Web e insidie per i bambini. Pubblicare foto dei minori: a chi stiamo dando queste ‘informazioni’?

Foto di bambini che finiscono in rete. Avete mai pensato che una volta pubblicate, le foto diventano ‘scaricabili’ e quindi eterne?

Le insidie del web. Il progetto ‘I draghi del web’ dell’associazione Fermiconlemani ‘mette in guardia’ gli adulti dalla condivisione delle foto di figli e nipoti in internet. La presentazione il 16 aprile prossimo presso la Pinacoteca di Bari.

Le insidie del web. Il bisogno di “condividere”

Foto, video, “storie”. Oggi il web è sempre più spesso una sorta di diario personale in cui descriviamo e pubblicizziamo ogni ambito della nostra vita. Un diario personale che in passato si teneva chiuso con un lucchetto, considerato prezioso e segreto che oggi invece passa “di mano in mano” senza controllo.

Il web oramai è diventato un vero e proprio palcoscenico per esibire momenti di vita “privati”, momenti di gioia, progresso professionale, bellezza e anche soddisfazioni dei propri figli o dei propri nipoti.

Il desiderio di pubblicare foto nasce, di frequente, da un sentimento positivo di condividere con gli amici in rete i propri momenti familiari ma tante volte la stessa pubblicazione esprime un orgoglio dei genitori che si manifesta nella vera e propria “esibizione costante e insistente” dei propri figli in rete semplicemente per sentirsi realizzati.

Al di là delle ipotesi in cui questa attività potrebbe rasentare il ”patologico bisogno di consensi”, anche quando tale comportamento è sorretto dalle più sane intenzioni può prestare il fianco a insidiosi e frequenti pericoli di cui oggi occorre essere maggiormente consapevoli.

Questi diffusi comportamenti di divulgazione indiscriminata nascono infatti dalla mancata consapevolezza del valore dei dati personali divulgati e dalla mancata percezione del pericolo a cui si espongono soprattutto i minori con tale divulgazione.

L’importanza del dato personale nell’epoca moderna

Il dato personale ha acquisito un’importanza cruciale nell’epoca moderna.

Sono considerati “dati personali” le informazioni che identificano o rendono identificabile, direttamente o indirettamente, una persona fisica e che possono fornire informazioni sulle sue caratteristiche (art. 4 n. 1 GDPR).

Quando si parla di “privacy” si fa riferimento al diritto fondamentale, riconosciuto a ciascun individuo, di controllare l’utilizzo e la diffusione dei propri dati personali.

Il diritto alla privacy, dunque è inteso come diritto all’autodeterminazione informativa, per cui ciascuna persona deve, o dovrebbe, essere in grado di controllare il flusso di informazioni che, direttamente o indirettamente la riguardano.

L’importanza della tutela della privacy è cresciuta proporzionalmente alla diffusione di internet

L’avvento di una società digitalizzata ha aumentato esponenzialmente la circolazione dei dati e con essa l’esigenza di apprestarvi tutela soprattutto a protezione dei minori.

Le insidie del web. Nell’era moderna i nostri dati sono la manifestazione di noi stessi

Non molto tempo fa si riteneva fantascienza il teletrasporto. Oggi la circolazione dei dati ha realizzato quel “teletrasporto”. Un teletrasporto reso possibile grazie alla quantità, alla qualità e ai mezzi di trasmissione dei dati. Oggi è possibile passare informazioni, immagini e video in quantità non definibili e con una velocità che ha come unità di misura l’istantaneità.

Un minore chiuso nella propria cameretta può nell’arco dello stesso momento “trovarsi” in più luoghi differenti e interagire con persone differenti. E’ dunque necessario acquisire consapevolezza degli echi dei nostri comportamenti di condivisione per superare la superficialità che inconsapevolmente li ammanta.

“Tanto è solo una foto” è uno di questi comportamenti.

Una foto vale più di mille parole

Una foto è un forziere di informazioni. Oltre all’identità personale una foto può fornire informazioni relative al luogo di provenienza, all’origine etnica, all’orientamento religioso, alla situazione economica. Si tratta di informazioni che ci guarderemmo bene dal dare a uno sconosciuto. Eppure non temiamo di condividerle sul web. Tutte queste importantissime informazioni oltre che ad essere sfruttate economicamente possono essere usate in modo distorto a danno dei minori.

