Ribellione, anoressia, abusi sessuali, guida spericolata. Chi sono gli adolescenti di oggi e cosa ci comunicano?

Ribellione, anoressia, abusi sessuali, guida spericolata. Chi sono gli adolescenti di oggi e cosa ci comunicano?

di Tiziana Cecere* e Tamara De Luca**

Nei tempi che stiamo vivendo “dell’accelerazione delle emozioni e della gara ad essere i migliori”, il mondo degli adulti a livello sociale e familiare è tenuto a riflettere sulle sempre più frequenti condotte devianti messe in atto dai minori adolescenti.

La società deve accogliere la sfida,

deve reagire positivamente, venire incontro sia al fenomeno dell’immobilità adolescenziale – e non stigmatizzarla come se fosse parte integrante del processo evolutivo – sia agli agiti antisociali, smettendo di trattarli come se l’ambiente fosse scevro di responsabilità.

Gli esperti si chiedono: la società attuale è abbastanza sana per poterlo fare?

Cresce l’allarme per l’aumento di condotte devianti da parte di minori e la commissione di reati da parte di gruppi organizzati di minorenni.

Gruppi di adolescenti che, nelle scuole, taglieggiano o picchiano i coetanei più deboli o gli stessi professori; minori che in gruppo commettono abusi sessuali o lanciano sassi dal cavalcavia, minori che abusano di alcol e sostanze.

Purtroppo fenomeni emergenti quali Binge Drinking, parkour, balconing, pulcin, skylarking, train game, flambe’, funky chicken, gambling, attività estreme e rischiose atte a eludere il senso di insoddisfazione e la necessità avvertita tra i giovani di autodeterminarsi nel gruppo dei pari.

E ciò in apparenza, in maniera trasversale alla classe sociale e al contesto familiare di appartenenza, come se le cause del malessere giovanile emergenti da tali atti rappresentassero un bagaglio comune a tutti i futuri adulti, nessuno escluso.
Certamente

i comportamenti a rischio

sono condotte che possono mettere in pericolo, sia nel breve che nel medio lungo periodo, la salute fisica e il benessere psicosociale degli adolescenti. Distinguiamo uso di sostanze psicoattive (alcolici, spinelli e altre droghe), condotte devianti (aggressione, furto e vandalismo, bugia e disobbedienza) guida pericolosa e altre condotte rischiose (sport estremi), comportamento sessuale precoce e non protetto, alimentazione scorretta (anoressico- bulimica, consolatori), uso di internet e social network, affiliazione a contesti settari.

Analizzando le condotte che cosa accomuna un adolescente che si riduce ostinatamente al digiuno e un giovane che rischia la vita sfrecciando con l’automobile ad alta velocità?

Cosa accomuna un gruppo di amici che si diverte a compiere atti vandalici o che abusa di sostanze come alcol o altre droghe?

Tutte queste fattispecie rimandano a problematiche comuni dell’adolescenza: non devono essere intese come azioni prive di senso o imitazione perché purtroppo rappresentano delle modalità dotate di senso, utilizzate da tutti gli adolescenti, tanto è vero che il passaggio dall’adolescenza all’età adulta comporta delle trasformazioni fisiche e psicologiche comuni a ogni individuo. Ciò che cambia è il modo in cui questi mutamenti possono essere vissuti dal suo contesto di appartenenza e della società più in generale.

E’ il mondo che circonda l’adolescente

che comincia a comportarsi diversamente nei suoi confronti, come se le modificazioni autorizzassero gli adulti ad avanzare delle nuove richieste e a nutrire differenti aspettative.
Al di là dei dati quantitativi queste situazioni/comportamenti rappresentano un monito di un disagio più diffuso che coinvolge le giovani generazioni e che si manifesta con modalità di comportamento antisociali. Un disagio che a volte nasce – o più semplicemente non trova spazio di espressione – nell’ambiente familiare e che attraverso il gruppo dei pari traduce il malcontento e la problematicità in forme di relazione e comunicazione non lecite.

Una modalità attraverso cui il giovane può esprimere il suo disagio

è  proprio lo sviluppo di un comportamento deviante o sintomatico che assume la funzione di comunicare la sofferenza, il senso di disorientamento o il bisogno di modificare una situazione interiore.
Nel quadro rappresentato la trasgressività è una caratteristica universale dell’adolescenza, età in cui il rapporto con le regole educative e sociali viene messo in discussione.
La prevenzione in materia e il rivolgersi a degli esperti al primo campanello di allarme percepito dagli adulti è fondamentale poiché le azioni anzidette non si comprende facilmente quando rappresentino un’espressione di crescita e di maggiore autonomia e quando, invece, siano segnali di un disagio individuale, familiare o sociale.

Il comportamento antisociale

costituisce in genere un episodio transitorio ma in alcuni casi può rappresentare la prima fase di un processo il cui esito è quello della stabilizzazione della devianza.
Non necessariamente un comportamento a rischio diventa condotta deviante stabile, un comportamento a rischio può rientrare, grazie al dialogo e al supporto forniti dal contesto di appartenenza, in un comportamento trasgressivo con la funzione di sperimentarsi.

