Il Castello di Bari: da caserma con prigione a dignitosa residenza ducale. La storia degli Sforza e degli Aragona

Un excursus sulla storia delle dominazioni nella città di Bari, tra gli Sforza e gli Aragona. Alla scoperta di alcune curiosità

Storia dominazioni di Bari. Ripercorriamo il periodo storico tra il XV e il XVI secolo: gli Sforza e gli Aragona e il Castello.

Storia dominazioni di Bari. Le politiche matrimoniali

Nei secoli XV e XVI l’Italia, per quanto divisa tra tanti piccoli Stati, non registrava una dicotomia sociale ed economica come quella del post unitarismo italiano, oggi nota come questione meridionale. Tra il ducato Sforzesco e il Regno di Napoli, infatti, vi era una sostanziale cooperazione con collaudate alleanze diplomatiche e militari e sugellate da politiche matrimoniali tra le rispettive dinastie.

In questa cornice di collaborazione tra il re di Napoli, Ferrante, e il duca di Milano, Francesco Sforza, si sviluppano le vicende sul ducato di Bari, a partire dal 1464 sino alla morte di Bona Sforza avvenuta a Bari nel 1524.

La pace di Lodi del 9 aprile 1454 pose fine alla quarantennale guerra tra Veneziani e Milanesi ponendo le basi per un lungo periodo di stabilità tra gli Stati italiani, prodromo del Rinascimento.

Francesco Sforza (1401-1466) duca di Milano, aveva avuto il sostegno del re di Napoli Ferrante (1442-1458) nella guerra contro Venezia, e tra le due famiglie nel 1457 furono concordate promesse di matrimonio tra Ippolita Sforza ed Alfonso di Aragona e tra Eleonora di Aragona con Sforza Maria Sforza (non andati poi a buon fine).

Francesco Sforza restituì, a sua volta, l’appoggio ricevuto da Ferrante durante la guerra con Venezia, e aiutò il re di Napoli a sconfiggere gli Angioini di Renato d’Angiò e i suoi alleati baroni guidati dal principe e duca di Bari, Antonio del Balzo Orsini che rivendicavano il regno di Napoli. Nella battaglia decisiva avvenuta il 18 agosto 1462 a Troia, tra Angioini e Aragonesi, re Ferrante ebbe la meglio grazie all’aiuto determinante di Alessandro Sforza, fratello di Francesco Sforza, senza dimenticare l’aiuto militare di Giorgio Castriota Scanderbeg, celebrato eroe albanese.

Storia dominazioni di Bari. La morte del principe di Taranto e duca di Bari

Il 14 novembre 1463 moriva il principe di Taranto e duca di Bari Antonio Del Balzo Orsini; i baresi festeggiarono la sua morte ruinando il fortino di sant’Antonio sul molo eretto e sistemato dallo stesso Orsini. Il Fortino fu poi ricostruito da Isabella di Aragona.

Morto l’Osini, il ducato di Bari tornava in mano demaniale per mancanza di eredi. Il 29 agosto 1464 re Ferrante (che nel frattempo aveva cambiato nome facendosi chiamare re Ferdinando I), donava agli Sforza, per i servigi ricevuti, il ducato di Bari, con le città di Modugno e Palo del Colle. Questo è documentato dal regio privilegio del 9 settembre 1464 che rendeva ufficiale la cessione del ducato di Bari, con Modugno e Palo del Colle, a Sforza Maria Sforza, designato sposo di Eleonora di Aragona. Alla fine dei conti il ducato di Bari garantiva agli Sforza 12.000 ducati l’anno. Una discreta cifra per i tempi. La capacità produttiva del ducato consisteva in 10.000 ulivi che producevano 122 salme di olio con pari valore in once d’oro, 118 tomoli di frumento e 15 di orzo, mentre Palo del Colle solo dall’entrate della produzione dell’olio garantiva 1200 ducati. Modugno, invece definita terra fertile e grassa non registrava particolari introiti.

Destinato ad amministrare il ducato di Bari fu designato in qualità di vicecomiti Azzo Visconti che recatosi a Bari prese possesso del Castello. È giunto fino a noi un accurato inventario dei beni castellari. Il castello fu successivamente affidato a due castellani, i fratelli Federico e Cristofaro Favagrossa di Cremona. Sappiamo che la paga del castellano era tra i 70 e i 120 ducati. I soldati che custodivano il castello di Bari erano compresi tra 16 a 30 unità con una paga mensile di 15 carlini (un ducato e mezzo) e ricevevano un barile di vino e un tomolo di frumento.

Storia dominazioni di Bari. L’inventario del Castello del 1465

Cosa ci racconta l’inventario minuzioso del castello di Bari, redatto nell’ottobre del 1465? L’inventario informa che vi erano 50 balestre di legno e 17 di acciaio, più una ricca dotazione di materiali per costruirne altre. Risultano inventariate 26 corazze con il relativo corredo di schinieri, guanti di maglia, celate, spade, lance, cerbottane e spingarde. Censite anche 28 bombardelle con due casse si polvere da sparo e una di salnitro. Non mancava il vettovagliamento: grano, 6 botti piene di sale, 86 botti di vino, aceto e olio. Sono menzionate coperte, arredi in legno e in ferro compreso un vestito per il prete per dire messa. Vi erano due scrigni serrati di cui uno custodiva scritti, 25 sono ferri per i prigionieri. L’inventario è tanto preciso e accurato da registrare anche la quantità di chiodi. Questi sono i beni consegnati ai Favagrossa, mentre per il castello di Palo del Colle era in così pessime condizioni strutturali che pioveva dai tetti e molte scale erano ruinate.

