L’infanzia è una necessità: i bambini non sono alla pari degli adulti. Il fenomeno ‘milf’

L’infanzia è una necessità: non trattate i bambini alla pari degli adulti. Il fenomeno ‘milf’

di Tamara De Luca

L’infanzia è una necessità: non trattate i bambini alla pari degli adulti. Un tempo l’infanzia veniva vissuta secondo modalità e tempi di vita specifici, differenti da quelli dell’adolescenza e dell’età adulta.

Quando nasceva un bambino i genitori creavano attorno a lui un ambiente protettivo adatto alle sue necessità, un nido in cui accoglierlo e prendersene cura. Con il processo della crescita il bambino usciva progressivamente da questo nido e si apriva, per gradi, agli stimoli del mondo esterno. Anche i bambini più grandicelli conducevano una loro vita, separata da quella dei genitori: non uscivano con loro la sera, solo raramente partecipavano ai loro viaggi.

Oggi la specificità dell’ infanzia è una realtà in declino; i bambini vivono, infatti, secondo modalità adultizzate, seguendo dappertutto i genitori – a teatro, al cinema, al ristorante, nei centri commerciali – e sono spinti da una forte pressione mediatica ad assumere atteggiamenti adultizzati nel vestire, nel parlare, nel relazionarsi con gli altri. I bambini tendono a comunicare da pari a pari con gli adulti, contrattano con i genitori regole e norme di vita, spesso li precedono nelle competenze tecnologiche.

Le conseguenze di tale stato sono, purtroppo, quanto mai sotto i nostri occhi: i bambini, esposti a messaggi non adatti alla loro età e bombardati da stimoli come mai era accaduto nella storia, mostrano segni di disagio evidenti.

Si rende fondamentale, allora, contribuire a diffondere una cultura che protegga questo tempo della vita e sottolinei la dimensione educativa di cui i bambini hanno bisogno e che gli adulti spesso negano loro, intrappolati in una rete di insicurezze e precarietà personali, troppo presi dal bisogno di essere amati, anche dai figli.

Adultizzazione del bambino e infantilizzazione dell’adulto

sono due fenomeni della post modernità che vanno di pari passo. In questo contesto di confusione generale, i bambini ci appaiono disorientati, insicuri, fragili: per loro, evidentemente, l’infanzia è una necessità.

Quante volte, da ragazzi guardavamo i genitori dei nostri amici, se non proprio come vecchi decrepiti, come persone facenti parte di un’altra vita e dimensione. Gente con cui non avevamo niente in comune. Oggi non è più così, i ragazzi non la pensano così. Interagiscono con il mondo adulto, come se ne facessero parte in una confidenza inopportuna e fuori luogo.

Colpa degli adulti e socialmente sbagliato

Questo fenomeno è frutto dei nostri tempi, ma socialmente sbagliato. C’è una sorta di vuoto, un assottigliamento generazionale. In parte è colpa degli adulti, che spesso si comportano come i loro figli adolescenti. Nella nostra società iperconnessa non c’è solo l’uniformità culturale ma anche quella generazionale: genitori e figli finiscono a guardare gli stessi video, transitare per gli stessi siti, recepire gli stessi messaggi. Si parla delle stesse cose allo stesso modo.

In parte è colpa degli adulti, che spesso si comportano come (o peggio) dei loro figli adolescenti. Non è la sola voglia di restare attaccati alle vestigia di una gioventù scappata via troppo in fretta, ma l’illusione di poter condividere le stesse esperienze, lo stesso percorso con ragazzi ai loro inizi.

Anche il linguaggio, formato da quei codici indirizzati a una determinata cerchia di persone, è mischiato al gergo comune e abbreviato; parlano allo stesso modo al compagno, alla maestra, al dottore. Si parla delle stesse cose allo stesso modo.

