Le famiglie ai tempi del coronavirus: aumentano le violenze? Un’altra emergenza da gestire

Nella situazione di pandemia la situazione di costrizione delle famiglie nel condividere ogni giorno senza pausa ambienti anche piccoli e angusti può dare impulso “all’emergenza nell’emergenza

Pandemia aumento violenza famigliare. Come può evolversi la costrizione per le persone a restare negli stessi ambienti? E’ possibile che aumentino i casi di violenza domestica? Un’analisi proposta dalla nostra esperta.

Pandemia aumento violenza famigliare

Questo momento impegnativo di pandemia dovrebbe essere considerato una palestra per allenare i muscoli della collaborazione, della cooperazione, della fratellanza, del rispetto per tutti. Credo che la situazione che ci vede indistintamente e tutti coinvolti sia un’occasione speciale per far emergere l’autentica espressione di una comunità che progredisce, si rinnova e si riconosce costantemente, al di là delle differenze particolari e delle storie personali dei suoi membri, in un coacervo di valori di carattere universale.

Quali sono questi valori? A tacere di altri, l’uguaglianza (sia formale che sostanziale), la tolleranza, la solidarietà (in senso, oltre che inter-personale, anche inter-generazionale e inter-territoriale), la leale collaborazione, la primazia e la dignità della persona umana e, in definitiva, il progresso spirituale della società.

Sarebbe fantastico se finalmente tutti ci risvegliassimo in questo momento e smettessimo di vivere con il “pilota automatico” e iniziassimo a considerare i valori suddetti come una sorta di stella popolare nei nostri percorsi di vita.

Pandemia aumento violenza famigliare: maggiore vulnerabilità

Purtroppo nonostante la progressione dei contagi da COVID 19 in Italia raggiunga in questi giorni il picco massimo a livello mondiale, gli esperti di scienze forensi, criminologia, e ogni addetto alla prevenzione dei crimini e all’ascolto vittime di violenza non può fare a meno di ricordare che l’attuale condizione di isolamento produca per molte persone una maggiore vulnerabilità esacerbata dalla condivisione degli spazi.

Il virus ha reso immediatamente evidente un aspetto del nostro vivere sociale che nella normalità delle giornate solitamente rimane velato: chi si occupa dei bambini e dei giovani se chiudono le scuole?

Come si impegna il tempo mutato nelle nostre relazioni più strette che da un momento all’altro si interpone nella logica della produttività e dell’economia?

Un effetto della pandemia che può sembrare plausibile è quello di monopolizzare tutta l’attenzione nel discorso dei media e delle nostre giornate opacizzando altri disagi sociali, altre emergenze, come il problema della violenza in tale situazione di emergenza COVID19 che sta riguardando non solo le donne, ma un intero sistema familiare e socio-culturale di cui donne e uomini ne sono figli.

Pandemia aumento violenza famigliare: la costrizione

In tale situazione di costrizione delle famiglie a condividere ogni giorno senza pausa ambienti anche piccoli e angusti ha dato impulso “all’emergenza nell’emergenza”, infatti fa aumentare i reati di maltrattamenti contro familiari o conviventi, gli episodi di violenza fisica, aggressione sessuale, vessazione psicologia, mobbing coniugale, omicidio, uxoricidio e family murder.

Voglio condividere a tal proposito un pensiero di Laing su cui riflettere:

«La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione”.

Ebbene, purtroppo, pensate che in Cina, nel mese di febbraio 2020 le denunce di violenza domestica sono state stimate nel triplo rispetto a quelle dello stesso mese dell’anno 2019.

In Italia che succede??

Dopo il DPCM dell’11/3 molti centri antiviolenza sono chiusi al pubblico, pertanto ipotizziamo che molte vittime si sentano in balia completamente, ostaggio, imprigionate, annullate e in balia totale della quotidianità. Le case rifugio, anche al fine di tutelare le persone ivi ospitate eviteranno nuovi ingressi fino a nuove e specifiche disposizione in merito.

Vogliamo però sottolineare per non far sentir ancora più sole le vittime che in Italia rimane attivo il numero Anti Violenza e Stalking, “1522” che è completamente gratuito, anche da cellulare, multilingue, attivo 24 ore su 24.

I centri anti violenza in casi gravissimi potranno svolgere l’accoglienza adottando le prescrizioni del decreto e sarà fornita consulenza psicologica telefonica.

Tale servizio viene promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le Pari opportunità. Inoltre restano sempre a disposizione il 112 e il 113, ovvero Carabinieri e Polizia di Stato.

Aumentano i casi di violenza durante la pandemia

La situazione di aumento della violenza durante la pandemia purtroppo è sempre più palpabile, se pensiamo che dall’ultimo report della Polizia di Stato, con dati aggiornati al 2019, mostra un quadro già devastante in condizioni pre-pandemia : 95 donne uccise, una ogni quattro giorni, l’85% di femminicidi avvenuti proprio tra le mura domestiche per mano di mariti, compagni, ex fidanzati o figli.

