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Emergenza Covid-19: il nuovo sistema sanzionatorio previsto dal decreto-legge 25 marzo 2020

Vademecum: prescrizioni, violazioni e sanzioni a seguito dell’ultimo decreto legge

Emergenza Covid-19 violazioni sanzioni. Le novità introdotte dall’ultimo decreto legge. Il vademecum a cura dei nostri esperti

Emergenza Covid-19 violazioni sanzioni

Tiziana Cecere

L’evoluzione della situazione epidemiologica da COVID-19, il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale hanno reso necessaria l’adozione, da parte del Governo, di misure di contrasto e contenimento alla diffusione del predetto virus attraverso un percorso normativo volto a contemperare, da un lato, l’esigenza di tutelare al massimo grado il bene primario della salute dei cittadini e, dall’altro, la necessità di assicurare adeguati presidi democratici.

Annette Capurso

E’ importante cautelare il nostro futuro non solo per la nostra salute

ma per la nostra immagine umana, professionale e come cittadini, rispettando le regole che ci sono imposte evitando di incorrere anche in problemi giudiziari penali che possano inficiare la ripresa alla vita normale.

Pertanto è opportuno conoscere bene cosa sta accadendo in assenza di una esplicita disciplina per lo stato d’emergenza nel nostro ordinamento, infatti l’Esecutivo ha costruito una strategia d’intervento affidata allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, dopo aver individuato il suo fondamento giuridico nel decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e   gestione   dell’emergenza epidemiologica da COVID-19».

Emergenza Covid-19 violazioni sanzioni: 8 decreti Dpcm

Sono stati infatti emanati otto Dpcm con cui sono state predisposte le via via più restrittive misure di contenimento del contagio, in ossequio ai principi della massima precauzione e, al contempo, dell’adeguatezza e della proporzionalità dell’intervento rispetto all’obiettivo perseguito.

L’inottemperanza delle misure di contenimento previste da questi atti normativi era punita, fino al 25 marzo 2020, ai sensi dell’art. 650 c.p.: tale norma, rubricata “Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”, prevede, sempre che il fatto non costituisca un più grave reato, l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a duecentosei euro.

Il recente decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19”, ha ridisegnato il sistema sanzionatorio applicabile, dopo aver elencato all’art. 1, comma 2, una serie di misure di contenimento e di contrasto dei rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus che possono essere adottate su specifiche parti del territorio nazionale ovvero, occorrendo, sulla totalità di esso, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al 31 luglio 2020, termine dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, e con possibilità di modularne l’applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del predetto virus.

Ai sensi degli artt. 2 e 3 del suddetto decreto-legge, tali misure possono essere adottate con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e, nelle more della loro adozione e con efficacia limitata fino a tale momento, dal Ministro della salute in casi di estrema necessità e urgenza per situazioni sopravvenute e dai Presidenti delle Regioni in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso.

In caso di inottemperanza delle predette misure di contenimento, quali sanzioni sono previste dal Decreto-legge del 25 marzo 2020, n. 19?

  • il mancato rispetto delle seguenti misure di contenimento inerenti:
  1. la limitazione della circolazione delle persone, con particolare riferimento alla possibilità di allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora se non per spostamenti individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze lavorative, da situazioni di necessità o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni;
  2. le limitazioni o il divieto di allontanamento e di ingresso in territori comunali, provinciali o regionali, nonché rispetto al territorio nazionale;
  3. il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione per i soggetti in quarantena precauzionale per aver avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva o che rientrano da aree ubicate al di fuori del territorio italiano;
  4. la limitazione o il divieto delle riunioni o degli assembramenti in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  5. la limitazione o sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni altra forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo, ricreativo e religioso;
  6. la sospensione delle cerimonie civili e religiose, la limitazione dell’ingresso nei luoghi destinati al culto;
  7. la limitazione o sospensione delle attività ludiche, ricreative, sportive e motorie svolte all’aperto o in luoghi aperti al pubblico;
  8. la limitazione della presenza fisica dei dipendenti negli uffici delle amministrazioni pubbliche;
  9. la limitazione o sospensione delle procedure concorsuali e selettive finalizzate all’assunzione di personale presso datori di lavoro pubblici e privati;
  10. gli obblighi di comunicazione al servizio sanitario nazionale nei confronti di coloro che sono transitati e hanno sostato in zone a rischio epidemiologico come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità o dal Ministro della salute;
  11. la previsione che le attività consentite si svolgano previa assunzione da parte del titolare o del gestore di misure idonee a evitare assembramenti di persone, con obbligo di predisporre le condizioni per garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio; per i servizi di pubblica necessità, laddove non sia possibile rispettare tale distanza interpersonale, previsione di protocolli di sicurezza anti-contagio, con adozione di strumenti di protezione individuale;

è punito, salvo che il fatto costituisca reato, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3000.

