La Spagnola, un altro coronavirus, ebbe tre picchi pandemici con 50milioni di morti. Cosa cambierà dopo la pandemia?

Politica, economia, salute. Cosa conta e come cambierà il nostro mondo dopo questa pandemia? Cosa ci dice la storia? La view del nostro Pino Gadaleta

Mondo dopo pandemia Covid19. Come e cosa cambierà dopo questa prova mondiale? Cosa salverà chi e viceversa? L’analisi lucida del nostro storico Pino Gadaleta.

Mondo dopo pandemia Covid19. Cosa aspettarci?

Pino Gadaleta

Dopo la pandemia cosa cambierà? “Dipende da come si affronta la questione”. Il nostro storico Pino Gadaleta ripercorre la storia – dal Medioevo all’epoca contemporanea. “La peste nera del 1348, ad esempio, dopo un breve periodo transitorio di assestamento in cui “suore e frati lasciarono i conventi” per provvedere alla crescita demografica – spiega Gadaleta – e un breve aumento dei salari per scarsità di mano d’opera, si verificarono alcune lotte degli operai, in Francia, con le Jacquerie (1358), e a Firenze con i tumulti dei Ciompi (1378). Episodi che si esaurirono ben presto senza esiti favorevoli per i protagonisti. Per i regnanti europei compresi gli Angioini del sud Italia cambiò poco, idem per le Signorie che ridimensionarono la forza delle assemblee cittadine. La borghesia riprese i suoi traffici imponendo una rigida politica dei salari”.

Quindi secondo lei non ci saranno cambiamenti?

La peste nera produsse un lento cambiamento che impiegò 150 anni con l’affermarsi di un nuovo umanesimo, il Rinascimento del 500. In questo secolo fiorirono ingegni e abilità artistiche eccezionali, ma accanto a questo le città dovettero affrontare moltitudini di mendicanti imponendo regole severe di contenimento. Fu in questo periodo che ebbe successo il Malleus Maleficarum, un manuale che scatenò la caccia alle streghe, migliaia di donne furono arse vive nel Nord Europa. Le stagioni sino all’800 non ebbero primavere e il freddo registrò fenomeni estremi. Non mancarono peste e carestie.

Il Covid 19 porterà cambiamenti sociali?

Indubbiamente, ma non sappiamo fino a che punto. Prevarrà una cultura dell’essenzialità, sarà più prioritaria la salute dei cittadini o il divertimento? Avrà più valore un abile dribblatore di palloni o un bravo docente che forge le classi dirigenti del futuro? Sarà più importante il business delle discoteche o finanziare la ricerca scientifica?

Come sarà possibile?

C’è da augurarsi che finalmente prevarranno i valori sui simboli. In effetti, citando Shakespeare ”…la frivola vanità, cormorano insaziabile, non esita a pascersi di sé stessa”, e invece dovremo fare a meno di molte frivolezze non più praticabili per la “distanza sociale o fisica” e rinviare a tempi migliori situazioni di “convivialità diffusa”.

Mi sembra di capire che ipotizza società più spartana?

Se Atene piange, Sparta non ride”. Questa è la situazione. La società dovrà essere più sobria. Importante è che l’essenzialità sia coniugata con la democrazia. Questo è indubbio. Dovremo fare i conti con un virus che non sarà debellato in tempi brevi. La peste nera si verificò almeno una trentina di volte sino al 1800. Poi, nel 1930 ci fu la Spagnola, un altro coronavirus, che ebbe tre picchi pandemici con 50milioni di morti.

Nonostante questo l’umanità ha continuato a progredire?

Certamente le sfide vanno affrontate e vinte. L’ Historia magistra vitae, insegna che l’umanità ha superato queste prove. Sarà più facile se i valori prevarranno sui simboli. Dobbiamo superare alcune manipolazioni della coscienza civile perpetrata dai media, come per esempio chiudere trasmissioni frivole del tipo “Casa del grande fratello”, o pseudo gare di imbecillità in amene spiagge, per valorizzare, invece, trasmissioni tv divulgative culturali, informative e formative. Anche l’affollamento dei messaggi pubblicitari dovrà darsi una mossa, non sarà più possibile continuare con tecniche manipolative di neuromarketing.

Cosa ne pensa della Comunicazione ai tempi del Covid 19?

La Comunicazione utilizza fondamentalmente i cinque sensi. A questi aggiungerei quella dell’empatia. Con la distanza fisica o sociale viene meno quella del tatto, una componente strategica di natura sociale e psicologica. Si affermerà lo smart working che, sotto certi aspetti migliorerà il lavoro da casa, le conferenze, e produrrà economia nella mobilità, ma la Comunicazione sarà privata del con-tatto personale, soprattutto i processi formativi ed educativi saranno privati dell’empatia, un fattore relazionale importantissimo che si instaura tra docente e allievo. Dovremo studiare una nuova disciplina che sappia essere smart working alternata a momenti di contatti reali, non esclusivamente virtuali.

Perché sono importanti questi fattori?

Lo notiamo già nei social. La mancanza di empatia si è manifestata con il recente caso della cooperante italiana rilasciata dai terroristi somali, Ashai. Un fenomeno che denota la negazione dell’empatia registrando una reificazione del peggior ego trasformato da una parte in aggressività neanderthaliana, legata al cervello rettile, a cui si è contrapposta la figura del “salvatore della vittima”. Una patologia ben nota studiata da Eric Berne che ha teorizzato i giochi psicologici chiamati “copioni”.

L’economia e la politica avranno mutamenti?

La Politica attuale è pesantemente condizionata dall’Economia e dominata da una finanziarizzazione sovranazionale che determinano le scelte dei nostri rappresentanti politici. Viviamo in una bolla pseudo democratica. Purtroppo la ricchezza dei pochi non sarà compromessa dalla crisi, anzi ne trarrà ulteriore beneficio. Se, invece, dovesse prevalere l’essenzialità nelle scelte politiche, registreremo, ad esempio, che le ragioni dell’ambiente sono più importanti dell’economia basata sul consumismo. Verrebbero ridimensionati gli aspetti più deleteri della Globalizzazione, le disuguaglianze verrebbero superate, e la democrazia sarebbe più reale tanto da governare l’Economia. Dobbiamo essere ottimisti.

In Italia?

La pandemia ha evidenziato la nostra fragilità economica e politica, la recessione sarà dura, e siamo sempre fanalino di coda in tutte le stime economiche dell’Ue, precediamo solo la Grecia. Il nostro personale politico ha poche eccellenze, i partiti politici non riescono a essere validamente progettuali, le loro classi dirigenti sono frutto di cooptazione, la vecchia militanza che costituiva un lungo percorso formativo maturato tra la gente, con i suoi bisogni e le sue urgenze, è stata sostituita dal grado di fedeltà al capo. Nei partiti il dibattito è praticamente archiviato in un rito giaculatorio, e il possesso di pacchetti di tessere fa la differenza sul merito. Questo accresce la difficoltà ad affrontare temi fondamentali come le “riforme” e la lotta alle ingiustizie sociali. Siamo in una fase di apnea democratica. Questa è la realtà. Ne usciremo? Non lo so.

[ph. ansa.it]

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