Lavoro, come sarà il coworking (e/o smart working) del futuro?

L’emergenza sanitaria ha dettato, per certi settori, la ridefinizione dell’ambiente di lavoro promuovendo una soluzione che gli italiani pare abbiano abbracciato benevolmente

Futuro coworking e smart working in Italia. Dopo il Coronavirus come cambierà il lavoro delle aziende italiane e dei professionisti? Davvero la scelta cadrà su questa formula?

Futuro coworking e smart working in Italia

In principio era il lavoro da casa, poi è diventato coworking, poi – causa Covid-19 – si è evoluto in smart working. Ma di cosa parliamo esattamente?

La parola chiave è lavoro.

Attorno alla parola lavoro si snocciola, da qualche settimana, il dibattitto pubblico perché dal momento in cui in Italia – tra febbraio e marzo – è scoppiata l’emergenza sanitaria, gli italiani hanno dovuto (ri)scoprire il lavoro in remoto, in parole povere, il lavoro da casa.

Lavorare a casa – home working per chi ama i tecnicismi – è stata una scelta obbligata per molte imprese, per lo meno, quelle che potevano delocalizzare rispetto alla sede centrale. A riferire un gradimento della metà del popolo degli home worker è il Corriere Economia: “È questo – scrive il Corriere – uno degli effetti collaterali positivi del lockdown, in seguito all’emergenza coronavirus, che emerge dal nuovo Osservatorio su «come e perché cambiano le nostre vite» realizzato da Nomisma in collaborazione con Crif. L’indagine settimanale, su un campione di mille intervistati, monitorerà per almeno 12 settimane opinioni e trend per comprendere le trasformazioni in atto, quanto saranno profonde e quanto resteranno in modo strutturale anche nel «post-Coronavirus»”.

Futuro coworking e smart working in Italia: l’effetto sarà prolungato?

Sarà davvero così o si tratta solo di un effetto dettato dalla paura di uscire e di contrarre il virus? Del resto, non avendo alternative, restare a casa a lavorare, più che una scelta è stata una necessità. Ma quando si tornerà alla libertà di mobilità cosa accadrà?

Un conto è l’home working, però, un conto è lo smart working. E adesso spieghiamo velocemente la differenza. Se l’home working è da intendersi come (letteralmente) il lavoro da casa, lo smart working, invece, è il lavoro da remoto ovunque ci si trovi: che si tratti di un hotel, di un bar o di un centro uffici. Oppure anche una spiaggia. Gli smart worker conoscono molto bene questa realtà lavorativa e il popolo di lavoratori che ne fa più uso sono ‘i digitali’ (webmaster, social media manager, redattori, ghost writer, creativi, ingegneri, giornalisti etc.). Quei lavoratori, cioè, che possono permettersi di lavorare ovunque senza costrizioni di spazi e di orari.

Tutt’altro, dunque, rispetto all’home working. Ma quanto durerà?

Come cambia il coworking dopo il Covid-19

Un’altra tipologia di lavoratori che potrebbe essere coinvolta da questa piccola rivoluzione è quella dei coworker. Con buona probabilità anch’essi dovranno riconsiderare il modo di lavorare perché dovrà essere necessario mantenere una distanza di almeno un metro (ma si attendono normative in merito) tra un lavoratore e l’altro. Di conseguenza, anche i gestori degli spazi in coworking dovranno ripensare la distribuzione delle scrivanie, delle aree comuni, delle sale meeting e delle sale d’attesa. Almeno fino a quando l’emergenza sarà dichiarata esaurita e si potrà guadagnare libertà di movimento anche in ufficio.

Questo stato di cose potrebbe mettere a rischio, nel periodo attenzionato, anche il concetto stesso di coworking e di fruizione degli spazi in condivisione. Insomma, è possibile che il coronavirus ridisegni anche la mappa degli ambienti.

Marilena Rodi

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