Emergenza Covid-19 violazioni sanzioni. Le conseguenze

Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo.

Non è più prevista l’applicazione delle sanzioni contravvenzionali previste dall’art. 650 c.p. o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità.

  • Invece, il mancato rispetto delle misure inerenti:
  1. la chiusura di cinema, teatri, sale da concerto, sale da ballo, discoteche, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, centri culturali, centri sociali e centri ricreativi o altri analoghi luoghi di aggregazione;
  2. la limitazione o sospensione di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina in luoghi pubblici o privati, ivi compresa la chiusura temporanea di palestre, centri termali, sportivi, piscine, centri natatori e   impianti sportivi, anche se privati, nonché la regolamentazione delle modalità di svolgimento degli allenamenti sportivi all’interno degli stessi luoghi;
  3. la sospensione dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado, nonché delle varie attività formative (università, corsi professionali, master ecc..);
  4. la limitazione o sospensione delle attività commerciali di vendita al dettaglio, a eccezione di quelle necessarie per assicurare la reperibilità dei generi agricoli, alimentari e   di   prima necessità;
  5. la limitazione o sospensione delle attività di somministrazione al pubblico di bevande e alimenti, nonché di consumo sul posto di alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti;
  6. la limitazione o sospensione di altre attività d’impresa o professionali, anche ove comportanti l’esercizio di pubbliche funzioni, nonché di lavoro autonomo;
  7. la limitazione allo svolgimento di fiere e mercati, a eccezione di quelli necessari per assicurare la reperibilità dei generi agricoli, alimentari e di prima necessità;

comporta l’applicazione, oltre alla predetta sanzione amministrativa, della sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da cinque a trenta giorni.

L’accertamento della violazione

All’atto dell’accertamento della violazione delle predette misure, ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l’autorità procedente può disporre la chiusura dell’attività o dell’esercizio per una durata non superiore a cinque giorni.

Il periodo di chiusura provvisoria è scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di esecuzione.

In caso di reiterata violazione della medesima disposizione, la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.

È altresì previsto che fino al 31 maggio 2020, se il pagamento della sanzione amministrativa è effettuato entro trenta giorni dalla contestazione o notificazione della violazione, la somma dovuta è ridotta del 30%.

Come sono accertate tali violazioni?

Gli organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione sono previste le suddette sanzioni amministrative, accertata la violazione, contestano immediatamente, quando è possibile, la violazione tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione stessa.

Se non è avvenuta la contestazione immediata, gli estremi della violazione saranno notificati agli interessati entro il termine di novanta giorni dall’accertamento.

Chi è l’autorità competente a irrogare le suddette sanzioni amministrative?

Le sanzioni per le violazioni delle misure adottate con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sono irrogate dal Prefetto; quelle per le violazioni delle misure adottate dai Presidenti delle Regioni sono irrogate dalle autorità che le hanno disposte.

Efficacia retroattiva delle sanzioni amministrative previste con il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19

Le sanzioni amministrative introdotte con il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, in sostituzione della sanzione penale prevista dall’art. 650 c.p. si applicano anche alle violazioni delle misure di contenimento del contagio commesse anteriormente al 26 marzo 2020 – data di entrata in vigore del suddetto decreto-legge – ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà. Ne consegue che:

  • con riferimento alle richieste per l’emissione del decreto penale di condanna, a seguito dell’integrazione del reato di cui all’art. 650 c.p., già trasmesse dal Pubblico Ministero al Giudice per le indagini preliminari, quest’ultimo pronuncerà sentenza di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato e trasmetterà gli atti all’autorità amministrativa competente per l’irrogazione della sanzione amministrativa;
  • quanto, invece, alle richieste di decreto penale non ancora trasmesse, il Pubblico ministero chiederà al Giudice per le indagini preliminari l’archiviazione del procedimento penale, ai sensi dell’art. 411 c.p.p., perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. Accolta con decreto la richiesta di archiviazione, gli atti saranno trasmessi all’autorità amministrativa competente per l’irrogazione della sanzione amministrativa.
  • La violazione del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora, disposto per le persone sottoposte alla misura della quarantena perché risultate positive al virus, è punita ai sensi dell’art. 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, Testo unico delle leggi sanitarie, con l’arresto da 3 mesi a 18 mesi e l’ammenda da euro 500 ad euro 5000, salvo che il fatto costituisca violazione dell’art. 452 c.p. (Colposa diffusione dell’epidemia), che prevede la pena della reclusione da uno a cinque anni, o comunque più grave reato.

A chi contagi volontariamente altre persone potrebbero essere contestati i reati di lesioni personali ex art. 582 c.p. o di omicidio ex art. 575 c.p., rispettivamente nel caso di morte o di malattia dei soggetti attinti dal COVID-19, oppure il reato di epidemia ex art. 438 c.p. Quest’ultimo delitto punisce con la pena dell’ergastolo chiunque cagioni un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni. 

L’autocertificazione e i reati ad essa connessi

L’autocertificazione è necessaria per dichiarare i motivi per cui le persone fisiche si allontanano dalla propria abitazione.

Nel nuovo modello di autocertificazione COVID-19, modificato a seguito del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, oltre a indicare le proprie generalità, occorre dichiarare:

  1. di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al COVID-19;
  2. di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio vigenti alla data odierna ed adottate ai sensi degli artt. 1 e 2 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, concernenti le limitazioni alla possibilità di spostamento delle persone fisiche all’interno di tutto il territorio nazionale;
  3. di essere a conoscenza delle ulteriori limitazioni disposte con i provvedimenti dei Presidenti della Regione di partenza e di quella di arrivo e che lo spostamento rientra in uno dei casi consentiti dai medesimi provvedimenti;
  4. di essere a conoscenza delle sanzioni previste dall’art. 4 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19;
  5. le motivazioni dello spostamento dalla propria abitazione, tassativamente individuate:
  • nelle esigenze lavorative,
  • nell’assoluta urgenza (per trasferimenti in comune diverso da quello in cui ci si trova attualmente),
  • nella situazione di necessità, tra i quali rientra l’acquisto di generi alimentari o di farmaci (per spostamenti all’interno dello stesso comune),
  • nei motivi di salute.

Le dichiarazioni

Tali dichiarazioni devono essere rese alle forze dell’ordine preposte al controllo del rispetto delle misure di contenimento del virus prescritte e la loro veridicità potrà essere verificata anche con successivi controlli.

  • Qualora si dichiarino falsamente al pubblico ufficiale, individuato nelle suddette forze dell’ordine, le proprie generalità, risulterà integrato il reato di cui all’art. 495 c.p. (Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri), che prevede la reclusione da uno a sei anni.
  • Nell’ipotesi in cui nell’autocertificazione sia dichiarato il falso in ordine ai motivi dello spostamento dalla propria abitazione o all’obbligo di restare presso la propria abitazione o dimora se sottoposti alla misura della quarantena o se risultati positivi al COVID-19, l’autore delle dichiarazioni non veritiere sarà punito ai sensi dell’art. 483 c.p. (Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico), che punisce, con la reclusione fino a due anni, la falsa attestazione al pubblico ufficiale di fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità.

Concludendo, ci piaccia o non ci piaccia, al fine di evitare di commettere reati e di mettere in pericolo la salute propria e altrui, è opportuno osservare le misure di contenimento dell’epidemia, limitando gli spostamenti alle sole ipotesi individuate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In fondo il popolo italiano è da sempre corazzato ai sacrifici, alle rinunce, alla pazienza, ala determinazione e certamente contrasterà la situazione d’emergenza con grandissimo coraggio rispettando gli altri e le regole.

“Credi di potercela fare e sarai già a metà strada (T.R.)”

Tiziana Cecere e Annette Capurso

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