Emergenza COVID-19. Personale medico-infermieristico e burnout. Cosa fare?

Reagire allo stress e alla sensazione di impotenza in un momento delicato come quello di emergenza che stiamo attraversando

Evitare Burnout con meditazione. Medici e personale in prima linea in questa emergenza sono i soggetti più a rischio. La meditazione a cura della nostra esperta.

Evitare Burnout con meditazione. Il sostegno psicologico

Nel medio-lungo periodo il personale medico e infermieristico rischia di incorrere nella cosiddetta sindrome del Burnout, ovvero un logorio fisico ed emotivo, una condizione di esaurimento psicofisico in cui ci si sente senza energie. Il corpo chiede tregua, è saturo, da tempo ormai si è superato il limite.

Come psicoterapeuta posso offrire ascolto. Uno spazio in cui poter manifestare le proprie emozioni senza preoccuparsi degli effetti. Un tempo sospeso in cui fermarsi e cercare soluzioni creative ai bisogni repressi. Una mano tesa disponibile a fare un pezzo di strada insieme per sentirsi meno soli. Un contenitore per l’angoscia di morte, per il dolore e per l’impotenza, affinché quel peso sul petto che toglie il respiro, condividendolo, sia più leggero e sostenibile. Uno sguardo amorevole che tenga viva l’attenzione anche su quella bellezza che continua ad esistere. Affinché i guerrieri, dopo aver tolto e posato la pesante armatura, possano indossarla nuovamente e possano tornare a combattere per salvare vite.

Evitare Burnout con meditazione. Meditare per ricominciare a respirare

Durante questo periodo “in trincea” i guerrieri possono alleggerire il peso sul petto che avvertono utilizzando uno strumento preziosissimo: la meditazione. Possono farlo insieme ad un professionista della relazione d’aiuto esperto che possa guidarli in questa esperienza se sono completamente a digiuno di questo genere di esperienza oppure possono farlo in autonomia seguendo semplici suggerimenti se hanno già fatto esperiene di questo tipo.

La meditazione, conosciuta anche come Mindfulness affonda le radici nel buddhismo inteso come filosofia di vita scevra dalla componente religiosa. Nella tradizione buddhista la pratica meditativa più semplice è chiamata “vipassana” ed è volta a portare l’attenzione del soggetto in maniera non giudicante verso il momento presente.

Meditare ed essere orientati al qui ed ora sono attività fondamentali per il nostro organismo ma anche molto complesse in quanto l’attività cognitiva lavora in parallelo su più livelli: possiamo processare più informazioni contemporaneamente e la nostra mente riesce ad essere “altrove” mentre compiamo qualsiasi azione (principio di economia cognitiva). Ad esempio mentre mangiamo spesso pensiamo a cosa dobbiamo fare subito dopo, guardiamo la tv, oppure parliamo con altre persone, perciò difficilmente siamo in contatto con il momento presente e ci perdiamo di conseguenza le sensazioni che il cibo ci regala. La nostra mente tendenzialmente palleggia tra il passato, come quando ci lasciamo andare ai ricordi e alla malinconia, e il futuro, come quando facciamo progetti o cerchiamo di prevenire pericoli. Raramente, senza un allenamento volontario, la nostra mente è completamente presente.

In una condizione di emergenza come quella che stiamo vivendo il personale medico e infermieristico racconta di sentirsi sotto pressione e in allarme, motivo per cui l’emozione di base che prende in sopravvento è la paura ed è semplice immaginare come questo lo catapulti direttamente in un futuro incerto e pericoloso. Possibile contagio per sé e per i propri cari. Angoscia di morte. Il senso di catastrofe imminente dilaga. C’è una forte tendenza a proiettarsi nel futuro per potersi sentire sempre “sul pezzo” e mai impotenti. La verità è che c’è paura e c’è anche impotenza.

Come riuscire a rimanere calmi e nel presente?

Se guardiamo alle condizioni in cui il personale sanitario sta lavorando la risposta più ovvia a questa domanda probabilmente sarebbe: non c’è possibilità.

Per fronteggiare l’emergenza reparti di ogni genere sono stati convertiti in reparti unicamente dedicati al trattamento del COVID-19. Il personale è sotto organico ed è stato formato velocemente per prendersi cura dei pazienti contagiati. Medici e infermieri convivono con la consapevolezza che se dovessero risultare positivi al Coronavirus sarebbero comunque tenuti a recarsi a lavoro. I ritmi a cui sono sottoposti sono serratissimi, sono richiesti doppi turni e i carichi di lavoro sono pesantissimi per cui c’è scarsa possibilità di riposo e molta stanchezza. Le procedure igieniche di vestizione nei reparti infettivi sono estremamente stressanti, a volte i dispositivi di protezione sono precari ostacolando ulteriormente l’esecuzione pratica delle manovre richieste.

In questo panorama rimanere calmi e nel presente è effettivamente difficile. Bisogna volerlo, bisogna impegnarsi, bisogna fermarsi e creare un tempo in cui accorgersi che, qui e ora, si è vivi nonostante tutto, si respira, si continua a respirare anche se col fiato corto, anche se con un peso sul petto.

