Il mare di Bari era il mare di Guaranga, cioè il mare dei Normanni

Il mare di Bari era il mare di Guaranga, cioè il mare dei Normanni (2° parte)

di Pino Gadaleta

Il mare di Bari era il mare di Guardanga, che fu principe della città, di origine longobarda. Sono scarse le notizie di Grimoaldo Alferanite figlio di Guarangua, considerato di origine longobarda. Per la precisione “Guaranga” è una corruzione del termine Varangi, come i bizantini chiamavano i Normanni, dal nordico Vaeringher, e il mare di Bari era appellato “mare de Guaranga”, cioè mare dei Normanni.

Guaranga, uomo di spirito guerriero

Alcuni cronisti dell’epoca descrivono Grimoaldo Alferanite come “vir valde mirabilis et bellicosi spiritus” e “liberalem et strenuun virum” (uomo magnifico e di spirito guerriero) e (uomo generoso ed energico).

Con la morte dell’abate Elia (1105) e la quasi contemporanea dipartita dei successori del Ducato di Puglia, Boemondo I e del fratellastro Ruggero Borsa (1111), Bari è attraversata da ribellioni e dispute tra fazioni filo normanne, in lotta tra loro, e quella filo bizantina, capeggiata dal nobile barese Argiro.

In questo periodo signora della città è Costanza di Francia, figlia di re Luigi IV di Francia, moglie di Boemondo I, e reggente per suo figlio Boemondo II. Costanza era stata già osteggiata dall’altra signora longobarda Sichelgaita, sposata con Roberto il Guiscardo, contesa che continuerà anche dopo la sua morte avvenuta nel 1090.

I Normanni erano sempre in contesa tra loro: furono uniti nella loro conquista del Mezzogiorno di Italia avvenuta con una progressiva erosione dei feudi longobardi e bizantini.

Bari, tra sviluppo e ricchezza

Bari che grazie al trafugamento delle reliquie di s. Nicola conosceva sviluppo e ricchezza, attraversa un periodo turbolento tra fazioni in lotta tra loro in vista della realizzazione di una supremazia da parte di notabili locali in contrasto con quella storica di Normanni e Bizantini. Si assiste ad alleanze e repentini capovolgimenti di fronte e di alleanze dettate da interessi mutevoli e contingenti.

Le fazioni in lotta a Bari

Le fazioni in lotta sostanzialmente sono riconducibili a due, una filobizantina che fa capo ad Argiro alleato con il cugino Pietro Joannicchio, e l’altra a Costanza, momentaneamente alleata con Grimoaldo Alfarenite e il vescovo Risone, successore dell’abate Elìa.

Costanza già nel 1113 per risolvere le sue difficoltà aveva chiamato Tancredi di Conversano, figlio di Sichelgaita che ricordiamo morta nel 1090, e in cambio del suo aiuto gli donò una parte della città di Bari. I baresi si ribellarono alla sua decisione e la tennero in ostaggio. Intervenne il fratello di Tancredi, Alessandro di Matera che ridusse i baresi a più miti consigli distruggendo le loro coltivazioni sotto le mura della città. Alessandro di Matera accarezzò l’idea successivamente di divenire comes Barensis e cattura Costanza che verrà liberata dal Papa e ritorna ad essere alleata con Tancredi. Nel 1116 tra i fratelli Tancredi e Alessandro di Conversano, fedele a Costanza, vi è uno scontro armato vinto da Alessandro che acquisisce il titolo di conte di Matera. Il vescovo Risone, nel 1117 riconosce a Costanza i privilegi di Boemondo I e Ruggero Borsa sul plateatico (una tassa sul suolo pubblico occupato dalle bancarelle per la vendita) sulle merci che giungevano a Bari e poste in vendita.

Grimoaldo Alfarenite e il vescovo Risone assediarono la casa-torre degli Argiro, posta nei pressi dell’odierna chiesetta di s. Maria del buon consiglio, il quale riuscì a fuggire e nel 1118 presso una chiesa posta tra Canosa e Barletta, si vendica assassinando il vescovo Risone, delitto che non resterà impunito, perché Argiro viene catturato dal conte di Barletta e giustiziato. In questo frangente Grimoaldo Alferanite si allea con Alessandro di Matera e a Giovinazzo imprigiona Costanza. Interviene il papa Callisto II che la fa liberare sotto il giuramento di rinunciare alle sue pretese sul ducato di Bari.