Il boom delle milf e il porno di massa

l boom delle milf è un fenomeno culturale globale, che ha a che fare con la libertà post-ideologica della donna, l’allungamento della vita e l’influenza del porno di massa. L’Italia comunque è seconda solo alla cattolica Irlanda come percentuale di ricerche su milf; ossia donne di quaranta anni che hanno la specifica caratteristica di essere sposate con figli. Nel Sud Italia, poi, la parola è più cercata che al Nord.

Come e dove è nato il termine ‘milf‘?

L’Oxford dictionary lo colloca negli anni ’90, quando si diffonde nei campus americani. L’apoteosi arriva con il American Pie, film del 1999 tutto torte, sesso e goliardia: qui, la «mamma di Stifler», che non ha neanche un nome, è il sogno erotico degli studenti maschi. Sì, è la versione aggiornata, un po’ trivializzata, di Mrs. Robinson, la donna interpretata dalla bellissima Anne Bancroft (allora 36enne) che nel Laureato seduce il futuro sposo della figlia, interpretato da Dustin Hoffman (l’omaggio è palese nella scena clou di American pie, dove parte la canzone di Simon & Garfunkel). Al fascino di certe mamme, a suo modo cede anche Il giovane Holden (il romanzo di Salinger è del 1951), che nella sua fuga in treno incontra la mamma di un compagno odioso, Ernest, di cui però parla benissimo per compiacere l’assai piacente donna.

Non dico che debba esserci riverenza o timore come vigeva in passato, ma il riconoscimento dei ruoli è importante, soprattutto per la crescita e l’identificazione di quelle regole comportamentali fondamentali nella vita adulta. Non vuol dire che l’uno debba opprimere l’altro o che una parte abbia più valore perché in possesso dell’autorità dettata dall’età, semplicemente che stiamo parlando di piani diversi, identità diverse.

Tutti desideriamo restare giovani (o almeno giovanili), e mantenere modalità amichevoli senza mai adottare il pugno di ferro che a volte la funzione di adulto richiede, è una tentazione forte. Mostrarsi uncool e non assecondare i favori che i ragazzini ci tributano, è più difficile che essere spiritosi, disponibili.

I genitori devono esercitare autorità

I genitori devono esercitare autorità se sono adulti e non adolescenti. Altrimenti, senza una leadership, neanche la ribellione è possibile, e invece è la cosa più sana che possa succedere a quella età. Essere eternamente giovani costituisce un miraggio che seduce da sempre, ma che oggi assume i contorni di una realtà ascrivibile a tutti e sempre e comunque.

La giovinezza infatti non viene più vissuta come età di transizione tra adolescenza e adultità, ma come ipotesi esistenziale sganciata dal divenire, oggetto del desiderio di cui è possibile impadronirsi anche se si è già raggiunta l’età adulta. Per catturare questa stagione della vita è sufficiente essere disposti a modificare il proprio corpo e il proprio viso, a interrompere trame relazionali consolidate, a reinventarsi nuovi ogni giorno. L’icona della giovinezza come immagine-simbolo creata dalla comunicazione globale e dal sistema della persuasione, e con l’ascolto di voci di giovani chiamati a esprimersi sul sé e sull’altro da sé. Questo cammino di conoscenza ha portato alla delineazione di un mondo popolato da giovani autentici e mistificati che sembrano accomunati dal rifiuto dell’adultità in quanto il dover essere impone di rimanere giovani per sempre.

“Il tema è molto complesso e trova la sua sintesi nella relazione sbilanciata tra mancanza totale o carenza di senso di responsabilità di un certo tipo di adulti di oggi, e l’atteggiamento degli adolescenti, sicuramente più precoci e sicuri di sé nel modo di proporsi, ma fondamentalmente ancora sprovvisti di una impalcatura emotiva e relazionale solida. Quando il terreno di gioco, o magari proprio l’inizio stesso della partita, diventa la rete, un adolescente, per quanto disinvolto nell’utilizzo della tecnologia, nell’esperienza di relazione parte svantaggiato, e più facilmente può cadere in relazioni pericolose”.