Si deduce, quindi, che il castello di Bari, all’epoca limitato solo alla cinta muraria interna, svolgeva principalmente il ruolo di caserma con prigione e scarse comodità. Fungeva da deposito di armi e magazzino di viveri, dotato di una cucina con poche stoviglie; i mobili erano pochi e ridotti all’essenziale, tanto che i materassi erano solo 2 e in cattive condizioni. Insomma non era affatto una residenza signorile, e che il vice duca Azzo Visconti e suoi ospiti soggiornavano in case cittadine più comode e adeguate al loro rango.

L’unico miglioramento apportato dagli Sforza al castello di cui si ha notizia, è l’elevazione di una torre (1488), oggi nota come Torre viscontea, situata a sud-ovest del castello in prossimità dell’entrata odierna del castello. In una lettera del 1466 Azzo Visconti per riprodurre le iconografie degli Sforza richiede a Milano la spedizione di un modello. Sarà Isabella di Aragona a trasformare il castello normanno-svevo di Bari in una dignitosa residenza ducale dotandola una nuova e più robusta cinta muraria esterna, la stessa che oggi ammiriamo.

Storia dominazioni di Bari. I privilegi di Sforza Maria Sforza

Sforza Maria Sforza stabilisce nel 1466 alcuni privilegi per la città di Bari, tra i quali che i Giudei non potessero erogare prestiti per il valore massimo di 7 tarì e mezzo l’anno, che i mercanti Baresi, Milanesi, Ragusei e Genovesi avessero lo stesso trattamento di quello riservato ai Veneziani, che fosse vietata l’importazione di vini forestieri a Bari e veniva concessa la franchigia per i mercanti che partecipano alle fiere per due giorni prima dell’inizio e dopo la chiusura.

I rapporti tra Azzo Visconti, e più in generale degli Sforza con i sudditi del ducato barese sono stati sempre molto buoni, e questo è dimostrato da un episodio che raccontiamo. A un commerciante di Verona due poco raccomandabili personaggi, messere Morello da Rieti ed Ettore Caracciolo da Napoli, vengono rubati 300 ducati. Azzo Visconti convoca i due ladri a casa sua (conferma che il viceduca non risiedeva nel castello) per interrogarli sul fatto, ma viene aggredito da costoro e quasi ucciso. Il popolo barese avvertito della situazione, corre in armi in difesa di Azzo Visconti, e catturati i due ladri sono portati al castello, sommariamente processati e decapitati.

Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sfroza

Dopo intanto il fallimento del promesso matrimonio tra Sforza Maria con Eleonora di Aragona, viene organizzato nel 1472 quello degli ancora fanciulli Giangaleazzo Sforza con Isabella d’Aragona, la futura duchessa di Bari.

L’esilio di Sforza Maria Sforza e l’arrivo di Ludovico il Moro

Il 7 di giugno 1477, dopo la fallita congiura di Milano tra Bona Savoia e il suo segretario Cicco Simonetta (autore, tra l’altro, di un trattato sulla burocrazia e delle “Regole per la decrittazione di documenti cifrati senza possedere la chiave”), diviene duca di Milano Ludovico il Moro.

A Bari viene spedito per un breve esilio Maria Sforza Maria che avviò, o incrementò, l’allevamento di cavalli portando da Milano esemplari di vigorosi stalloni. Allevamento ospitato a Palo del Colle che divenne cospicuo; successivamente fu consolidato da Isabella di Aragona. L’allevamento, di cui abbiamo l’inventario, conferma la presenza di 140 giumente pregne, e che 40 parti che diedero alla luce 18 puledri maschi e 12 giumente. L’allevamento doveva essere molto consistente e i cavalli di ottima razza, tanto che 23 cavalli furono donati al re di Napoli Alfonso di Aragona.

Una epistola dell’11 dicembre 1477 indirizzata a Milano di Maria Sforza Maria ci informa che a Bari vi era una fortissima carestia e che nel regno era in corso una pandemia di peste.

Il 14 agosto del 1479, con la morte di Maria Sforza Maria il ducato di Bari passa nelle mani di Ludovico il Moro che lo manterrà sino al 1500, per poi concederlo, nel 1501, ad Isabella di Aragona che lo mantenne sino alla sua morte avvenuta per idropisia, nell’11 febbraio 1524. Una concessione che però aveva vizi di forma dovuta al fatto che Ludovico il Moro successivamente aveva revocato la donazione ad Isabella, revoca risultata tra l’altro di difficile reperibilità, tanto che fu oggetto di accese contestazioni da parte della corona spagnola che rivendicava il possesso del ducato barese.

Isabella di Aragona e Ludovico il Moro furono in perenne conflitto tra loro, il Guicciardini a riguardo scrive:

“Quando Isabella figliuola d’Alfonso andò a congiungersi col marito (Gian Galeazzo), Lodovico come la vide, innamorato di lei, desiderò di ottenerla per moglie dal padre; e a questo effetto operò, così allora fu creduto per tutta Italia, con incantamenti e con malie, che Giovan Galeazzo fu per molti mesi impotente alla consumazione del matrimonio”.

Nel 1472 ad Azzo Visconti succede il figlio Gaspare.

(continua)

Pino Gadaleta

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