Ricordiamo purtroppo che le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex.

Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2milioni 800mila), in particolare il 5,2% (855mila) da partner attuale e il 18,9% (2milioni 44mila) dall’ex partner. La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa della violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione.

Femminicidio: la percentuale più alta nelle condanne

Le sentenze ci dicono che sul totale delle condanne per omicidi di donne, l’85 per cento sono classificabili come femminicidio, perché avvenuti in ambito familiare o all’interno di relazioni sentimentali poco stabili. Nel 2017 sono state 2.018 le sentenze definitive per violenza sessuale, 1.827 quelle per stalking. Si tratta di numeri che descrivono, soltanto parzialmente, la tragedia che si consuma quotidianamente nella nostra società.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. E il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici: vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studi.

Gli operatoti di promozione sociale e le associazioni che si occupano di prevenzione dei crimini violenti vogliono unirsi virtualmente e trovare il modo per continuare ad essere vicine ai più deboli e alle vittime senza fare mancare il contributo di sostegno, conforto ed HElP, con il supporto di operatori adeguatamente formati per svolgere questo delicato servizio.

Pandemia aumento violenza famigliare: non tutte le case sono sicure

Ricordando che non tutte le case sono luoghi sicuri, dove sentirsi protetti e coccolati, e nelle situazioni di criticità solitamente assumono un ruolo fondamentale: il lavoro, la vita sociale e la scuola, diventando un momento di boccata d’aria fresca.

Ricordiamo che tra le vittime che non si sono rivolte a istituzioni o a servizi specializzati, una su due afferma di non averlo fatto perché ha gestito la situazione da sola.

La vera e unica forma di prevenzione in materia è il sostegno e l’ascolto delle vittime di violenza partendo dalla diffusione del pensiero positivo che la prevenzione non è solo un’illusione ma un vero e proprio strumento di azione.

Cosa fare concretamente quindi per prevenire?

Gli operatori di ascolto vittime di violenza, le associazioni di promozione sociale, gli esperti di strumenti prevenzione dei crimini, di vittimologia, professionisti di psicologia, scienze forensi, e giuristi devono ascoltare le esperienze personali, le opinioni, i punti di vista, le emozioni evitando generalizzazione e giudizi di merito, creare consapevolezza sui comportamenti e gli atteggiamenti violenti che connotano una “cultura della sopraffazione e della prevaricazione”, promuovere una cultura della prevenzione, della non-violenza, del rispetto e della gentilezza, mettere a fuoco gli stereotipi più comuni sul profiling dei soggetti autori di violenza nei confronti delle donne, presentazione delle associazioni a cui rivolgersi in caso di necessità con indicazione dei numeri telefonici utili.

Al fine di prevenire relazioni affettive, all’interno nel micro cosmo famiglia, e d’amore malsane, di dipendenza emotiva e patologiche che a lungo andare possono generare meccanismi pericolosi di violenza, segnalo il progetto 2020 dell’Associazione Fermiconlemani, di cui sono presidente, “la Ricetta della Felicità in Amore”, presentato lo scorso 14 gennaio alle 20, presso l’Ikos di Bari, via Andrea da Bari n. 157, supportato dal Rotary club Terra dei Peuceti, Ruvolab e dall’associazione Donne Giuriste Italiane.

Il progetto di Fermiconlemani

Tale progetto vuole offrire una nuova direzione da intraprendere, un percorso sotto il controllo e la responsabilità delle donne coinvolte con l’indispensabile supporto degli uomini, soprattutto se genitori di figli minori, seguendo la logica che è sempre possibile cambiare e migliorare per raggiungere uno stato di maggiore benessere.

A tal proposito propongo le linee guida che stiamo diffondendo con Fermiconlemani per la prevenzione della violenza nelle famiglie e applicabili in ogni contesto di criticità: potenziare l’autostima, valorizzare le emozioni, ricercare relazioni empatiche, ristrutturazione: ottimismo realistico, educazione affettiva, emotiva e sessuale, gestire i conflitti relazionali, stimolare il benessere fisico: attività sportive, stimolare la creatività: attività artistiche, stimolare l’intelligenza emotiva.

Disinnesciamo il ‘pilota automatico’

Auspico che dopo questa esperienza smetteremo di vivere con il “pilota automatico” e non faremo più sfuggire dalla nostra attenzione tutte le essenzialità che abbiamo riscoperto, non aspetteremo un’altra crisi per risvegliare le nostre migliori qualità e per essere a disposizione del prossimo con costanza e impegno contrastando il male con il bene nella prevenzione dei crimini violenti.

Chi come me si attiva per le attività di promozione sociale e svolge un ruolo di utilità pubblica ha il dovere di sollecitare la collettività ad assumere un senso di maggiore generosità nell’essere solidali e ciò viene fatto non certamente per “sensazionalismo” ma per una spinta spontanea che proviene dal cuore e dalla fede.

L’essere umano solo quando si sente davvero amato trova il coraggio di diventare una versione migliore di se stesso.

Tiziana Cecere

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