Cosa cambiò la Spagnola (che veniva dalla Cina)? La pandemia e l’Industria della paura

Modifiche, conseguenze e prospettive del post-pandemia globale. Quali cambiamenti politici e sociali dobbiamo aspettarci? La view del nostro storico Pino Gadaleta

Post pandemia cambiamenti politici e sociali. Cosa ci dobbiamo aspettare? Cosa accadde dopo la Spagnola del 1918 che portò oltre 10milioni di morti?

Post pandemia cambiamenti politici e sociali, la view di Gadaleta

Pino Gadaleta

La pandemia della Spagnola nel 1918 cambiò la situazione economica? “La Pandemia della Spagnola – spiega lo storico Pino Gadaleta – attribuita a un coronavirus RNA H1N1 si sviluppò in Cina. I morti superarono i 10milioni, anche se alcune stime ne indicano molti di più. In Italia si verificarono 400.000 decessi con 3 picchi. Il tasso di letalità della Spagnola fu compreso tra il 2 e il 3 %, mentre l’Ispi in Italia attesta all’1,14% il coefficiente di letalità del Covid 19. Un dato preoccupante. Alcuni studi ritengono che la Spagnola produsse una forte decrescita del Pil, intorno al 6%, e una riduzione dei consumi del 10%. Situazione che anche ora stiamo registrando”.

La Spagnola provocò cambiamenti politici?

Fu certamente concausa per determinare situazioni catastrofiche. Gli Stati europei e gli Usa attuarono una rigida politica nazionalista, di tipo sovranista, infatti le esportazioni furono nettamente ridimensionate e prevalse una politica di autarchia. Un esempio è il blocco di esportazione degli Usa verso il Giappone di una materia prima indispensabile per quel Paese, il carbone. L’interdipendenza economica fu una causa della Seconda guerra mondiale, come dimostra lo studio dello storico Filippo Andreatta in un suo libro di agevole lettura “Mercanti e Guerrieri”. Oggi le politiche di Trump sembrano rievocare scenari già visti in passato. Ma dobbiamo tenere conto che è in campagna elettorale. Non dobbiamo dimenticare che gli Stati europei per la ripresa economica attuarono una selvaggia rapina delle risorse africane con il neocolonialismo, e di cui oggi ne paghiamo le conseguenze.

Da un punto di vista sociale che pericoli dobbiamo attenderci con questa pandemia?

Noto preoccupazioni per gli assembramenti, le “movide”, che sono il risultato delle politiche basate sul “consumismo”.  Zygmunt Bauman un grande sociologo scomparso nel 2017, ha teorizzato “l’Industria della Paura” che l’establishment utilizza per condizionare e governare favorendo i ceti dominanti. Baumann ha spiegato molto bene che l’incertezza sociale deriva dalla trasformazione della società postmoderna da produttori a consumatori e il relativo smantellamento delle sicurezze sociali. Oggi registriamo un mix tra paura, crisi economica, e inadeguatezza del ceto politico, che può provocare l’affermazione di politiche sovraniste e autoritarie. Del resto Fascismo e Nazismo furono il risultato di pandemia, crisi economica post bellica, sovranismo e il disastro di Wall street del 1929. Spero inoltre, che sia esaurita la politica economica che si ispira la cosiddetta “tricle-down” che sostiene che i benefici economici favorevoli al ceto più abbiente si traduca in vantaggi per le classi sociali più a disagio.

Quindi lei paventa problemi per la Pace nel mondo?

Pace? Al momento ci sono ben 36 guerre nel mondo e una di queste è alle nostre porte, in Libia.

Lei sostiene l’esigenza di passare da una politica basata sul consumismo a una “essenzialità”, un ritorno all’antico?

Se si riferisce a Diogene che viveva nella botte e beveva usando il palmo della mano, no. Essenzialità significa recuperare la dimensione del valore sul simbolo, dei tanti status symbol che artificiosamente sono stati creati grazie al “consumo facile” che ha causato guasti sociali e ambientali e ha contribuito ad arricchire soprattutto a chi era già ricco. Questa crisi insegna che dovremmo prioritariamente preoccuparci delle disuguaglianze. Secondo me, irrorare di liquidità l’economia e di avere ministri “vicini agli imprenditori” è una risposta completamente inadeguata per risolvere l’attuale crisi.

Il Governo Conte si appresta a prendere provvedimenti per snellire la burocrazia, lei cosa ne pensa?

E’ un annuncio. Sarà tale se non è accompagnata da robusti ridimensionamenti e riduzione di uffici ed enti inutili, e se saranno necessarie successive circolari interpretative, atti esplicativi, decreti attuativi, e via dicendo. In Italia la burocrazia costa 31miliardi di spesa aggiuntiva per le imprese, mediamente occorrono 16 anni per concludere un cantiere di grandi lavori pubblici. Aprire un bar? Occorrono 71 adempimenti e relazionarsi con 21 enti. E l’insegna? Occorrono le firme di 12 enti (Fonte CGIA Mestre). Ma il discorso è più profondo.

E’ pessimista?

In Italia la burocrazia è servita a dare lavoro invece di snellire procedure di controllo e regole di attuazione dei provvedimenti. Soprattutto ad alimentare le clientele della politica. Vuole un esempio?

Possibilmente illuminante.

Ecco dove nasce il mio pessimismo.

Palazzo Chigi costa 463.584.458 euro all’anno, quindici volte la Casa Bianca, l’Eliseo francese costa 67.000.000 euro, Downing Street addirittura 6.600.000 sterline, cioè 8.187.799 euro.

E i dipendenti? Alla Casa Bianca sono 468, in Francia 941, a Downing street 1337. Da Conte invece ci sono ben 4600 dipendenti. Vogliamo parlare di stipendi?

Parliamone, dica…

Un dipendente del Palazzo Chigi può prendere fino a 207.000 euro all’anno, due terzi di quanto prende il presidente degli Stati Uniti (315.893 euro). Del resto anche all’Eliseo lo stipendio massimo dei dipendenti tocca la cifra di 191.184 euro, e quello di Downing Street arriva a 173.677 euro. alla Casa Bianca lo stipendio massimo di un dipendente non supera i 135.834 euro annui. Un dipendente del Senato italiano riceve 16 mensilità.

Lei ha qualche proposta in merito?

Le analisi sono impietose, me ne rendo conto. Vi è una responsabilità innanzi tutto della Politica. Si sono alimentate per anni surrogati e clientele in quanto serbatoio di voti. Anche per chi aveva promesso di aprire il Parlamento come una “scatoletta di tonno” ha impattato in questa logica, e alla fine più che ridimensionare la situazione si è adeguato. Abbiamo individuato negli stipendi dei politici un privilegio da ridimensionare, ma a ben vedere i costi sono altri, vogliamo parlare di stipendi cosmici di alcuni funzionari di Enti pubblici? Faremmo altro veleno.

La proposta? Combattere le disuguaglianze. Ma questo richiede un’altra intervista.

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