Infanzia e adolescenza, opportunità e pericoli dei media. La nuova stagione dei diritti dei minori

Infanzia e adolescenza, opportunità e pericoli dei media. La nuova stagione dei diritti dei minori

di Tamara De Luca*

La giornata del 20 novembre per la ricorrenza della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza non deve essere sentita come una mera ricorrenza ma deve essere lo stimolo e l’occasione per riflettere su un tema che è oggi più che mai fondamentale. Parlare dei nuovi diritti per l’infanzia e l’adolescenza, significa parlare di nuove sfide. La Convenzione del 1989 è la più riconosciuta in assolu­to, essendo stata ratificata da quasi tutti i paesi del mondo, tranne gli Usa.

Oggi, dopo trent’anni dall’entrata in vigore della Convenzione, e nonostante l’esistenza di meccanismi volti a proteggere i diritti dei bambini, discriminazioni e violazioni sono ancora all’ordine del giorno. Nonostante i progressi degli ultimi 30 anni,

i diritti dei bambini continuano ad essere a rischio in tutto il mondo.

Proprio per questo, tutelare i diritti delle categorie più vulnerabili, quali i bambini, è uno dei passi fondamentali per la realizzazione dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Solo mettendo al centro i diritti dei più piccoli sarà possibile lasciare un mondo migliore alle generazioni che verranno.

Come mai allora essa è anche quasi completamente sconosciuta?

Cosa fanno governi nazionali e, soprattutto, locali per dare seguito agli impegni giuridici che derivano dalla ratifica di questa convenzione?

Come dare voce ai bambini nel dibattito sulla scomparsa dello spazio pubblico e su come restituirlo alle persone?

Quali sono i diritti che oggi, come adulti siamo tenuti a garantire all’infanzia e all’adolescenza?

Siamo in grado di delineare e calare nel concreto una nuova idea di cittadinanza, che vada oltre le logiche tradizionali e comprenda anche quel mondo digitale, fatto di pericoli e opportunità per i nostri giovani?

L’ambiente digitale ci mostra chiaramente che tutelare, oggi, significa oltre che dotarsi di strumenti legislativi, anche e soprattutto insegnare alle nuove generazioni il “gusto” e “piacere” di intervenire attivamente e concretamente, di essere e sentirsi cittadini “consapevoli” di questo nuovo ambiente, in modo da garantire un utilizzo corretto e immune dei pericoli.

L’attuale espressione “generazione digitale”-“nativi digitali”

illuminano sul fatto che la familiarizzazione con le nuove tecnologie avviene spesso molto precocemente, sin dai primi anni di età del bambino. Proprio per questo è necessario assicurare al minorenne un uso adeguato della rete, che sostenga il pieno e armonioso sviluppo della sua personalità senza costituirne pericolo.

Abbattendo quelli che sono i confini spazio-tempo, le Tecnologie delle Informazioni e della Comunicazione (Tic) permettono di creare spazi nuovi, impossibili da replicare nella vita reale. Il mondo virtuale può essere uno strumento prezioso, attraverso cui il bambino può esercitare diritti fondamentali, come quelli sanciti dalla Convention on the Rights of the Child (Crc), quali partecipazione, il gioco, libertà di espressione. D’altro canto, è necessario tutelare i più piccoli da quelli che possiamo definire come rischi online, derivanti per l’appunto dall’uso non consapevole dei nuovi media.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Right of the Child, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 20 novembre 1989) evidenzia la necessità di declinare il tema della tutela dei bambini e dei ragazzi non solo in termini di protezione giuridica, ma anche nelle dimensioni di prevenzione, promozione e soprattutto di partecipazione attiva dei bambini e dei ragazzi.

Di seguito analizzo tre articoli della Crc in correlazione alle nuove leggi sull’uso dei social nel nostro tempo.

La tutela dei minorenni nell’ambito dell’uso sicuro delle tecnologie e dell’informazione (art. 17 CRC);

– L’obbligo degli Stati di garantire ai genitori di poter svolgere congiuntamente il loro diritto/dovere di proteggere ed educare i figli (art. 18 CRC);

– Il diritto di essere protetti da abusi sessuali (art. 34 CrC).

