Da artigiano e piccolo commerciante a imprenditore di successo: cosa blocca?

Il vero motivo per cui non arriva il successo non è colpa della crisi o del governo – secondo Emiliano Lemma – ma dei blocchi mentali

Trasformare artigiano in imprenditore. Emilliano Lemma, imprenditore dal 1999 e consulente di piccole e medie imprese, spiega come ottenere successo con la propria attività imprenditoriale.

Trasformare artigiano in imprenditore: ‘Da bottegaio a imprenditore di successo’

Sei un imprenditore o fai l’imprenditore? Nell’attesa di dare una risposta a questa domanda prendi in mano il libro di Emiliano Lemma, Da bottegaio a imprenditore di successo, e concediti il beneficio del dubbio sull’eventuale risposta che potrai aver pensato a primo impatto. Perché adesso faremo un viaggio nel mondo dell’impresa italiana. O meglio, nel concetto di impresa. E lo commenteremo proprio insieme a Emiliano Lemma, autore del libro e imprenditore.

Imprenditore – secondo il diritto commerciale italiano – è colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi.

Che detta così, sembra cosa piuttosto regolare, semplice: il fine è scambiare beni e servizi.

Tutto qui?

E l’idea? I mezzi per realizzarla? E farai tutto da solo senza l’aiuto di collaboratori? E la gestione amministrativa e finanziaria a chi spetta? E ancora: l’imprenditore per avere successo deve operare in prima persona e anche pensare a come vendere? Insomma, un factotum della sua azienda?

Domande da grattacapo che si potrebbe pensare abbiano risposte semplici, ma in verità non è esattamente così. O almeno non lo è per lui: “Nel mondo attuale – spiega Emiliano Lemma – ha successo chi sa creare dei business intelligenti e sa comunicare adeguatamente i propri punti di forza attirando nuovi clienti in modo continuo e costante, non chi si limita a cercare di essere più bravo”.

Cosa significa, che la qualità non paga?

“Il consumatore – spiega ancora – non sceglie il prodotto migliore in assoluto ma quello che, secondo lui, è il migliore al giusto prezzo. Facciamo qualche riflessione a tal proposito. Il ristoratore di maggior successo non è quello in cui si mangia meglio. Oppure il salone di acconciature di maggior successo non è quello in cui il titolare è il miglior parrucchiere della città. Il centro estetico di maggior successo non è quello in cui la titolare è la migliore estetista della città. Oppure, ancora, l’impresa idraulica di maggior successo non è quella in cui il titolare è un vero e proprio mago dell’istallazione di condizionatori. La convinzione che essere bravi tecnicamente sia garanzia di successo è una fesseria colossale, e me lo dimostrano poi quelli che sostengono questa assurda tesi, nel momento in cui chiedo loro il motivo per il quale non hanno il successo che meritano”.

In sostanza cosa significa questo?

“Che in genere mi tocca ascoltare le classiche banali risposte del tipo: c’è troppa crisi, c’è troppa concorrenza, ci sono gli abusivi, ci vuole culo nella vita come nel lavoro, ci vogliono le conoscenze, le tasse, i controlli, la siccità, le cavallette (come la citazione dal film The blues brothers). Se l’attività non ha successo nonostante la (presunta) qualità dei servizi, solo perché non è abbastanza conosciuta allora, anziché lavorare a testa bassa per diventare sempre più bravo nello svolgimento dei servizi, occorre far crescere la percezione di ciò che si vende. Quello che occorre rimuovere, soprattutto, sono i blocchi mentali”.

E quali sarebbero i blocchi mentali?

“I limiti nella conoscenza di come funziona veramente un business di successo. Un imprenditore, anzi, chiunque possegga una partita iva, non può ragionare come un dipendente. Non perché i dipendenti siano in qualche modo inferiori, meno dotati, o meno capaci di noi, quanto perché, per loro stessa natura, vivono e pensano in modo differente. È ovvio che chi è stipendiato si concentri sui propri diritti, sulle vacanze che gli spettano, sulle ore di straordinario da concordare e su eventuali problematiche con i colleghi. L’imprenditore sa che, per restare sul mercato, deve sempre aggiornarsi, cambiare, trovare nuove soluzioni mentre il dipendente si ferma, pensa di non dover progredire, crescere, aumentare le proprie conoscenze, trovandosi poi in grossa difficoltà quando, come sempre più spesso capita, l’azienda per la quale lavora chiude o lo licenzia. E aggiungo: le persone vanno in vacanza, non le aziende..”.