Da un’indagine condotta da Ipsos per Save the Children si evince che:

  • oltre 1 adulto su 3 vuole trovare in rete un rapporto di affetto o di amore. Per quasi 1 italiano su 10 l’iniziativa parte dai ragazzi. Per la prima volta la percezione degli adulti sulle relazioni che intrattengono con minori e sul comportamento di questi ultimi, nonché sul ruolo di internet come strumento di incontro a sfondo sessuale
  • l’incontro sessuale tra un minore e un adulto è ritenuto “accettabile” da oltre un italiano su 3 (38%). Tra gli over 45, sono molti coloro che si affacciano alla rete per colmare un importante vuoto relazionale e affettivo della vita reale: il 37% degli italiani infatti afferma di utilizzare il web – soprattutto i social network – per conoscere persone disponibili a fare amicizia o ad intrattenere un rapporto di affetto o amore. Il 28% degli adulti ha tra i propri contatti adolescenti che non conosce personalmente.
  • l’81% degli italiani pensa che le interazioni sessuali tra adulti e adolescenti siano diffuse e trovino in internet il principale strumento per iniziare e sviluppare la relazione, che può sfociare nell’incontro fisico. 1 italiano su 10 attribuisce la responsabilità dell’iniziativa di contatto agli adolescenti.
  • il 28% degli adulti tra i 45 e i 65 anni ha tra i propri contatti giovani e adolescenti che non conosce personalmente e, nella fascia di età 45-54, sono 3 su 4 gli adulti che affollano la rete per trovare un rapporto di affetto o di amore.
  • un adulto che avvicina un giovane a scopi affettivi o sessuali è ritenuto irresponsabile ed emotivamente immaturo da quasi 3 italiani su 4 e potrebbe preferire questo tipo di legame per poter esercitare un ruolo di potere o di dominanza verso qualcuno più debole (22%), magari a causa di altrettanta immaturità emotiva, non sapendo portare avanti un rapporto con un pari (21%), posizione espressa soprattutto dalla componente femminile (26%).

Relazione sessuale adulto-adolescente

Analizzando le ragioni che spingono un adulto a intrecciare una relazione – virtuale o reale – con un adolescente, si intercettano risposte “giustificative”, che vanno dalla ricerca delle propria giovinezza (11%) alla novità dell’esperienza (8%), o il puro piacere di stare con una persona giovane e piena di vita (5%), la “sana” (2%) e “semplice” (4%) curiosità, o anche  l’innamoramento (4%). C’è poi un segmento di adulti abbastanza significativo (9%) che giustifica in ogni caso questo tipo di interazione, spostando la responsabilità fuori dall’adulto perché inconsapevole dell’età reale (6%), o perché incapace di resistere a una richiesta esplicita da parte dell’adolescente (3%).

Oggi “nella società dell’immagine del narcisismo, Internet è un nuovo ambiente di comunicazione, relazione, scambio”, mentre nella famiglia dove entrambi i genitori lavorano, il padre rischia di essere “simbolico” e la madre “virtuale”. Manca il contatto corporeo: genitori e figli sono spesso distanti ma mai “soli”. Nell’educazione odierna vengono sostenute espressività, creatività, intenzionalità, scompare il “prima il dovere poi il piacere”. Viene sostenuta la socializzazione precoce! “Questa – chiosa– è l’unica dipendenza indotta dagli adulti”.

La pornografizzazione della società

Assistiamo inoltre a una “pornografizzazione” della società: le nuove generazioni non solo hanno accesso a contenuti porno, hanno una difficoltà sempre più evidente a tracciare un confine tra un’esperienza intima da vivere in privato o da condividere in pubblico.

Bambini adultizzati, adolescenti infantilizzati, adulti adolescentizzati: la vera emergenza educativa”.