I rischi del web

Si dice che in ogni pregio si cela un difetto. I punti di forza del web sono anche le sue insidie.

L’assenza di confini – territoriali e quindi giuridici- rappresenta il primo profilo di rischio. Internet ha abbattuto i confini tra gli Stati avvicinando le persone, e tuttavia oltre alle barriere ha aggirato anche molte possibilità di controllo radicate nel territorio.

I reati sono divenuti trasnazionali.

Ciò vuol dire che i fenomeni criminosi che possono interessare i minori non sono più limitati alla sfera territoriale in cui questi vive, ma si estendono ben al di là di esso. E ciò per via della velocità e della estensione che oggi conosce la circolazione dei dati.

Il secondo fattore di rischio del web è il numero potenzialmente infinito di fruitori dell’informazione. Questa caratteristica amplifica enormemente gli effetti di un comportamento lesivo. Le drammatiche conseguenze del cyberbullismo che coinvolge molti adolescenti soprattutto attraverso la diffusione di foto e video privati della vittima, sono ben note. La gogna mediatica a cui sono stati sottoposti alcuni ragazzi li ha condotti persino al gesto estremo del suicidio.

La perdita di disponibilità dell’informazione

Il web presenta poi un altro aspetto insidioso: la perdita di disponibilità dell’informazione. Una volta messi online un’immagine o un video escono materialmente dalla sfera di controllo del titolare del dato. Il file può essere scaricato e a sua volta condiviso, raggiungendo così persone che non erano neanche lontanamente nel pensiero di chi ha postato la foto o il video.

È bene chiarire che “scaricare un file” equivale ad appropriarsene. Ora chi di noi regalerebbe la foto del primo bagnetto del proprio figlio a uno sconosciuto?

Un’ultima insidia del web è la permanente disponibilità dell’informazione.

“Ricordate che ogni volta che fate le vostre cose su internet, state parlando a qualcuno che non dimenticherà mai”.

L’informazione messa online sarà sempre reperibile.

E’ vero che a tal proposito le leggi sia nazionali che europee hanno previsto e rafforzato il diritto di cancellazione. Tuttavia per le caratteristiche del web, che si sono prima esaminate, le misure volte a garantire la cancellazione dei dati perdono grandissima parte della loro efficacia. Quelle foto o quei video sono immediatamente ovunque e potenzialmente per sempre.

I minori vanno preservati dai rischi del web

In questa nuova e insidiosa realtà che il mondo del web delinea, la pubblicazione sui social network, da Facebook a Instagram, delle foto che ritraggono minori rappresenta un aspetto le cui conseguenze non sono da sottovalutare.

La rete è di certo occasione straordinaria di conoscenza, apprendimento e di svago, tuttavia rappresenta anche un palcoscenico pubblico in cui le zone d’ombra sono sempre più vaste.

Dietro di esse si annidano fenomeni come la pedopornografia o l’adescamento su Internet.

Spesso tali fenomeni sono preceduti dal cosiddetto grooming che consiste in una serie di attività di cura del bambino finalizzate a stringere un legame di amicizia e stabilire una connessione emotiva con lui, e talvolta con la sua famiglia. Il fine ultimo è quello di carpirne la fiducia facendogli abbassare le poche difese che questi ha con l’obiettivo dell’abuso sessuale.

Per il groomer la disponibilità di informazioni è condizione essenziale per avvicinare il bambino e guadagnarsi la sua fiducia.

Queste sono solo alcune delle derive che può assumere la navigazione in rete.

La sicurezza dello schermo: un’insidia terribile

Lo stare dietro uno schermo può rappresentare un’insidia terribile in quanto l’assenza di un contatto diretto contribuisce a infondere una sensazione di sicurezza che gioca a favore di chi si nasconde dietro uno schermo con intenti criminosi. La sicurezza dello schermo ci porta a pensare che la realtà virtuale sia del tutto sganciata da quella concreta e invece è vero l’esatto contrario.