La complessità della rete ubiqua e pervasiva, ci mette di fronte al costante pericolo di essere sempre un passo indietro rispetto alle emergenze che scaturiscono dall’evolversi delle tecnologie digitali.

La Legge n. 176/91 ha ratificato la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in cui all’art. 3 viene sancito che:

“in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse del fanciullo deve essere una considerazione preminente”.

Un assunto cardine per tutte le normative esistenti sui fatti che coinvolgono soggetti minorenni, rafforzato dal successivo art. 16 in cui viene stabilito che

“nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella vita privata, nella sua famiglia, nel suo onore e alla sua reputazione. Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti”.

In questo contesto si inserisce il Codice della Privacy secondo il quale chiunque e quindi anche il minorenne, ha diritto alla protezione dei dati che lo riguardano e il loro trattamento deve svolgersi nel rispetto dei diritti, delle libertà personali e della dignità, con particolare riferimento alla riservatezza e all’identità personale. Ed è proprio su quest’ultimo assunto che voglio richiamare l’attenzione, riprendendo la domanda iniziale cercherò di scuotere le coscienze.

Rischi online e nuove tendenze

I ragazzi e le ragazze, anche se spesso tecnicamente competenti, sono fruitori inconsapevoli dei nuovi media e tendono a non cogliere le conseguenze dei loro comportamenti sul web. Il Nono Rapporto sul monitoraggio della Convenzione dei diritti dell’adolescenza e dell’infanzia in Italia – redatto dal gruppo di lavoro sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a cui partecipano 91 tra organizzazioni e associazioni attive nell’ambito dell’educazione e della tutela dei minori – fornisce un quadro dettagliato di come si siano evoluti negativamente in Italia i comportamenti degli adolescenti a fronte di un uso inconsapevole di internet e dei social network: da un aumento dell’uso di sostanze psicoattive, alla crescita del fenomeno del sexting e del gioco d’azzardo, al bullismo e cyberbullismo. Per non parlare del problema della privacy e cioè il diritto alla riservatezza della propria vita privata e al controllo dei dati personali. Attivare un profilo social su una qualsiasi piattaforma vuol dire dover gestire la propria identità anche online e, di conseguenza, mettere a disposizione del mondo circostante dati e informazioni personali.

Il problema della sicurezza, associato all’utilizzo dei nuovi media da parte dei giovani, non è riconducibile solo all’esistenza di rischi, più o meno gravi. Ciò che deve preoccupare è la possibilità che il virtuale possa sostituire il reale e che l’etere diventi l’unico spazio d’aggregazione per i giovani. L’uso delle nuove tecnologie deve essere integrativo e costruttivo: è fondamentale fare riferimento ai bisogni reali all’origine dell’utilizzo delle nuove tecnologie, ai bisogni emotivi, cognitivi, e relazionali che non devono essere sostituiti da ciò che prontamente offre la rete, ma integrati.

Quali sono i diritti che oggi, come adulti siamo tenuti a garantire all’adolescenza? L’età del consenso digitale

Profili fake, nickname e profili social offrono ai giovani la possibilità la possibilità di essere presenti, partecipare, socializzare e comunicare nell’illusione di anonimato posta sotto il loro controllo, possono mostrarsi o celarsi in un gioco di alternanze che li fa essere anonimi o desiderosi di popolarità a seconda dell’obiettivo che si prefiggono usufruendo di servizi di rete che consentono di porre e rispondere a domande provenienti o destinate a sconosciuti.

E’ di estrema importanza approfondire in tal senso il concetto di “Consenso digitale” e l’individuazione dell’età in cui i minorenni vengono considerati in grado di esprimerlo in modo compiuto e definitivo. Quello della definizione dell’età minima per esprimere il consenso al trattamento dei propri dati è argomento delicato, che va letto alla luce della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Va considerato, infine, il nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, Gdpr, il quale ha previsto maggior tutela dei minori rispetto agli adulti. Tale Decreto italiano sul Gdpr 101/2018 ha portato a 14 anni l’età minima per esprimere il consenso al trattamento dei propri dati. Con riguardo ai servizi quali social netwotk o i servizi di messaggistica, per i minori di età inferiore ai quattordici anni è lecito a condizione che il consenso sia prestato da chi esercita la patria podestà.

