Psiche e difesa immunitaria. Come combattere il cancro

Psiche e difesa immunitaria. Come combattere il cancro

di Marco Magliozzi*

Psiche e difesa immunitaria. Come combattere il cancro. Il sol pensiero dell’argomento che andremo a trattare in questo articolo è sufficiente a far accapponare la pelle di qualsiasi essere umano. Di cosa parliamo? Del cancro (o tumore o neoplasia), uno dei più grandi mali del nostro tempo: una malattia che, prendendo come riferimento una ricerca condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2008, è stata diagnosticata ben 12,7milioni di volte nella sua apparizione maligna.

Sempre in quell’anno 7,6milioni di persone sono morte di cancro in tutto il mondo. Tutte le neoplasie sono la causa del 13% di tutte le morti annuali, con i più comuni che sono: cancro del polmone (1,4 milioni di morti), cancro allo stomaco (740.000 morti), cancro al fegato (700.000 morti), del colon-retto (610.000 morti) e il cancro alla mammella (460.000 decessi).

In Italia, nel 2007 sono morte 572.881 persone: 224.311 per cause riconducibili al sistema cardiovascolare, e 171.625 a causa di tumori (in massima parte maligni); in quest’ultimo gruppo, le patologie più diffuse sono stati i tumori maligni del sistema respiratorio (soprattutto carcinoma del polmone; 34.610 morti), il carcinoma del colon-retto (18.349), della mammella (12.050), dello stomaco (10.522), oltre ai tumori maligni (generalmente non epiteliali) del sistema immunitario (13.880 morti).

Dati mostruosi, non esiste aggettivo più adatto.

Psiche e difesa immunitaria. Come combattere il cancro

Con il tempo la medicina, e la scienza tutta, si è adoperata per trovare terapie quanto più efficaci al trattamento della malattia: chirurgia, chemioterapia, radioterapia, sono solo alcuni esempi.

Essendo il cancro nell’immaginario collettivo una patologia che colpisce principalmente il corpo, per moltissimi anni gli esperti hanno dato poco peso alle conseguenze disastrose che potevano sopraggiungere nella psiche delle persone coinvolte: ansia, depressione e angoscia costante sono compagne di viaggio di ogni malato oncologico. Senza contare tutta quella serie di cambiamenti che avvengono nella propria vita a livello di relazioni sociali, amicali, parentali e di coppia.

Psiche e difesa immunitaria. Combattere il cancro

In questo mio articolo vorrei infatti porre l’attenzione sulle eventuali strade da percorrere per meglio affrontare questa difficile situazione da un punto di vista prettamente psicologico.

Premesso che l’intervento dello psicologo-psicoterapeuta deve sempre e solo avvenire in affiancamento a un trattamento medico, ritengo quanto mai fondamentale che i pazienti oncologici vengano sostenuti e supportati dal punto di vista emotivo.

Secondo moltissime ricerche, infatti, la nostra psiche, se colpita e indebolita, può influenzare fortemente anche l’organismo e con esso le difese immunitarie. Il Prof. Luigi Grassi, Presidente della Società Italiana di Psiconcologia e professore di Psichiatria all’Università di Ferrara, sottolinea come ad esempio la depressione non sia esclusivamente un disturbo di natura psicologica, ma una malattia capace di indebolire l’organismo sotto un punto di vista biologico.

Consentire quindi al paziente di affrontare la malattia con un adeguato supporto psicologico gli permetterà di sostenere il decorso della patologia con molte più risorse e maggiori percentuali di guarigione.

Fattori psicologici connessi alla salute

Nel 1982 nasce, da parte dell’European Organization for Research and Treatment for Cancer (EORTC), il riconoscimento della necessità di un’integrazione tra variabili fisiche e psicosociali nel trattamento del cancro: l’esigenza, quindi, di esaminare e analizzare il problema anche dal punto di vista psichico.

La psicologia oncologica mira quindi a promuovere l’adattamento interiore della persona coinvolte: l’obiettivo principale è quello di garantire l’integrità psichica e fisica del paziente, aiutandolo ad affrontare i disturbi guaribili e ad accettare quelli irreversibili; è costituito da una serie di risposte cognitive, emotive e comportamentali. In ciascuna fase della malattia, infatti, le reazioni psicologiche di una persona sono il risultato di un’integrazione complessa tra il ricordo delle esperienze passate, la percezione della minaccia futura e le risorse disponibili.

Il tumore ha infatti, come detto, un impatto devastante non solo sul paziente, ma anche sul rapporto di coppia (per il partner di un membro malato), sui figli (quando un genitore è malato), sulla famiglia (nei casi di neoplasia infantile o quando un membro della famiglia si ammala).

Pazienti e operatori si trovano normalmente a confronto con i grandi dilemmi dell’esistenza che il cancro e la malattia oncologica implicano: la caducità della vita, l’ineluttabilità della morte, la fragilità e l’incostanza della salute psicofisica, il concetto di giustizia e di ingiustizia, il senso di solitudine e molto altro.

Il cancro e i significati irrazionali

La parola cancro reca infatti con sé ancora molti significati irrazionali, che evocano una profezia di sventura e di catastrofe esistenziali. Per molto tempo, il tumore non è stato una malattia come le altre, da curare e da poter sconfiggere, ma una sorta di anticamera di morte, sinonimo di grande dolore e d’incommensurabile sofferenza.

Il trattamento psicologico permette al paziente e ai suoi familiari di acquisire gli strumenti necessari per gestire il disagio indotto dalla malattia ed eventuali comportamenti di evitamento relativi a programmi terapeutici o controlli. In particolare, consente di apprendere tecniche per riconoscere e gestire emozioni negative, pensieri disfunzionali, comportamenti disadattivi e interiorizzare modalità efficaci di problem-solving.

Il trattamento psicologico del cancro

Nello specifico 4 sono le macro-fasi da considerare nel trattamento psicologico:

●      Formulare un obiettivo: ogni forma di comunicazione impone la formulazione dell’obiettivo da elaborare secondo determinati criteri. L’obiettivo va formulato verbalmente in maniera positiva.

●      Manageability: l’accento va posto sulle possibilità di controllo da parte del paziente o sulla sua responsabilità. Ciò in riferimento a:

a) la sua salute, stimolando l’individuo a riflettere su che cosa può e desidera fare per se stesso e che cosa vuole controllare e come, relativamente alle sue cure;

b) la sua malattia, promovendo la motivazione a fare il necessario “in maniera volontaria”, favorendo il più possibile l’indipendenza e l’autosufficienza.

●      Ricevere e capire le informazioni: capire dipende molto dalla disponibilità di informazioni chiare in merito a prevenzione e terapia. Esistono in letteratura diversi studi che evidenziano gli effetti positivi che una corretta comunicazione di “cattive notizie” può avere sui malati di cancro per quanto riguarda la comprensione delle informazioni, la soddisfazione per l’assistenza ricevuta e, in generale, le modalità di adattamento alla malattia.

●      Ricercare il significato: è un processo che non ha mai fine. In questo ambito il sostegno di una rete sociale è di fondamentale importanza. Si tratta di compiere un percorso di ricerca del significato, anche nella malattia, e di collocazione all’interno della storia individuale, prima solo per se stessi, poi, successivamente, da condividere con i propri cari.

L’obiettivo primario è della Psicologia Oncologica è quindi quello di cercare di ridimensionare l’immagine della morte, l’immagine d’irrecuperabilità e d’irreversibilità, offrendo al paziente una maggiore possibilità di guarigione e di rinascita.

*psicologo-psicoterapeuta, esperto in Pnl e criminologia

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