Ecco allora che la sperimentazione, fino all’abuso, di alcool e droghe fenomeno del binge drinking può rispondere al bisogno di affermazione e sperimentazione di sé (nuovi stati di coscienza, sensazione fisiche ed emozioni prima sconosciute).

Basti pensare alla vastità del grave fenomeno alle stime più recenti relative alla mortalità, riferite al 2010, che indicano in 16.829 le persone di età superiore ai 15 anni morte per cause totalmente attribuibili al consumo di alcol (Alcol prevention day a Roma).

Allo stesso modo il digiuno cui si sottopone l’adolescente rappresenta il tentativo estremo di dare forza e autonomia a un’identità fragile e precaria, attraverso il controllo estremo della propria immagine corporea. E ancora i comportamenti socialmente devianti, come il vandalismo e le condotte delinquenziali, o la guida pericolosa, assolvono il bisogno di trasgressione e di superamento dei limiti, ed esprimono l’impulso di andare contro le regole e le leggi del mondo adulto.
Parallelamente spesso l’adozione di questi comportamenti avviene in contesti di gruppo a testimoniare l’esigenza del giovane di accrescere il riconoscimento di sé, la reputazione e la popolarità all’interno del gruppo dei pari.
Raramente gli adolescenti che mettono in atto una condotta pericolosa sono ignari dei rischi a cui si espongono ma la conoscenza non costituisce un deterrente sufficiente. La sola conoscenza degli effetti negativi di un comportamento non è sufficiente per indurre i giovani ad abbandonarlo o evitarlo: l’assunzione di un comportamento non è il semplice risultato di un ragionamento cognitivo ma comprende molto aspetti emotivi, affettivi e sociali che incorrono a motivare l’azione.

I fattori di protezione sono le risorse personali e ambientali che consentono di fronteggiare le situazioni difficili.

Per un adolescente, essere se stesso (o avere la sensazione di esserlo) è fondamentale. In questo senso, i giovani vogliono essere amati e accettati, aspirano a essere visti e riconosciuti. Desiderano, ma hanno anche paura. Il problema è che molti pensano che per potersi realizzare come persone indipendenti e autonome, devono obbligatoriamente affrontare tutto quello che riguardi le aspirazioni che gli altri, soprattutto i loro genitori, nutrono nei loro confronti.
D’altro canto, molti giovani sono terrorizzati dall’idea di essere rifiutati se rivelano la loro autentica identità. Agiscono, dunque, nel modo che credono combacerà meglio con il loro ambiente circostante, che ritengono che verrà apprezzato di più.

Il primo passo per aiutare un adolescente

ad avere il coraggio di mostrarsi così com’è, di difendere i suoi valori e le sue idee è lasciare che sia se stesso in famiglia. Non è negativo essere triste, e non lo è nemmeno essere arrabbiato. Ci sono molti motivi per controllare l’espressione emotiva e nessuno per reprimere o incapsulare le emozioni. Il problema è che molti adolescenti, e adulti, non sanno gestire in modo adeguato le emozioni con valenza negativa, come la rabbia e tristezza.
Certamente è fondamentale rilevare che gli strumenti di prevenzione e supporto possono attivare un cambiamento in positivo.
I giovani devono imparare a riconoscere, accettare ed esprimere tutta la gamma delle loro emozioni. In questa fase si presentano sensazioni ed emozioni nuove che spaventano per la loro intensità e origine.
Gli adolescenti devono fidarsi di ogni responsabile preposto al ruolo educativo per poter essere aiutati, supportati e soprattutto ascoltati.

Le manifestazioni di disagio

che rilevano un malessere presentano il valore di un segnale lanciato inconsciamente al mondo degli adulti. Programmi di prevenzione e di intervento nei confronti dei singoli e delle famiglie, del contesto micro sociale e macro sociale per la promozione del benessere psicologico.

Cosa fare, quindi, per prevenire che questi fenomeni accadano?

  • potenziare l’autostima
  • valorizzare le emozioni
  • ricercare l’empatia
  • parlare apertamente con i ragazzi del concetto di “morte”, ancora un tabù
  • ristrutturazione: ottimismo realistico
  • attività sportive o artistiche
  • stimolare l’intelligenza emotiva

Noi vogliamo divulgare il pensiero positivo che la prevenzione di queste condotte è possibile grazie all’ascolto dei giovani e alla messa a disposizione da parte del mondo degli adulti di tutti quegli strumenti non solo tecnici, psicologici, pedagogici e giuridici ma umani e di esperienza di vita che possano insegnare ai giovani che esiste il fallimento, che la rabbia e il rancore possono essere controllati, che non bisogna necessariamente arrivare primi a una gara. Ci attiviamo con la nostra associazione di promozione sociale Fermiconlemani per la creazione all’interno degli istituti scolastici dei “punti di ascolto”, ambienti riservati creati appositamente per accogliere gli studenti e farli sentire così a loro agio da esporre qualunque tipo di disagio o problematica.

*avv penalista criminologa, presidente di Fermiconlemani
**educatrice professionale, tutore legale minorile, vice presidente di Fermiconlemani

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