La norma mira a tutelare il minore in quei contesti virtuali ove risulta maggiormente esposto a causa di una minore consapevolezza dei rischi insiti nella rete.

Fenomeni come la pedofilia, la pedopornografia, la violenza di genere, la prepotenza e l’aggressività adolescenziale, cyber crime-cyberbullismo

hanno trovato nella rete opportunità nuove di manifestarsi e di aggravarsi con un pubblico potenzialmente infinito di spettatori ed emulatori. Una tempestiva educazione dei minorenni rispetto al rischio dei media, un potenziamento delle capacità degli adulti significativi di leggere e di interpretare anche in chiave virtuale i segnali di difficoltà espressi dai ragazzi, una collaborazione interistituzionale sempre più stretta su questi temi e un impegno condiviso da parte dell’hight tech e social media nella protezione dei giovani utenti, possono considerarsi prodomi irrinunciabili di strategie preventive.

Bambini e foto online, quali sono i diritti che oggi, come adulti siamo tenuti a garantire all’infanzia?

In questo contesto si inserisce:

Il Codice della Privacy D.L.vo n.196/2003 secondo il quale chiunque e quindi anche il minorenne, ha diritto alla protezione dei dati che lo riguardano e il loro trattamento deve svolgersi nel rispetto dei diritti, delle libertà personali e della dignità, con particolare riferimento alla riservatezza e all’identità personale.

– Il Diritto di autore… La tutela dei minori è consacrata dalla Costituzione, quando sancisce che la Repubblica Italiana protegge l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo ( artt. 2 e 31, comma II, cost.)

I diritti dei minori sono, inoltre, garantiti dalla legislazione ordinaria civile e penale.

La legge sul diritto d’autore prevede che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso (art. 96 legge n. 633/1941).

Sulle piattaforme web sempre più spesso ritroviamo foto che immortalano minori esibiti al pari di trofei, ripresi mentre fanno il bagnetto, mentre dormono e sognano sul cuscino dell’amore dei propri genitori, senza mai pensare che

anche i bambini, molto più degli adulti hanno diritto alla riservatezza,

con il risultato di trasformare gli spazi virtuali in un postribolo in cui i più piccoli potrebbero rimanere vittime dell’illecito trattamento dei propri dati personali, nonché, ancor peggio, di fattispecie di reato ancor più gravi.

Non dimentichiamo mai che i social hanno creato uno spazio sociale ibrido, che permette di far entrare il digitale nel nostro mondo fisico e viceversa, con un impatto diretto sui processi di “costruzione” della realtà sociale e della stessa identità.

Internet non è un giocattolo

e la nostra identità digitale è una emanazione di quella reale.

Il profilo facebook, instangram o twitter non differisce da quello che un tempo era considerato “il decoro” della persona. Bisognerebbe sempre ricordarsi che:

– la fotografia è un dato personale e non può essere diffusa se non vi è l’autorizzazione dell’interessato, art. 16 Crc.

– i minori godono di un diritto alla privacy rafforzato rispetto agli adulti e hanno soprattutto il bisogno di crescere senza turbamenti data la loro particolare condizione.

– i genitori non sono proprietari dei loro figli. Gli art. 147 e 357 del Codice civile, impongono a chi esercita la potestà genitoriale un dovere di cura e di educazione nei confronti dei figli, che oggi può essere esteso anche al corretto uso dell’immagine del minore.

– la rimozione delle foto non è sufficiente! Le immagini innocenti potrebbero finire sui siti pedopornografici e la tecnologia attuale consente, in un secondo, di scaricare la stessa fotografia in milioni di computer, pertanto la rimozione non è sufficiente per riparare il danno che spesso ha portata inimmaginabile. Mentre la memoria delle persone a volte è corta (specie in fase di processo) il web ha la cattiva abitudine di non dimenticare nulla.

