Il coronavirus vissuto dagli italiani emigrati all’estero. Barbara, da 11 anni residente a Barcellona

Gli italiani all’estero ai tempi del coronavirus. La storia di una milanese in Spagna

Coronavirus italiani all’estero. Dalla Spagna la storia di una milanese da 11 anni residente a Barcellona.

Coronavirus italiani all’estero. Barbara, da Milano a Barcellona

Barbara, milanese di 39 anni da 11 anni residente a Barcellona, Spagna, in cui ha fondato la sua agenzia di traduzioni.

Domenica, 8 marzo 2020. Solo 900 km separano Barcellona da Milano, ma non sono mai state così lontane. Mi sento di essere in due mondi paralleli: da una parte vivo, anche se a distanza, l’emergenza che sta affliggendo la mia città natale, Milano, e le preoccupazioni nonché i divieti imposti anche alla mia famiglia. Lì cancellano voli e le strade sono deserte. Vengono messe in atto misure preventive come la distanza di almeno 1 metro dal proprio interlocutore, il divieto di assembramenti, l’uso di Internet per riunioni e lezioni a distanza, la protezione speciale verso gli anziani.

A distanza, riesco a sentire il clima di “guerra” che regna nel Paese.

A livello personale, mi sento impotente, solo riesco a dare parole di conforto ai miei cari e ai miei amici. Parlo senza cognizione di causa, posso solo immaginarmi la situazione in cui si trovano, ma non la sto vivendo sulla mia pelle.

A livello aziendale, ho messo a disposizione la traduzione in lingua inglese di materiali audiovisivi e articoli inerenti il Covid-19. Sto con i piedi per terra, sto toccando suolo spagnolo.

Coronavirus italiani all’estero. Com’è ‘lontana’ l’Italia…

Qui a Barcellona oggi danno il via a una delle maggiori iniziative per l’ambiente: vietare la circolazione dei veicoli in una delle maggiori vie della città (Calle Aragón) con l’obiettivo di riversare in strada migliaia e migliaia di persone, proponendogli spettacoli di intrattenimento e persino picnic in strada tutti insieme appassionatamente. All’aeroporto nessun controllo sanitario e continuano ad arrivare voli diretti da Pechino come se niente fosse.

Non esiste assolutamente la percezione del pericolo. Questo almeno tra gli europei, in quanto gli esercizi commerciali cinesi hanno iniziato a chiudere per “ferie”. I cinesi pian piano si stanno mettendo in autoisolamento. Ora sono loro ad avere paura di noi.

In 11 anni che vivo a Barcellona non avevo mai visto un esercizio commerciale cinese chiuso per “ferie”. Qui nella capitale catalana, l’unica misura è stata quella di cancellare o posticipare grandi fiere e congressi come il Mobile World Congress e Alimentaria. Se chiedo di mantenere la distanza di 1 metro al mio interlocutore, mi prendono per pazza, dicono che sto esagerando. Ma a me non può che venire in mente il proverbio “prevenire è meglio che curare.”

In televisione vediamo come “stanno male” gli italiani, poverini, che strana Venezia vuota! Come se l’Italia fosse ad anni luce di distanza da Barcellona, come se fosse un problema che non ci tocca, anche se qua, qualche caso ce l’abbiamo già…

[a cura di Barbara Beatrice Lavitola, collaboratrice Angelo Ivan Leone]

1 commento su “Il coronavirus vissuto dagli italiani emigrati all’estero. Barbara, da 11 anni residente a Barcellona”

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