Italia, Germania e Francia: un triangolo storicamente incompiuto. Dopo la crisi diplomatica Chirac lanciò il salvagente a Prodi

Italia, Germania e Francia: un triangolo storicamente incompiuto. Dopo la crisi diplomatica Chirac lanciò il salvagente a Prodi

di Maria Verna

Il 26 settembre scorso è deceduto l’ex presidente francese Jacques Chirac, ed ieri, 30 settembre, la Francia gli ha dedicato l’ultimo saluto dopo giorni di lutto nazionale.

Negli anni 1995-1998 Jacques Chirac fu protagonista di un forte e compatto asse franco-tedesco che rese arduo il percorso italiano verso il passaggio alla moneta unica europea.

In quegli anni l’Italia era isolata su più fronti, alle prese con la fine della cosiddetta “Prima Repubblica”, con l’avvento delle inchieste di Tangentopoli, e si cominciava a parlare di varie riforme e grandi privatizzazioni. Sul piano economico l’espulsione nel 1992 della lira dal Sistema monetario europeo (Sme), paventavano un’Unione monetaria ristretta, senza il nostro paese che veniva invitato a risanare le finanze pubbliche che appariva diplomaticamente isolato.

Nel maggio 1995 vinse le presidenziali francesi Jacques Chirac, mentre in Francia riecheggiavano slogan contro il Trattato di Maastricht del 1992. L’Eliseo, però, promosse un cambio di rotta e volle riaffermare il ruolo di Parigi in campo europeo, garantendo il rispetto degli impegni da parte della Francia e sollecitando la Germania a raggiungere l’obiettivo della moneta unica nei tempi previsti.

In Germania, se il cancelliere Kohl appariva disponibile ad accettare sacrifici, in nome della solida tradizione europeista, il nuovo presidente della Bundesbank aveva a cuore la stabilità dei conti e non mancavano arroganti manifestazioni verso i popoli dell’Europa mediterranea, italiani compresi.

L’asse Chirac-Kohl

era pronto ad inneggiare l’idea di un’Europa a due velocità in cui l’ancoraggio all’Euro avrebbe definito l’asse politico a guida dell’Europa. Da un documento strategico presentato anche da Wofgang Schäuble al Bundestag il 1° settembre 1994, vennero definiti i cinque paesi del cosiddetto “nucleo duro”, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo. L’Italia era citata al pari di altri paesi membri dell’Ue che potevano essere integrati soltanto quando

“avranno risolto alcuni dei loro attuali problemi e nella misura in cui essi stessi intendono assumere gli impegni citati” (Cit. “Italia fuori dall’Europa di Kohl” da la Repubblica del giorno seguente).

Al Consiglio europeo di Cannes del giugno 1995, a chiusura del semestre di presidenza francese dell’Ue, Chirac e Kohl ribadirono la determinazione al passaggio alla moneta unica “al più tardi il 1° gennaio 1999” (mentre dal marzo 1995 fu attuato il Trattato di Schengen, ma che l’Italia – oltre alla Grecia – non fu inizialmente in grado di attuare per carenze burocratiche, alimentando le preoccupazioni per la marginalità europea del nostro Paese).

La strada italiana verso l’Euro era ardua per tutti i Parametri di Maastricht:

  • il deficit di bilancio doveva essere inferiore al 3% e l’Italia nella primavera del 1996 era al 6,7%,
  • il debito pubblico non doveva oltrepassare il 60% del Pil e l’Italia era al 124%;
  • l’inflazione doveva essere controllata e invece il tasso era di tre volte superiore a quello dei paesi più virtuosi dell’Ue,
  • inoltre l’Italia doveva essere riammessa nello SME, dopo essere stata esclusa nel 1992.

Il governo Prodi, tentò di attuare una strategia: al Consiglio europeo di Firenze (21-22 giugno 1996) tentò la possibilità di un rinvio o di un ammorbidimento dei criteri di Maastricht, rilevò che non ci sarebbe stato alcun rinvio e ammorbidimento:

l’Italia era ancora isolata.

Kohl e soprattutto Chirac (che non mancava occasione per ricordare le svalutazioni italiane tra il 1992 e il 1995 definite dannose, in particolare alla Francia), erano decisi ad andare avanti, a costo di procedere senza l’Italia.

Il presidente del Consiglio Prodi puntò a garantire la credibilità europea dell’impegno italiano con il varo di una “euro-tassa” ad hoc e una serie di vertici bilaterali (il 3 e 4 ottobre 1996 a Napoli con il presidente francese Chirac e una successiva visita a Bonn, per un incontro con Kohl) che crearono in Europa un clima di progressiva fiducia attorno a Prodi e Ciampi, coronata dal rientro nello Sme dopo quattro anni (novembre 1996) con la fissazione della parità con il marco a 990 lire.

I dubbi avanzati da Chirac

circa l’effettiva capacità dell’Italia di entrare nel gruppo di testa dell’Unione monetaria e le suddette rimostranze alle passate svalutazioni della lira, suscitarono una piccola crisi diplomatica, presto chiusa dalla rettifica del presidente francese, che in occasione del vertice franco-italiano di Napoli del 3 e 4 ottobre dichiarò di sostenere senza indugi gli sforzi del governo italiano.

Il del 23 aprile 1997 la Commissione sentenziò che l’Italia e la Grecia erano gli unici Paesi non in linea con i parametri di Maastricht, in un documento definito dall’ex presidente francese Valéry Giscard d’Estaing, “inopportuno e ingiustamente punitivo”.

Il governo italiano dovrà ancora lottare in Europa per far valere la propria potenzialità, alle prese con mutamenti politici interni che non erano certo d’aiuto. L’asse franco-tedesco si ridusse alla sola intransigenza di Berlino, in particolare del Ministero delle finanze tedesco e dalla Bundesbank, che si concentrarono non tanto sui conti nell’immediato ma sulla “sostenibilità” del processo di risanamento italiano sul medio-lungo periodo.

Dopo un difficile ottobre, è Chirac a lanciare una vera e propria ancora di salvataggio nei confronti di Romano Prodi e accogliendo il primo ministro italiano, il presidente francese affermò:

“L’Italia non ha solo la volontà, ma anche la vocazione per partecipare all’Euro dal ‘99″.

La leadership in crisi di Kohl apriva spazi maggiori al presidente francese, in carica dal 1995 e che doveva ritagliarsi un ruolo nella complessa gestione della nuova coabitazione.

Nel marzo che seguì, Prodi poté scrivere a Kohl: “Fatti i compiti” e l’Italia adottò la moneta unica europea nei tempi stabiliti, con un ampio ventaglio di incontri bilaterali e diplomazie al lavoro tra Chirac e Kohl, tra Parigi e Berlino.

Attualmente e nel frattempo, l’asse franco-tedesco a volte tenta di ricomporsi in un’Europa in sentore di allargamento sempre più ad est, mentre un’altra personalità francese – Christine Lagarde – arriverà a presiedere la Banca Centrale Europea a partire dal 1° novembre prossimo, prendendo il testimone dal nostro Mario Draghi.

Osserveremo, analizzeremo, valuteremo…

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