Fase due: la paura di tornare alla quotidianità è la Sindrome della capanna (o del prigioniero)

La difficoltà a tornare alla vita quotidiana dopo un periodo di isolamento è una sindrome dovuta allo stress da adattamento e alla paura di tornare alle relazioni sociali

Sindrome capanna post Covid19. Il ritorno alla quotidianità e alle relazioni sociali per alcune persone rappresenta uno stress da adattamento. Ecco cos’è la Sindrome della capanna nella spiegazione del nostro esperto Marco Migliozzi.

Sindrome capanna post Covid19

La FASE 2 ha gradualmente allentato le misure del lockdown con l’obiettivo di tornare a vivere la nostra quotidianità attraverso una nuova forma di convivenza con il virus Covid-19.

Uscire nuovamente, ritornare a svolgere le nostre attività, incontrare parenti e amici, può considerarsi, per la maggior parte di noi, come una piacevole novità.

Chi di noi non vede l’ora di riprendere contatto con il mondo reale, con la luce del sole, con i suoni, profumi e colori della città, con la natura in tutte le sue sfaccettature? Eppure, all’atto pratico, sono centinaia le persone che si sentono pervadere da una sensazione di angoscia, paura, insicurezza, tristezza e ansia, alla sola idea di varcare la soglia di casa.

Questa dimensione emotiva in psicologia è definita “Sindrome della Capanna” (o del Prigioniero) e si tratta di un particolare fenomeno che può manifestarsi in seguito a lunghi periodi di distacco dalla realtà.

Un malessere che sta interessando un gran numero di persone in questo specifico momento di ripresa dopo il lungo isolamento (secondo la Società Italiana di Psichiatria sono circa un milione di italiani).

Sindrome capanna post Covid19. Ma cos’è questa sindrome e come si manifesta?

La letteratura colloca questa sindrome agli inizi del 1900, epoca della corsa all’oro negli Stati Uniti, durante la quale i cercatori erano costretti a passare mesi interi all’interno di luoghi angusti. Dovendo concentrare la loro attività in determinati periodi dell’anno, vivevano uno stato di isolamento seguito da sentimenti di paura, rifiuto di tornare alla civiltà, sfiducia nei confronti del prossimo, stress e ansia.

Un quadro sintomatologico comune lo si ritrova anche nei guardiani dei fari, prima dell’automatizzazione, che ben si adatta alla situazione di quarantena appena vissuta da tutti noi.

I sintomi più comuni sono:

  • episodi di irritabilità
  • tristezza, paura, angoscia, frustrazione
  • stato di letargia, stanchezza, difficoltà ad alzarsi al mattino, malessere fisico, necessità di riposare spesso
  • difficoltà di concentrazione, scarsa memoria.

È doveroso sottolineare che non si tratta di un vero e proprio disturbo mentale, ma si associa a una condizione psicologica particolare strettamente correlata al periodo di solitudine e distacco sociale.

Sindrome capanna post Covid19. Quali sono oggi le cause?

Bisogna considerare che il Covid-19 non è scomparso del tutto e il rischio di contagio è ancora presente. Dunque per evitare di contrarre il virus, la propria abitazione rappresenta certamente il luogo più sicuro. Di conseguenza, se la routine acquisita in questi mesi è stata particolarmente confortevole, dover ricominciare in una “nuova” condizione ricca di incertezze diviene complesso.

Molteplici paure riguardano infatti la possibilità di contrarre il virus: il timore che le persone care possano ammalarsi fino ad arrivare a percepire angoscia per il futuro.

Un altro motivo di ansia si collega al fatto che le abitudini sono nettamente cambiate lasciando il posto a una serie di limitazioni comportamentali come utilizzare le mascherine e fare attenzione alla distanza di sicurezza. Bisognerà aspettare ancora un po’ per potersi riabbracciare senza timore.

Quali sono le strategie per superare la Sindrome della Capanna?

La Sindrome della Capanna o del Prigioniero tendenzialmente dovrebbe sparire o diminuire nel tempo con il normalizzarsi della situazione esterna o con l’adattamento a una nuova condizione, tipico del genere umano, ma è possibile mettere in atto delle strategie per affrontarla.

  • Accogliere le emozioni: si tratta di una normale fase emotiva successiva a un lungo periodo di isolamento
  • Prendersi cura di sé: piccoli gesti quotidiani per soddisfare i propri bisogni
  • Stabilire obiettivi: gestire il tempo senza dare spazio all’insorgere di pensieri e preoccupazioni eccessive
  • Organizzare una routine giornaliera: lavoro, gestione della casa, tempo libero, esercizio fisico
  • Sapersi ascoltare: se lo stato di paura diviene ingestibile e impossibile da controllare è importante esserne consapevoli. A causa di questo periodo complesso, i sintomi della Sindrome della Capanna potrebbero sottendere disagi pregressi ed è consigliabile cercare l’aiuto di un professionista
  • Riuscire a trasformare in positivo quanto accaduto: una circostanza senza precedenti durante la quale l’ancestrale capacità di adattamento dell’uomo è stata elemento fondamentale, in quanto ha determinato la possibilità di riflettere sul valore dell’essenziale, dando rilievo all’importanza degli affetti e degli elementi vitali, ridimensionando l’utilizzo del superfluo.

Nei casi più importanti l’intervento della psicoterapia è pressoché fondamentale. Alcune persone si trovano infatti in gravi condizioni di fragilità e vulnerabilità. In situazioni più contenute, invece, la gradualità del ritorno alla vita normale e alla routine è fondamentale. Un passo alla volta, rispettando i propri ritmi e necessità, senza chiedere troppo a se stessi, ma con la ferma intenzione di ritornare a riprendere pieno possesso di questa nuova, particolare condizione, con ottimismo e fiducia nel futuro.

Marco Magliozzi

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