Il coronavirus vissuto dagli italiani emigrati all’estero. Laura, Italia-Messico-Spagna

Gli italiani all’estero ai tempi del coronavirus. La storia di una napoletana in Spagna da un mese, proveniente dal Messico

Coronavirus italiani all’estero. La storia di un’avvocata napoletana, per lavoro in Messico per tanti anni, da un mese in Spagna.

Coronavirus italiani all’estero: Italia-Messico-Spagna

Laura, napoletana, professione: avvocato, 36 anni. Fino ad un mese fa viveva a Monterrey (Messico). Ora risiede a Valencia.

Mercoledì 11 marzo 2020. Cuore italo-messicano. Marito e figlia, pure. Come molti di noi, ho amici e conoscenti sparsi un po’ in tutto il mondo ed è incredibile vedere come i social media siano un efficace termometro dell’aria che si respira nei vari paesi.

Su WhatsApp con le mie migliori amiche italiane non si parla d’altro: una (l’avvocato) racconta della sospensione dei termini giudiziari (“come se stessimo ad agosto”, aggiunge), mentre l’altra (il medico) descrive il panorama con gli occhi di chi l’emergenza la vive ogni giorno, dalla “privilegiata” prospettiva che solo la sanità campana può offrire.

Da oggi in Italia sono chiuse tutte le attività che non siano di primaria necessità per la popolazione, mia madre ha fatto giusto in tempo ad inviarmi un “pacco da giù”, probabilmente l’ultimo che partirà per chissà quanto tempo. Si è azzardata a uscire, munita di guanti, mascherina e igienizzante mani, in uno scenario apocalittico che immagino simile a quello di Children of men, un film ambientato nel 2027, che descrive un’umanità a rischio d’estinzione….

Coronavirus italiani all’estero. A Valencia solita vita

Eppure, io in quell’apocalissi fatta di clausura forzata, isolamento e distanze imposte mi sentirei più al sicuro. Qui, la città di Valencia sembra fare la vita di sempre: il traffico sostenuto, i bambini a scuola, i mezzi pieni. Li guardo e penso a quanta gente che ha già contratto il virus gira tranquillamente perché asintomatica…

Tutto questo mentre a Madrid è già tutto fermo e il governo spagnolo sta adottando misure sanitarie, economiche e sociali per far fronte all’emergenza, che da ieri è già pandemia mondiale.

Faccio un giro su Facebook e percepisco la delusione di chi ha accolto molto male la decisione della Generalitat Valenciana di sospendere Las Fallas, la tradizionale festa che si celebra in tutta la regione nel mese di marzo. Fortunatamente, ha prevalso il buon senso, anche se troppe mascletá sono già state esplose, e c’è chi teme che la decisione sia stata presa troppo tardi.

Coronavirus italiani all’estero. E in Messico?

Per un’Italia isolata e una Spagna che, anche se tardi, sta prendendo i primi provvedimenti, c’è un Messico che sembra essersi svegliato solo oggi, in coincidenza con l’annuncio di Mr. Trump di chiudere tutti i voli da e per l’Europa per un mese. Forse rassicurati dal proprio presidente, che fino a una settimana invitava tutti a stringersi in calorosi abbracci (!), amici e famiglia messicana fino a ieri inviavano memes e battute su questo virus bastardo, probabilmente illudendosi di esserne immuni o pensando, ottimisticamente, che fin lì non sarebbe mai arrivato.

E invece purtroppo oggi è stato confermato il primo caso anche a Monterrey, e temo che non sarà l’ultimo. Dal basso della mia ignoranza medica mi chiedo perché gli altri paesi hanno atteso che si verificassero i primi casi, invece di adottare misure preventive sulla scia di quanto stava accadendo in Italia, perché hanno deciso di rischiare il collasso del sistema sanitario, perché non hanno ritenuto opportuno prevenire, invece di curare? Io queste risposte non le ho… so solo che, prima ancora che me lo chieda il governo o la Generalitat, #iorestoacasa

[Barbara Beatrice Lavitola, collaboratrice Angelo Ivan Leone]

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