Abbiamo bisogno di adulti autorevoli: la loro relazione e il loro sguardo di ritorno sono fondamentali per gli adolescenti.

Il fenomeno sociale definito come “adolescenza prolungata” è stato ampiamente descritto da colleghi psicologi, da sociologi ed economisti. Negli ultimi anni assistiamo a un nuovo fenomeno denominato “adolescenza di ritorno”. Si tratta di persone che avevano già superato, almeno apparentemente, la fase adolescenziale e che fra i 45 e i 55 anni circa riprendono nei comportamenti, atteggiamenti e modalità di pensiero i tipici tratti dell’adolescenza.

Nel film L’amore è eterno finché dura un signore attempato e sposato impersonato da Carlo Verdone si reca in un locale dove fanno lo speed date una modalità per conoscere e presentarsi in pochi minuti a nuovi potenziali partner. La vicenda continua con la separazione dalla moglie e l’innamoramento nei confronti della compagna di un amico, mentre l’amico stesso, a sua volta, si invaghisce di un’altra. Si tratta di una serie di vicende adolescenziali in cui i personaggi raccontano a se stessi di essere innamorati ma in realtà risultano attratti solo dalla possibilità di fare finta di essere nuovamente giovani e disponibili sul mercato dell’amore. Il film finisce con una nuova coppia formata ma in cui i due, per poter stare insieme, vivono separati tornando, come si confà all’adolescente, da soli.

Rimaneva chiaro fino a qualche decennio or sono che l’adolescenza sarebbe durata al massimo fino ai 30-35 anni. Ai pubblicitari e al meccanismo consumistico questo però non bastava per cui il passaggio è stato automatico verso la descrizione di cinquantenni o addirittura sessantenni con atteggiamenti tipicamente adolescenziali. Nei film italiani all’ultima moda vediamo, conseguentemente, attori che impersonano degli adulti-adolescenti incapaci di fare delle scelte e di avere dei desideri a lungo raggio. Nell’adolescenza prevale la voglia del momento, quella a breve raggio che dura qualche settimana o mese poi si vedrà. La voglia è tipicamente funzionale al consumismo. La macchina potente del momento, il computer o il tablet innovativo, la vacanza in un nuovo paradiso artificiale o il vestito sono voglie che si possono appagare per poi essere, a breve, consumate e dare spazio a nuove voglie.

Il fenomeno dell’adolescentizzazione

In questa adolescentizzazione della società indotta dai mezzi di comunicazione di massa sotto la spinta degli interessi economici del nuovo consumismo siamo invischiati tutti.

Questa nuova estetica dell’età adulta quale ricaduta ha sull’universo di coloro che giovani lo sono davvero?

I giovani, tutti i giovani di ogni epoca, si meritano adulti che siano padri, maestri, compagni di viaggio sorridenti e accoglienti, nella luce e nel buio. Adulti intelligenti. Che anche se avessero visto fallire i propri sogni, non godano nel veder fallire i sogni altrui… come ci ricorda Roberto Vecchioni nella sua canzone:

“Comici spaventati guerrieri”

“I ragazzi nascondono lacrime sospese”

Come gatte gelose dei figli – Hanno un bagaglio di speranze deluse- Come onde che s’infrangono sugli scogli – Hanno un mondo che avete storpiato ingannato tradito massacrato- Hanno un piccolo fiore dentro- Che c’è da chiedersi com’è nato-

E cercano di amare- Domani come ieri- Questi miei piccoli comici spaventati guerrieri- E cercano di amare come uomini veri- Questi miei piccoli comici- Spaventati guerrieri

Non azzardatevi a toccarli mai

Non azzardatevi a giudicarli

Tirate via le vostre sporche mani

Non confondetevi coi loro sogni.

Il team di Fermiconlemani ha in attivo percorsi sull’affettività affinchè l’educazione ai sentimenti sia praticata da tutti gli adulti della società.

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