Insomma, una questione di approccio e di mentalità, appunto..

“Mi permetto di sottolineare, a tal proposito, questo concetto: le persone di successo non staccano il cervello il lunedì (per esempio se il lunedì è il giorno libero), ma usano il giorno di riposo per preparare le strategie di marketing che useranno durante la settimana. Generalmente, poi, stanno aperti quando i concorrenti, invece, chiudono, proprio perché i primi sono troppo concentrati a ‘godersi la vita’..”.

Ecco. Ma allora un imprenditore non va mai in vacanza?

“No, no, anzi. Ho sempre fatto in modo di potermi permettere almeno un mese e mezzo di vacanze, non continue, durante l’anno”.

Allora questo significa che occorre avere dei collaboratori, giusto?

“Dipendenti, sì. Parlo di me, dei miei errori. Tutti ne abbiamo fatti, però dagli errori si impara. Lavorare da soli per non rischiare problemi e cause, restare piccoli perché è meglio incassare 50mila euro da soli e senza troppi problemi che fatturare 10 volte tanto ma lottando ogni giorno con burocrazia, leggi, consulenti del lavoro, permessi, ferie, boicottaggi eccetera.. questi sono i motivi per i quali non ho avuto il successo che avrei meritato. Spesso si ignorano i motivi per i quali si dovrebbe trasformarsi da artigiano a imprenditore”.

L’Italia è ricca (forse) ancora di molti artigiani, e comunque di moltissime piccole e medie imprese. Difficile crescere in un paese come l’Italia?

“Il problema è che in Italia nessuno ti insegna a fare business. In Italia la scuola forma solo buoni dipendenti. Anche all’Università, ti preparano per quando sarai un dottore in una struttura ospedaliera, un avvocato in uno studio importante, un manager di una grande azienda, un giornalista, un responsabile marketing di una multinazionale, ma nessuno ti prepara a diventare il titolare di un’attività. Anche le scuole professionali non vanno meglio: ti insegnano a fare l’estetista o il parrucchiere, non il titolare di un salone. Ti insegnano a fare il cuoco, non a diventare un ristoratore. Ecco perché a tutti noi mancano le basi per fare impresa: nessuno ce le ha insegnate”.

Quindi il messaggio è..?

“Non è la grande idea a renderti ricco quanto la sua applicazione, trasformandola in un business redditizio sul lungo periodo. Perché, in sostanza, si dovrebbe vendere il servizio in modo adeguato, farlo conoscere, chiedere finanziamenti per svilupparlo al meglio etc. Non conta l’idea, conta la capacità di trasformarla in business: non puoi farlo se non possiedi le conoscenze adeguate e se sei limitato dai blocchi di cui parlavo prima, tipici dell’artigiano e del piccolo commerciante italiano. Tutto questo io l’ho imparato negli anni sulla mia pelle”.

In conclusione, su cosa dovrebbe concentrarsi l’artigiano o il piccolo commerciante?

“I pilastri di un’attività sono 3: la gestione amministrativa, strategica e finanziaria; la produzione, cioè lo svolgimento dei servizi; e il marketing. Se la produzione si può – e si deve delegare – quello su cui proprio non si può prescindere sono gli altri due. Non si può delegare, per esempio, la gestione finanziaria al commercialista!”.

Così come – aggiungiamo – non si dovrebbe delegare la gestione dei social a qualche web agency senza un piano editoriale. Spiccare il volo è possibile, secondo Emiliano Lemma: “Basta liberarsi dai blocchi, dalle convinzioni sbagliate e arretrate”.

Marilena Rodi

2 pensieri riguardo “Da artigiano e piccolo commerciante a imprenditore di successo: cosa blocca?”

  1. Seguo Emiliano Lemma e sto leggendo il suo libro “Da artigiano a commerciante di successo”. Credo fermamente in ciò che dice lui perché in Italia il grande problema è proprio la mentalità. Abbiamo una mentalità che si scontra con la mentalità di un imprenditore di successo. Ed inoltre facciamo impresa quando in realtà non sappiamo come si fa impresa. Quando per esempio in USA la formazione per gli imprenditori è alla base di tutto e lo si fa anche nelle scuole.
    Quindi complimenti per l’articolo, molto utile 🙂

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