abiti dei frati Zoccolanti (il curioso nome venne loro affibbiato nel 1386, quando alcuni frati umbri avevano ottenuto il permesso di calzare zoccoli di legno, per difendersi in qualche modo dai serpenti che infestavano la zona). Ludovico intervenne con somme di danaro per sostenere il Convento di s. Pietro e per la manutenzione annua dei moli, ottenendo per questo, grande riconoscenza dei baresi. Il Moro appoggiò presso il papa Innocenzo VIII la richiesta dei cittadini per costruire un monastero di suore clarisse presso la chiesa di s. Maria degli Alemanni dell’ordine dei cavalieri Teutonici. Durante il periodo sforzesco fu fiorente anche il convento di santa Scolastica retto per 25 anni dalla badessa Adriana Gironda.

Il Polittico più rinomato del pittore veneziano in Puglia è la Madonna in trono custodito a Rutigliano presso la Collegiata di santa Maria della Colonna (1474). Molte opere della bottega del Vivarini sono, tuttavia, presenti in molti Comuni della città metropolitana barese, una pala è ospitata presso la Basilica di s. Nicola, sull’altare una volta dedicata a s. Sebastiano, e altre opere fruibili sono custodite presso la Pinacoteca di Bari.

Ma torniamo al ducato di Bari degli Sforza

Il 3 settembre 1494, Carlo VIII re di Francia, incoraggiato da Ludovico il Moro, invase l’Italia con 30.000 soldati, 5.000 Lanzichenecchi, e dotato con una moderna artiglieria pesante per rivendicare il regno di Napoli.

Il 22 febbraio 1495 Carlo VIII occupò Napoli costringendo Ferrandino, re di Napoli alla fuga. I napoletani insorsero vigorosamente e ben presto in Italia si formò la Lega di Venezia per ricacciare Carlo VIII. Alla Lega aderì lo stesso Sforza ricredutosi sulla iniziativa del re invasore angioino.

La Lega ingaggiò Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova, per raccogliere un esercito ed espellere i francesi dalla penisola. A Fornovo in una battaglia dagli esiti incerti, il 6 luglio del 1495 Carlo VIII decideva di rivalicare le Alpi.

In Puglia ovviamente vi erano alleati di Carlo VIII, e Ludovico il Moro corse ai ripari inviando come vicecomiti Paduano Marcedonio giunto a Bari nel marzo del 1495 e i cittadini furono più allegri e contenti che non i patri sancti quando foro tracti da limbo de nostro Signore e i baresi furono ben lieti di prestare debita obiedencia a Ludovico il Moro. Il castello di Bari era in mano francesi grazie a un castellano, tale Bernardino Poderico, che lo riconsegnò al vice duca sforzesco solo sotto la minaccia di decapitazione di un suo congiunto. Il castello fu affidato a Francesco Zaccaria da Cremona il 25 marzo del 1495. Ci sono pervenute le disposizioni a cui era soggetto la vita del castello, che confermano il ruolo di controllo militare di queste fortificazioni. Il castellano aveva l’obbligo di risiedere costantemente per un anno provvedendosi di opportuno vettovagliamento costituito da :3 moggia di frumento, 4 stara di farina, 4 di legumi, uno di sale, 6 brente di vino, una di aceto, un peso di olio, uno di carne salata, uno di formaggio, 2 libbre di candele, un carro di legna, un paio di calze e due di scarpe per ogni compagno. Il contingente era costituito per metà da balestrieri e per metà da pavesari (fanti con lancia) e arruolati almeno da 20 miglia da Bari e senza parenti in loco.

Bari Milano del Sud. I divieti e i permessi

Era vietato il gioco, non si poteva tenere né taverna, beccheria e lanificio; era permesso il commercio senza dazio ai fedeli del castellano di pane, vino e carne; i soldati potevano usufruire della libera uscita solo 4 per volta, senza armi, e dovevano rientrare entro la mezzanotte. Le licenze mensili erano distribuite per una al mese e pari a 30 giorni. L ‘ingresso al castello era custodito da una postazione costituita tra i 6 e 8 fanti. Insomma il castello decisamente ha una funzione militare del controllo del territorio.

Le residue forze filo francesi guidate da un tale Francescotto Mozza, dopo aver depredato Palo di 1500 pecore, l’11 novembre del 1496 rivolse le sue attenzioni su Bari, depredando i vicini casali. Paduano Macedonio con 400 fanti e 50 cavalieri si recò a Palo per ricondurre la cittadina al dominio degli Sforza. I cittadini di Palo ne furono così riconoscenti che effigiarono la biscia viscontea sui loro berretti.

Paduano raggiunto da altri aiuti militari, guidati dal Regio uditore (aragonese), passò ad assediare Toritto sconfiggendo i filofrancesi e recuperando anche importanti pezzi di artiglieria che furono trasferiti a Palo. Paduano, poi passò a riconquistare Grumo, Binetto.

Sforza a Bari e Acquaviva a Conversano

Nello stesso periodo a Conversano governava il conte Antonio Giulio Acquaviva che nel 1481 aiutò il re di Napoli, Fernando I, a liberare Otranto dagli ottomani. Le sue spoglie, prive del capo mozzato dai musulmani, sono custodite in un sepolcro nella chiesa di Conversano nella chiesa di santa Maria dell’Isola.

Intanto Ludovico il Moro nominò usufruttuario del ducato il suo secondogenito, Sforza Sforza, ancora fanciullo, e inviò a Bari come governatore il marchese Giacomo Pallavicini de Scipione con precise disposizioni amministrative tra le quali la cura dell’allevamento dei cavali. Apprendiamo che furono recuperati 10.000 ducati estorti agli ebrei, e fu esentato dalle tasse un medico e astrologo, ebreo, di nome David Calominos, definito cittadino virtuosissimo, amico in passato di Sforza Maria e di Gaspare Visconti. La presenza degli ebrei in città era cospicua, rispettata e tutelata.

Intanto le sorti politiche di Ludovico il Moro, per le sue giravolte politiche, volgevano al peggio e prima di rifugiarsi dall’Imperatore Massimiliano, in Germania, fu costretto, per pacificarsi con il regno napoletano, di cedere a Isabella di Aragona gli Stati di Puglia e Calabria, con l’obbligo alla duchessa di recarsi immediatamente a Bari.

La rinuncia al Ducato

Il 31 agosto 1499 il Moro inviava a Federico di Aragona, re napoletano, una comunicazione in cui rinunciava al ducato di Bari e dei feudi calabresi in favore di Isabella.

E da qui inizia un’altra storia del Ducato di Bari che si esaurirà con la morte della figlia Bona Sforza avvenuta per febbre, nel castello di Bari nella notte del 11 novembre 1557. Fuori imperversava una tempesta e pioveva a dirotto.

Debitore alle guide turistiche, la conoscenza delle botteghe d’arte operanti a Bari nel periodo sforzesco. Ringrazio le guide Maria Antonietta Catamo, esperta e qualificata restauratrice, e Lia Lasalandra che mi hanno edotto sull’opera della bottega veneziana del Vivarini (gotico fiorito-pre-Rinascimento). In questo periodo di crisi le guide turistiche della Federagit-Confesercenti barese sono impegnate a studiare percorsi turistici di prossimità e in particolare le opere esposte in Pinacoteca di Bari, un notevole patrimonio artistico e di fatto poco valorizzato dagli Enti locali.

Pino Gadaleta

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