Il decennio di autonomia per Bari

Intanto nel nord Italia, nel 1118, nell’area compresa tra Verona e Venezia, Parma e Cremona si registra un disastroso terremoto.

Nel 1120 incomincia un decennio di autonomia per Bari grazie all’affermarsi di Grimoaldo Alferanite la cui personalità emerge sempre più conquistando la fiducia di baresi e forte di milizie cittadine, dette “conterati”. Nel 1121 Grimoaldo finanzia i lavori per terminare il succorpo della Cattedrale, dove oggi si ammira lo splendido mosaico di Timoteo, confermando la sua posizione di dominus della città celebrata in una epigrafe posta nella sacrestia di s. Sabino, datata 1115, e della quale ci riferisce lo storico barese Giulio Petroni.

Grimoaldo, a cui non facevano difetto anche doti diplomatiche, probabilmente vagheggiava il disegno di una Bari indipendente dal potere normanno e bizantino e magari accarezzava l’idea della costituzione di Bari in una Repubblica marinara. A tal proposito vanno considerate due pergamene consultabili nell’archivio storico della basilica di s. Nicola.

Il Trattato di Venezia che emancipa Bari

Il trattato con Venezia del maggio 1122 con cui il doge Domenico Michael si impegna a perseguire chiunque molesti mercanti baresi in territorio veneziano. Il documento è sottoscritto da una lunga lista di nomi, praticamente i maggiorenti e i grandi mercanti veneziani. Il documento ovviamente è la controparte di uno analogo emesso da Grimoaldo in difesa di mercanti veneziani presenti a Bari. Questo dimostra l’attenzione particolare e il riconoscimento di Venezia verso Grimoaldo. Secondo alcuni Grimoaldo per l’occasione fa costruire (?) o abbellire la chiesetta posta nel centro storico barese di San Marco dei veneziani.

L’altra pergamena è del giugno 1123, conosciuta come la pergamena azzurra, in quanto il supporto è colorato di azzurro e i caratteri sono vergati con inchiostro d’oro, su cui è scritto “Grimoaldo Alfarenite gratia Dei et beati Nikolai barensis principes” dona alla Basilica di s. Nicola la chiesa di santa Maria del Colonnato posta in una località presso Mola di Bari (Gizzy et Mauli), un bene confiscato agli Argiro.

Notevole è il passo del documento in cui Grimoaldo dichiara :”cuius [beati Nicolai] precibus et meritis tam nos quam et nostra res publica munimur et confovemur” (che le preghiere e i meriti acquisiti dalla devozione di s. Nicola possano proteggere e custodire noi e il nostro Stato).

Grimoaldo diplomatico

Sono due documenti che attestano che Grimoaldo è riconosciuto come principe ed è in grado di stipulare trattati validi e riconosciuti con Venezia.

Dopo la morte del duca Guglielmo (1127) e le rivendicazioni della sua eredità da parte di Ruggero II di Sicilia, Grimoaldo nel 1127 partecipò alla lega dei baroni del Mezzogiorno peninsulare contro Ruggero II, capeggiata dal papa Onorio II. In seguito ai successi militari di Ruggero, il pontefice fu costretto a concedere al normanno l’investitura del Ducato di Puglia, Calabria e Sicilia (1128). Grimoaldo con Tancredi di Conversano non si sottomise a Ruggero II e nel 1128 assediarono Brindisi, di cui ottenne nel dicembre dello stesso anno la resa, dopo aver garantito l’incolumità alla guarnigione. In questa circostanza Grimoaldo si rivelò abile diplomatico, perché ottenne la consegna della rocca, assediata invano da Tancredi.

Nel 1129 Grimoaldo si arrese a Ruggero II che fu incoronato nel Natale del 1130 re di Sicilia e magnanimamente riconobbe il titolo di principe a Grimoaldo contando sulla sua fedeltà.

Nonostante il giuramento prestato, Grimoaldo si ribellò a Ruggero partecipando attivamente nel settembre 1131 alla rivolta capeggiata da Tancredi di Conversano, ma furono sconfitti da Ruggero.

Bari si arrese nel giugno 1132 e Grimoaldo fu imprigionato e spogliato dei suoi beni e condotto in catene in Sicilia insieme con la moglie e i figli. Di lui non si ebbero più notizie.

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