Evitare Burnout con meditazione. Quindi che fare?

Per prendere fiato e accorgersi di tutto questo si può scegliere una meditazione statica, una pratica asciutta per cominciare. Si sceglie uno spazio riservato, silenzioso, tranquillo (in casa o all’aria aperta se si può), ci si siede in una posizione comoda per terra su di un cuscino o tappetino, su di una sedia, su un divano ecc., oppure ci si distende in posizione supina, se si gradisce si mette in sottofondo una musica rilassante e si chiudono gli occhi per facilitare il contatto con l’interno. L’obiettivo è focalizzare l’attenzione sul momento presente in maniera non giudicante, ovvero praticare un atto di osservazione consapevole di quello che accade senza modificarlo. Inizio ad osservare il mio respiro, seguo il ritmo dell’aria che entra ed esce dalle narici senza accelerarlo o rallentarlo, semplicemente lo osservo e divento consapevole del mio respiro qui ed ora. Dopo qualche minuto allargo l’osservazione al mio corpo, diventando consapevole di percezioni e sensazioni come ad esempio la tensione muscolare, l’effetto che mi fa il contatto dei vestiti sulla pelle e la differenza che sento nelle zone, come il viso, dove la pelle non è coperta. Se sono all’aperto posso concentrarmi sui rumori della natura come il cinguettio degli uccellini oppure sulle sensazioni fisiche come quella del vento sulla pelle. Sto nel flusso, sto nell’esperienza. Se arriva un pensiero alla mia mente quindi lo accolgo senza giudicarlo, va bene così. Lo osservo per il tempo sufficiente e dolcemente lo lascio andare. Resto nel flusso e continuo ad osservare con i miei cinque sensi ed il mio sguardo rivolto all’interno. Ogni volta che nasce un pensiero lo lascio gentilmente andare. Per aiutarmi posso ripetere un mantra: “osserva, accogli, lascia che sia”. La parola “osserva” affina la concentrazione, la capacità di essere presenti a se stessi, l’attenzione rispetto alle percezioni e ai contenuti mentali. La parola “accogli” promuove un atteggiamento di tolleranza delle emozioni tutte e dei pensieri emergenti. Infine la frase “lascia che sia” tende a migliorare la capacità di automonitorare i propri vissuti emozionali e gli stili abituali di pensiero.

Evitare Burnout con meditazione. Mettersi in ascolto

All’inizio non è semplice fermarsi e mettersi in ascolto, soprattutto in un momento di stress ed emergenza dove si fatica a trovare il tempo per le cose più banali, ma se ci si vuole tutelare in termini psichici fermarsi può diventare una scelta preziosa. Non dimentichiamoci che la salute è nelle nostre stesse mani, e questo vale per tutti noi, non solo per i guerrieri dell’ambito sanitario.

Esistono differenti tipologie di meditazione oltre quella descritta, esistono pratiche statiche e pratiche dinamiche ovvero in movimento (ad esempio camminando lentamente oppure danzando liberamente nello spazio con movimenti a rallentatore ecc.).

Il segreto è l’allenamento

Il segreto è l’allenamento, la pratica costante, che rende pian piano l’essere umano potente e non succube: è possibile direzionare il nostro pensiero, è possibile imparare a convivere con le nostre emozioni, è possibile migliorare la nostra condizione di salute generale.

Diversi protocolli di trattamento psicologico basati su tale tecnica meditativa sono stati sviluppati e validati in ambito clinico, dove hanno mostrato:

  • significativi miglioramenti nella percezione di benessere
  • aumento della creatività e della sensazione di felicità
  • aumento dell’attenzione
  • miglioramento delle capacità di gestione dello stress, dell’ansia e della tensione
  • cambiamento in positivo del funzionamento di alcune strutture anatomiche del cervello adibite alla regolazione delle emozioni
  • il miglioramento di molti parametri ematici (ad esempio quelli legati a patologie infiammatorie).

Tali effetti sono ottenibili a partire da 10 minuti al giorno per 8 settimane oppure con una frequenza di 20 minuti al giorno per 4 sedute settimanali.

Passato, presente e futuro. Cosa conta per noi oggi?

Il passato è ormai trascorso ed è immodificabile, il futuro è imprevedibile e non dipende da noi: in una certa misura abbiamo potere solo sul presente. Il potere del personale sanitario e di noi tutti in questa fase emergenziale per non precipitare nella sindrome da burnout è quello di scegliere di ritagliarci un tempo quotidiano o settimanale in cui ri-connetterci con la bellezza dell’essere vivi, con la bellezza del respiro e del corpo che abitiamo, con la forza della fragilità che si può accogliere e condividere insieme alla propria paura, impotenza o frustrazione. La meditazione è una risposta ma insieme a lei vengono in soccorso anche piccole attività come il giardinaggio, la scrittura creativa, la cura del corpo, la pittura o il disegno, la musica o qualsiasi attività piacevole che ci mantenga in contatto con il presente, che ci faccia ricominciare a respirare in questo momento che ci toglie il fiato.

Stefania Curci

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