I Longobardi a Bari. Cosa hanno lasciato alla città: dalle parole di uso comune ad alcune tradizioni

Uno spaccato di passato ripercorso dal nostro storico Pino Gadaleta, che dedica questo scritto a una guida locale da pochi giorni scomparsa

Longobardi a Bari eredità. Cosa ha lasciato questo popolo alla città? Parole di uso comune ancora utilizzate e tradizioni sulla gestione della famiglia. L’excursus a cura del nostro storico Gadaleta

Longobardi a Bari eredità: la storia della discesa in Italia

I Longobardi, originari della Scania (Svezia), giunsero dalla Pannonia in Italia nel 568, attraversando il Friuli. Erano circa tra 100.000 e 150.000 persone di cui circa 30.000 guerrieri, una popolazione descritta come di alta statura e biondi. Una lettura consigliata per conoscere questa popolazione è la Historia Langobardorum scritta nel 789 da Paolo Diacono, un monaco longobardo.

Il loro nome, si racconta, è dovuto dal suggerimento della dea Freya di far presentare le donne al dio Odino con i capelli che coprivano le guance e annodati sotto il mento per fargli credere che i maschi fossero numerosi, al che, Odino pare che esclamasse: quante lunghe barbe vedo!

Per i Longobardi fu facile aver ragione della popolazione latina poiché l’Italia era stata immiserita dalle guerre tra Goti e Bizantini

Guerriero longobardo

Il loro dominio fu pressoché totale ad eccezione di parte del territorio compreso tra Ravenna e Roma e delle isole. Infatti non sapevano navigare e non avevano cognizione della scrittura. Quando giunsero in Italia erano quasi tutti già convertiti al cristianesimo di professione Ariana (non credevano alla Trinità) definita eretica nel concilio di Nicea (325).

Più tardi la regina Teolinda (+ 627) fervente cattolica, con l’aiuto di papa Gregorio Magno si adoperò per la conversione del suo popolo dall’arianesimo al cattolicesimo, contribuendo notevolmente a mitigare i rapporti con le popolazioni indigene, tanto che alla fine del dominio longobardo la loro contaminazione con le popolazioni italiche fu quasi totale.

Corona ferrea

Il primo re in Italia fu Alboino, il mitico re che sorseggiava vino bevendo dal teschio del padre di Rosmunda, un re dei Gepi da lui combattuto e vinto. Rosmunda divenuta sua moglie si vendicò e lo fece assassinare da un suo amante (572).

Il re era elettivo grazie all’organizzazione politica dei Longobardi che si fondava sulle fare costituita da nuclei familiari e guidati da duchi.

Longobardi a Bari eredità. La discesa al Sud

I Longobardi giunsero al Sud dell’Italia conquistando prima Spoleto e poi Benevento, Canosa, giunsero a Bari nel 668 conquistandola ai Bizantini. In Puglia sono scarse le testimonianze architettoniche, ma hanno lasciato tracce indelebili per il culto micaelico, un consistente vocabolario, e molte usanze.

Grazie a mia figlia Maria Rita Gadaleta, che vive e insegna a Reggio Emilia, ci è pervenuta un raro, se non unico, ritrovamento in Puglia, a Canne della Battaglie, di una scramasax (spada longobarda); ritrovamento avvenuto durante un campo scuola di scavi archeologici organizzato dal liceo O. Flacco di Bari con la professoressa Francesca Radina. A Bari è sopravvissuto ben poco, qualche resto lapideo e si presume il portico dei pellegrini antistante la basilica di s. Nicola.

Altre preziose testimonianze longobarde in Puglia e in Italia Meridionale sono reperibili in alcuni codici medievali nei Chronicon Sanctae Sophiae, Chronicon Vulturnense, Chronicon Salernitanum.

Longobardi a Bari eredità. I gastaldi

Nell’organizzazione amministrativa longobarda oltre i duchi, vi erano i gastaldi di nomina regia che governavano distretti territoriali e per territori più piccoli gli sculdasci.