Come detto è ben possibile che l’informazione sia il ponte che serve per passare alle vie di fatto. Sia perché l’informazione è la pelle che serve al lupo per travestirsi da agnello, sia perché per commettere molti reati che coinvolgono i minori in particolare “non serve avere fisicamente a disposizione la persona” (si pensi ad esempio alla pedopornografia e al cyberbullismo).

Ancora oggi lo svolgere tutte le attività dietro uno schermo ci fa sentire sicuri, ma occorre far cadere il debole velo di questa apparente sicurezza. La primaria condizione per porsi al riparo da un pericolo è vederlo e percepirlo come tale.

Le insidie del web. Prevenire è meglio che curare

Non dobbiamo far finta che le immagini dei bambini che dilagano sul web, già da quando sono appena nati, non possano costituire un rischio alla loro libertà e ai loro diritti.

Il contrasto all’uso distorto dei dati, in particolare a danno dei minori, passa prima che dalla repressione, dalla loro prevenzione.

Questi fenomeni esigono soprattutto prevenzione fondata in primo luogo sull’uso attento e limitato dei propri dati e la consapevolezza dell’importanza di proteggere, con essi, la nostra stessa persona. E richiedono un comune sforzo di sensibilizzazione di tutti gli operatori e di tutta la collettività.

L’argomento purtroppo infastidisce molti adulti che fanno a gara a pubblicare le foto dei compleanni dei loro figli, del primo giorno di scuola, o foto dei bambini in slip al mare o mentre fanno il bagnetto a casa. Basti pensare, che negli Stati Uniti la stragrande maggioranza di bambini di due anni, siamo attorno al 90/100 ha già una presenza online, grazie ai genitori, gli zii e perfino i nonni.

Il web è assediato da immagini di bambini

Il web è assediato da immagini di chi non ha ancora visto la luce oppure è solo in fasce, infatti primeggiano foto di ecografie, macchie scure di un corpo che ancora deve nascere e immagini dei neonati, anche nella loro più privata intimità.

Se pensiamo ad essere comunque positivi e a immaginare di non vivere in un mondo ove i bambini siano circondati da iene carnefici fuori di casa, allo stesso qual modo dobbiamo acquisire i dati statistici che viviamo un momento epocale dove risultano in netto aumento, reati che hanno a che fare con violenze di svariata natura nei confronti dei minori.

I genitori purtroppo nelle ipotesi che stiamo esaminando non considerano in modo consapevole l’autonoma capacità di giudizio dei bambini che a quanto detto dagli scienziati e studiosi pedagogisti ci ricordano che un bambino già a 4 anni ha un chiaro senso di sé.

Non vogliamo procurare dispiacere o esagerato allarmismo a qualche genitore, ma occorre che alla comunità degli amanti del web arrivi un messaggio importante: diamoci una regolata!

Come possiamo divulgare strumenti concreti di prevenzione in materia?

Partiamo dal più semplice principio: informare la popolazione dei rischi e delle conseguenze a certi comportamenti, e supportare gli adulti nella scelta di non divulgare le immagini dei loro figli o nipoti in modo esasperato tanto per il piacere personale più che giustificato, di condividere una gioia, un’emozione che talvolta si può trasformare in narcisismo da Facebook-Instagram quali Fiera delle vanità!

Dobbiamo invece ideare progetti per “fare Rete” con associazioni a difesa dei diritti dei dei minori e per la prevenzione dei crimini a loro danno.

I draghi del web: i bambini non si toccano

Noi di Fermiconlemani diamo il via ad un nuovo progetto “I draghi del web: i bambini non si toccano” perché ci stanno a cuore i bambini e perché operiamo nel sociale per prevenire i crimini violenti.

Il progetto verrà presentato il 16 aprile 2020, presso la Pinacoteca metropolitana di Bari “Corrado Giaquinto”, via Spalato, 19 Lungomare N. Sauro, dalle 15 alle 18, e interverranno l’Avv. Antonio Lascala, la Prof.ssa Daniela Poggiolini, il Dott. Marco Magliozzi e le Avv. Tiziana Cecere e Avv. Francesca Panetta, confidando nella accorata, responsabile e numerosa partecipazione degli adulti.

“Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti” (GK. Chesterton)

Tiziana Cecere e Francesca Panetta

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