Il post pandemia: cosa cambierà? La politica sarà in grado di risollevare le sorti del paese?

Un excursus storico-politico che ricorda cosa è accaduto nei tempi, dal Medioevo alla Rivoluzione francese. Il ritorno a Liberté, égalité, fraternité. La view dello storico Pino Gadaleta

Post pandemia cosa accadrà. La politica sarà in grado di gestire l’Italia e farla ripartire? L’opinione del nostro storico.

Post pandemia cosa accadrà

“La Politica è morta dalla fine del XX secolo”. Lo storico Pino Gadaleta analizza i nostri giorni – e in particolare il post pandemia da Covid-19 – tracciando un parallelismo con quanto accaduto nella storia.

Lei crede che cambierà in Italia la Politica dopo la pandemia?

È stata sostituita dal leaderismo che ha svuotato le strutture intermedie, le sezioni, le associazioni e i sindacati che si frapponevano tra la politica a livello statale e gli individui. Inoltre la frammentazione del corpo sociale, l’affermarsi del cittadino consumatore, la precarietà, la Fabbrica della Paura hanno provocato il declino del concetto di rappresentanza politica dei vecchi Partiti sostituendola con il culto del leader, il sostituto postmoderno dei tradizionali partiti politici. Questo grazie al neoliberalismo che ha prodotto un profondo cambiamento nelle esistenze dei cittadini e nel loro rapporto con la politica. Purtroppo ha coinvolto anche la Sinistra storica.

Non vi sono più speranze per cambiare la situazione politica?

Ho ascoltato l’ultima conferenza stampa del presidente Conte. Una conferma che la nostra Politica è ancora fondata sulla maggioranza del “vedremo”, “faremo” e l’opposizione che denuncia con i soliti “chiediamo”, “vogliamo”. Il nostro è un sistema ingessato. Da aggiungere che siamo più penalizzati rispetto ad altre democrazie occidentali per la scarsa efficienza della Pubblica amministrazione, per un debito che ormai è una cambiale sempre più pesante per le generazioni future, poi per un personale politico italiano dequalificato, frutto più di cooptazione che di merito e competenza. I Partiti politici sono comitati elettorali e organizzazione di spartizione, i loro leaders parlano con slogans.

Il presidente Conte sulla burocrazia ha dichiarato il 23 maggio che “sarà la madre di tutte le riforme, con cui getteremo le basi per dare all’Italia lo shock economico di cui ha estremamente bisogno”.

Per il momento sono solo annunci e secondo me, tali resteranno. Forse si riuscirà a snellire qualche procedura, ma tutto resterà invariato. La Politica italiana è succube ai poteri del sistema finanziario ed è prigioniera della burocrazia. Negli Usa, per esempio, una azienda che chiede un prestito di aiuto allo stato impiega dieci minuti per riempire un modulo e poi le banche procedono all’accoglimento nel giro di pochi giorni. Paragoni questo all’iter che un’azienda italiana a cui deve far ricorso.

La burocrazia dovrà essere resa più efficiente per forze di cose, non le pare?

La burocrazia in Italia è una fonte di consenso clientelare dei Partiti. Non può essere ridimensionata, dovrebbero tagliare centinaia di migliaia posti di lavoro. Basta dare una occhiata alle partecipate di molte Regioni, sono per lo più stipendifici che garantiscono il consolidamento di serbatoi elettorali.

Il presidente Conte ha annunciato la convocazione degli Stati generali dell’Economia, cosa le pare?

Gli Stati generali furono convocati per la prima volta da Filippo IV in Francia nel 1302, quello che liquidò i Templari per accaparrarsi le loro ricchezze, e nel corso dei tempi gli Stati generali furono convocati una ventina di volte dai sovrani con lo scopo di imporre solo tasse, gabelle e tributi ai sudditi. L’ultima, quella del 1789, fu nefasta per Luigi XVI finito ghigliottinato. La Rivoluzione francese fu dovuta anche dalla Bolla del Mississippi in America. La Compagnia del Mississippi era praticamente retta dalla Banca centrale di Francia dal suo direttore signor John Lown che speculò su azioni che alla fine si rivelarono carta straccia, e i parigini si ritrovarono impauriti frodati e immiseriti. Luigi XVI cercò di metterci una pezza, poi sappiamo come finì.

Un cattivo auspicio secondo lei?

Mi pare che sia già nell’ordine delle cose per come è stata accolta dal mondo politico.

Conte ha nominato una task de force, presieduta da Vittorio Colao, per risolvere le questioni economiche..

Vittorio Colao presenterà il suo compitino, saranno evidenziati problemi che ben conosciamo da tempo, digitilazzazione, burocrazia, disuguaglianze. Sarà ringraziato e garbatamente salutato. Poi Conte provvederà a riempire l’album delle figurine vuoto con nuovi stakeholders. I soliti noti. E procedere all’ennesimo confronto, così passa il tempo, e si continua nella politica dei sussidi, che sono improduttivi, o alle mance elettorali ad alcune categorie imprenditoriali.

La gente deve pur vivere..

La gente non ha bisogno solo dell’aspirina, ha bisogno di soluzioni durature, lavoro e sviluppo, rispetto dell’ambiente, un welfare dinamico e propulsivo. Intanto l’Inps registra i conti in rosso per 35miliardi di euro. La situazione è grave, si spera nei soldi della Ue che arriveranno con condizioni cogenti. Ma noi pensiamo alle taskes de forces spuntati come funghi, pensatoi autoreferenziali, e ai sussidi per l’acquisto dei monopattini.

Se la Politica è morta lei cosa propone?

Poiché abbiamo invocato la Storia, proporrei di ritornare al motto del 1789: Liberté, égalité, fraternité. All’ordine del giorno vi sono tre temi fondamentali, la globalizzazione insidiata dal sovranismo, l’aggravarsi delle disuguaglianze, e la burocrazia.

Si riferisce alla rivoluzione Francese, non le sembra superata?

Si domandi: esiste una libertà vera? Mi risulta che per la libertà di stampa nel mondo siamo scesi dal 40° al 70° posto nella graduatoria mondiale, l’editoria maggiore è in mano a grossi capitalisti. Per l’uguaglianza le cito uno studio dell’Oxfam che dichiara che il 5% più ricco della popolazione italiana ha un patrimonio pari a quello del 90% povero. Dal 2006 il valore del reddito medio delle famiglie è sceso più del 20%. I poveri sono aumentati a circa 6milioni di cittadini. Il 10% degli italiani possiede il 55% delle ricchezze del paese. Siamo al Medioevo. Lei sa come era distribuita la ricchezza nel Medioevo?

Dica, lei è lo storico.

Firenze 1427, il 10% della popolazione possiede il 60% delle ricchezze, a Lione nel 1545 il 10% della popolazione possiede il 53% delle ricchezze. Ora nel 2020, dopo 5 o 6 secoli, le disuguaglianze sono rimaste tali. Semplicemente vergognoso in una democrazia che si dice avanzata. Ora comprende meglio perché sostengo che la politica è morta. Spero che la pandemia faccia riflettere, è giunto il momento di svolte radicali in Politica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.