La circolazione al tempo del coronavirus. L’ammenda non è una multa, ma una pena

Chiariamo alcuni aspetti giuridici del decreto emanato dal governo inerente la circolazione delle persone sul territorio italiano

Ammenda circolazione persone coronavirus. Cosa prevede il decreto emanato dal governo in relazione all’emergenza sanitaria? La spiegazione del nostro esperto.

Ammenda circolazione persone coronavirus

E’ un momento particolare della nostra vita, in cui a causa di un virus sconosciuto e di difficile contenimento, vediamo limitare la nostra libertà personale e soprattutto la nostra libertà di movimento a scopo preventivo.

Il governo ha emanato una serie di disposizioni restrittive e a tutela della collettività, al fine di limitare il più possibile il contagio, che oramai è dilagante. A cagione di ciò, le forze dell’ordine (Polizia stradale, Carabinieri, Polizia municipale) sono autorizzate, come sappiamo, ad eseguire controlli, verificando i percorsi di ognuno di noi. Il fine è quello di verificare che non si esca da casa se non per comprovate ragioni. Ma veniamo allo spirito del provvedimento, con poche semplici parole.

Coloro che verranno fermati da un posto di blocco potrebbero vedersi contestato un comportamento suscettibile di responsabilità ai sensi dell’art. 650 del codice penale.

Il decreto del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 ha disposto il divieto per chiunque di transitare lungo le strade del nostro comune, anche all’interno del nostro comune, se non per comprovate esigenze lavorative, di salute e di vita quotidiana.

Ammenda circolazione persone coronavirus. Comprovate esigenze che cosa vuol dire?

Vuol dire innanzitutto che devono essere indifferibili, ossia attività di cui non si può fare a meno. Coloro che per esempio di trovano al supermercato, al momento del blocco, devono produrre lo scontrino della spesa, stessa cosa per chi si reca in farmacia. Per chi va a lavoro – ad esempio coloro che sono dipendenti – le forze dell’ordine raccoglieranno le infomazioni sul luogo di lavoro e potranno recarsi al fine di verificare le credenziali del dipendente, orari di lavoro e conseguentemente confrontare le dichiarazioni rese con quanto dichiara l’azienda stessa.

Ecco quindi che il primo invito è quello di scaricare apposito modulo di autocertificazone, che si trova sul sito del Ministero dell’Interno, che troviamo su Google ma altresì sui social, compilarlo in ogni sua parte e tenerlo in auto.

Ovviamente, la prima cosa più sensata da farsi è rimanere a casa.

Ammenda circolazione persone coronavirus. La verifica del transito

Ma andando al dettaglio della normativa, poiché lo scopo delle forze dell’ordine è essenzialmente verificare il transito, nel momento in cui esso non è giustificato da esigenze di vita quotidiana indifferibili, di salute e di lavoro, poiché il percorso di strada non ha trovato rispondenza con le dichiarazioni rese, le forze dell’ordine procedono a richiederci dove intendiamo eleggere domicilio, ossia dove vogliamo ricevere le comunicazioni che ci riguardano.

E’ fondamentale a questo proposito, che il domicio eletto sia quello del nostro indirizzo di residenza. Il domicilio non deve essere quello del nostro avvocato. Le forze dell’ordine chiederanno se abbiamo un difensore di fiducia. Se non ce l’abbiamo, ce ne sarà dato uno d’ufficio.

Da questo momento, si farà comunicazione della violazione delle disposizioni ai sensi dell’art. 650 del c.p. Ciò che viene comminato è una contravvenzione, da non confondere con la violazione base del codice della strada (es. Divieto di sosta o superamento del limite di velocità, passaggio col rosso etc). E’ un reato, al pari degli altri reati, che prevede un procedimento penale a carico della persona attinta dalla contravvenzione, alla quale viene applicata una ammenda.

Ammenda: non è una multa, ma una pena

L’ammenda non è una multa, l’ammenda è una vera e propria pena, pertanto non va assolutamente pagata, ma occorre rivolgersi all’avvocato. Perchè?

Il pagamento dell’ammenda intanto produce l’esecuzione della pena e va direttamente sul casellario giudiziale, per cui da quel mometo in poi non si è più incensurati.

Le conseguenze anche per il futuro sarebbero connesse al dato che emerge sul certificato del casellario giudiziale, che non spiega che la violazione è consistita nel mancato rispetto delle disposizioni sul covid 19, però purtroppo potrebbero influire sulle attività di appalti, stipulazione di contratti pubblici, concessioni, autorizzazioni ecc.

E allora che cosa bisogna fare?

Noi nulla. Bisogna contattare il proprio avvocato di fiducia o l’avvocato d’ufficio ai recapiti indicati dalle forze dell’ordine. Nei mesi successivi bisognerà attendere la notifica della c.d. busta verde presso il domicilio indicato del decreto penale di condanna. Tale decreto indicherà un termine che è di 15 giorni per opporsi. L’opposizione a mezzo del legale consente di trasformare l’ammenda in una somma da pagare, attraverso un sistema che si definisce di oblazione di reato. Solo con l’opposizione al decreto penale di condanna, il reato contestato potrà estinguersi.

In Italia già 20mila persone denunciate

Ad oggi, in Italia, purtroppo ben 20.000 persone sono state denunciate per questo reato. Sono questi pochi semplici ma determinanti accorgimenti, che ci permettono di non incorrere nell’errore della cattiva conoscenza della legge. Come recita un famoso detto, ignorantia iuris non escusat.

E’ preferibile avere un comportamento corretto, per noi e per la collettività. E soprattutto è meglio sapere.

Barbara De Lorenzis

1 commento su “La circolazione al tempo del coronavirus. L’ammenda non è una multa, ma una pena”

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