Sonosolostoria. I viceré: una verità taciuta per 100 anni

Per la rubrica Sonosolostoria, I viceré: una verità taciuta per 100 anni

di Angelo Ivan Leone

Discutere, scrivere e commentare il capolavoro di De Roberto è un po’ come parlare della mafia con Sciascia.

Il vecchio Montanelli raccontava che una volta lui e l’immortale Leonardo furono sorpresi da due conoscenti in un ristorantino, dove i due iniziarono a imbastire un discorso sociologico sulla mafia cercando l’approvazione di Sciascia, che non veniva, nelle parole, nei gesti e, infine, disperatamente nello sguardo.

Alla fine, esausti, lasciarono in pace Montanelli e Sciascia e fu proprio Montanelli a chiedere “E allora che ne dici?”, riferendosi alla chiacchierata sociologica sulla mafia fatta da due conoscenti. Sciascia rispose serafico “E tu che ne diresti, se andassi tra gli ebrei a parlare del Talmud?”. Il Talmud è, per chi non lo sapesse, il libro sacro del popolo ebraico, un po’ come la Bibbia e come i Viceré, appunto. Un libro che ha dentro qualcosa di sacro e di ancestrale.

“Voi siete di destra, il presidente del Consiglio, non è di sinistra?” [tratto dal libro]
Una verità di fondo immane e tragica.

Un coraggio, da parte dell’autore, senza eguali nella storia della pavida classe intellettuale italiana.

L’attacco ai due poteri forti,

anzi, più che forti immortali italiani, altro che scie chimiche, club Bilderberg e via delirando, è evidente e diretto e l’autore legna senza pietà sia la famiglia che la chiesa.

Martellare queste due istituzioni che in Italia decidevano e, in parte, decidono ancora quasi tutto quello che di più importante c’è da decidere nell’ambito pubblico e in quello privato con una forza di coazione, conformismo e paura,

valse al fiero De Roberto, la congiura del silenzio e della censura che si attuò verso il suo capolavoro per un secolo intero.

L’attacco alla classe dirigente, padronale e baronale meridionale e siciliana

è evidente anch’essa, ma non sarebbe bastata a comminare 100 anni di silenzio su questo capolavoro. Se ogni terra ha i suoi libri sacri, il nostro Sud non può prescindere da questo:

I Vicerè, l’antico testamento del meridione d’Italia.

A proposito d’Italia: “Ora che l’Italia è fatta bisogna fare gli affari nostri” e qui Don Giacomo Uzeda sembra rispondere a Massimo D’Azeglio che chiedeva di fare gli italiani, dopo aver fatto l’Italia. Ci stiamo ancora lavorando e dubito ci riusciremo mai, in quanto a farci gli affari nostri, quello è un compito che assolviamo con la consueta eccellenza del made in Italy.

3 pensieri riguardo “Sonosolostoria. I viceré: una verità taciuta per 100 anni”

  1. Hai proprio ragione Angelo Ivan Leone riguardo alla tua conclusione: “Ora che l’Italia è fatta bisogna fare gli affari nostri”.
    L’omertà di stampo mafioso è la connotazione più spiccata del nostro popolo. Resta più che mai fondato il dubbio che non ci riusciremo mai a fare gli italiani, ricalcando la famosa frase di Massimo D’Azeglio che chiedeva di fare gli italiani, dopo aver fatto l’Italia.
    Resterà quindi immutata nel tempo questa nostra Italia che sembra la Bella Addormentata nel Bosco? Solo che, al di sopra del gregge addormentato, operano i furbi che tessono manovre a detrimento del popolo.

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  2. la storia e’ multidirezionale,va dove il particulare diventa collettivo per poi ritornare ad essere da sola. Gli italiani non si possono “indottrinare” figli delle mille invasioni sul suolo italico, hanno imparato a farsi gli “affari loro” come dimostra l’attuale compagine al governo e non c ‘è Nord o Sud che tenga , le escursioni climatiche in tema di Vicerè sono inertizzate dai condizionatori ambientali e culturali che con l ‘afa di fine estate salutano la fine del cambiamento mai iniziato che muta in turbamento… La storia non essendo né di destra , di sinistra o di centro, non soffre di vertigini o di mal di mare, essendo la summa del fare e del disfare che e’ proprio “dell’umano” , in questo caso “italiano”, il quale la sposta a destra , a sinistra e al centro e in questo continuo traslocare vive il mutare dell’essere trasversale ,si sa le idee sono figlie dell’immaginazione che con il fare e disfare topico degli italiani nulla ha da spartire, essendo maltrattata ab origine , sottoposta ad accanimento terapeutico per essere clonata ,diventa come la pecora Dolly che per essere immortale si e’ fatta clonare, pardon fotocopiare; nel nostro caso , la politica figlia dell’idea incontra per strada tanti postideologici , che per fare gli affari “loro” invertono i poli cosi’ da essere sempre vergini davanti all’elettorato!! Quanti vicere’ attuali ci governano senza che noi glielo abbiamo chiesto… Eppure da qualche parte esisteva anche la parola “rivoluzione ” che chissà perché ogni qual volta che scalpita per passare dall’idea al fare ,viene imbrigliata per il dressage equestre del governare, non importa come ,l’importante è esserci senza pudore. Forse ho descritto l’Italia attuale e in attesa di vedere la rivoluzione del trasformismo , mi guardo il telegiornale dell’immobilismo dove tutto sta fermo , tranne che gli “ismi” , i “nuovi arrivati” della democrazia cannibala e cannibalizzata …..Ignoriamo al momento chi sia il cannibale e il cannibalizzato … “

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  3. Cosa vuoi che capisca un buzzurro del nord dei viceré? La stessa cosa di Tommasi
    del gattopardo, ma anche di Macchiavelli, Dante, Gramsci? Hai serva Italia…

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