È parere degli storici che i gastaldi di Trani e di Bari agissero all’interno del medesimo, grande ambito territoriale, centrato su Canosa, senza che attorno alle loro sedi si strutturasse un distretto, che andasse al di là della città e del suo immediato entroterra. Sappiamo per certo che anche Conversano costituiva un gastaldato.

Un longobardo, Giovanni Pandone residente a Bari, grazie ad una serie di matrimoni suo e dei suoi fratelli, disponeva di beni nei territori di Canosa, Oria e Taranto, forse fu il padre del Pandone gastaldo di Bari nominato da Radelchi, duca di Benevento, che ebbe l’infelice idea di assoldare mercenari saraceni per contrastare i Bizantini nell’847. Costoro si accamparono nei pressi dell’aerea dove ora sorge il castello di Bari e nottetempo invasero la città e catturato Pandone definito “proditorem gentis et patriae” fu gettato in mare e annegato atrocemente.

Bari sino all’871 divenne dominio di questa tribù berbera guidata da un certo Kalfun per essere riconosciuta come emirato solo negli ultimi anni.

I Longobardi hanno lasciato il culto per s. Michele Arcangelo, rinomata per loro la grotta di s. Michele Arcangelo sul Gargano, che associavano al loro dio originario Odino, culto diffusissimo anche tra le grotte delle Murgia barese.

Le parole lasciate in eredità: loff, per esempio, per dire incapace

Molte sono parole come ad esempio, loff, un termine usato dai baresi per indicare persona incapace, e grumone, termine ambiguo per definire il tutore, ma anche corredo, sala, scheggia, trappola, materasso, federa, fazzoletto, sterzo, strofinaccio e tante altre.

Più importanti, escludendo la faida, cioè la vendetta, sono alcune innovazioni che apportarono alla vita familiare, il Mundium e il Morgincap, che furono raccolte dal giureconsulto angioino Sparàno di Bari (giudice e professore di diritto civile nel 1278) che scrisse le Consuetudines Barienses raffrontandolo con il Codex iuris longobardorum. Consuetudini sopravvissute, sotto alcuni aspetti nella città vecchia di Bari sino agli anni 1950.

Il mundio era il tutore della donna e dei figli maschi che non avevano raggiunto l’età per l’uso delle armi.

La donna, invece, era assoggettata alla protezione del padre (da bambina), del marito (da donna) e del figlio o del maschio a lei più prossimo in famiglia (una volta vedova). Nel caso di donne appartenenti a un ordine religioso, il mundio era esercitato dal Re o dalla Chiesa. Ogni atto legale della donna doveva essere tutelato dal mundio.

Il morgengabio (Morgincap) era la dote che il marito costituiva a favore della moglie, di solito la quarta parte dei suoi beni. Il morgincap sanciva e testimoniava pubblicamente l’avvenuto matrimonio e l’impegno solenne del marito per il pieno riconoscimento (e rispetto) della donna come moglie.

Longobardi a Bari eredità. Lo sviluppo

Sotto il regno di Liutprando (712-744), Bari registra un incremento demografico, commerciale e culturale e nascono gli scriptoria ecclesiastici e una scuola per la preparazione dei notali. I monasteri diventano centri di produzione di manoscritti e si elabora una scrittura sulla base di quella beneventana chiamata “Bari type” che ebbe larga diffusione per molto tempo (vedi l’exultet esposto nel museo diocesano di Bari).

Quando Carlomagno scese in Italia nel 744 pose fine al regno longobardo; nel Sud dell’Italia continuarono le consuetudini longobarde, ormai l’Italia era stata longobardizzata o meglio, viceversa, i Longobardi erano stati italianizzati.

*In onore di Giovanni De Tommaso, guida storica locale di Casamassima

Gianni De Tommaso era una persona umile e generosa sempre disponibile. Un autodidatta e appassionato di Storia. Grazie a lui ho scoperto aspetti ignoti di Casamassima, ad esempio la vasta rete cunicolare che sottende la città vecchia, e una consistente presenza massonica. È scomparso pochi giorni fa alla vigilia dell’imperversare di questa peste moderna che vietava partecipare al suo funerale. Lo ricordo così, pensando che gli avrebbe fatto piacere.

Pino Gadaleta

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