In questo senso la più recente giurisprudenza ha evidenziato che: “L’inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto online, non potendo inoltre andare sottaciuto l’ulteriore pericolo costituito dalla condotta dei soggetti che ‘taggano’ le foto online dei minori e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico, da far circolare fra gli interessati… il pregiudizio per il minore è insito nella diffusione della sua immagine sui social network.( cfr. trib. Di Mantova 19 sett. 2017)”.

Nell’anno 2018 un altro provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Roma:

“Papà e mamma che faranno un uso improprio degli scatti della propria prole, esponendola a potenziali pericoli potranno ricevere salatissime multe, che possono arrivare a un importo di diecimila euro”.

La denuncia che ha portato all’ordinanza è scattata da un ragazzo di sedici anni che ha citato in giudizio la madre per essere tutelato. La madre, incurante della sua volontà, continuava a postare le foto del figlio sui social contornate da frasi. Il giudice, prendendo le difese dell’adolescente non solo ha stabilito che la madre non potrà più postare sue foto, pena una multa di diecimila euro, ma ha anche obbligato la stessa a rimuovere quanto postato senza la sua volontà.

In conclusione: come si considera naturale insegnare a un bambino a camminare aiutandolo a muovere i primi passi in una situazione sicura, altrettanto lo si dovrebbe prevedere per i minori che muovono i primi passi nell’ambiente digitale.

Gli interventi di promozione e di partecipazione diventano anche un elemento di prevenzione per le possibili vittime: la potenziale vittima, infatti spesso si espone, inconsapevolmente, a situazioni pericolose in quanto non sufficientemente informata sui rischi della rete, dove si commettono reati proprio come nella realtà.

Occorre preservare e consolidare la “capacità di essere soli”,

già acquisita nell’infanzia ( D.W. Winnicot), perché non venga travolta dalla necessità coattiva di essere continuamente in comunicazione con gli altri e di condividere sempre e tutto a uso documentaristico, secondo il quale di ogni cosa resti traccia diventando patrimonio relazionale. Basta fomentare il “voyerismo mediatico”.

Già dal 2018 l’associazione Fermiconlemani ha divulgato il progetto denominato “I bambini non si toccano”. Il pericolo da cui si intende tutelare i minori, in particolare è quello che venga attribuita loro un’identità digitale a loro insaputa, oltre alla perdita del controllo della propria immagine nei meandri del Web.

Occorre, pertanto, un’adeguata informazione nella materia in questione, in primis con riferimento agli adulti: oltre a sensibilizzare i giovani all’uso corretto delle proprie immagini in rete, è altrettanto importante educare i genitori, che spesso creano identità digitali ai loro figli – totalmente inconsapevoli – senza preoccuparsi delle ripercussioni future di tale gesto. Ci si trova di fatto al cospetto di una vera e propria ‘nuova frontiera’ del Diritto di famiglia.

Se non è facile essere genitori ai tempi dei social media, al contempo non possiamo pensare che la soluzione sia eliminare i social dalla vita dei propri figli, risolvendo così il problema alla radice. È possibile ritardare questo momento, lasciarli vivere la loro infanzia slegati però dalle tecnologie digitali: avranno una vita intera per vivere il web, e prima o poi arriverà il momento in cui non si potrà negare loro di aprire un profilo Facebook o Instagram. Quando quel giorno arriverà, sarà meglio che siano prepararti e ben consapevoli di cosa hanno di fronte.

Diventa per questo fondamentale il sostegno dei genitori nell’accompagnare i figli in questo percorso, cercando di comprendere insieme a loro limiti e opportunità, rischi e pericoli, senza la paura di far emergere le criticità insite in questi nuovi media.

I genitori sono chiamati a rispondere a una delle sfide più importanti dei nostri tempi: educare i propri figli all’utilizzo dei nuovi media. Perché se, a volte, in questi luoghi virtuali, che sono oramai un’estensione delle nostre vite reali, “comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

*educatrice professionale, tutore legale minorile, vice presidente di Fermiconlemani

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