Crisi di governo, Zingaretti: solo un ruolo notarile per lui. A cosa è servita?

Crisi di governo, Zingaretti: solo un ruolo notarile per lui. A cosa è servita? A rimettere in gioco attori consunti, bocciati, vecchi tromboni. La view di Pino Gadaleta

di Pino Gadaleta

Piuttosto che fare il buffone a questo modo, vadano l’alta carica e l’onore a chi ci si adatta (Coriolano, Atto II, Scena III, Shakespeare)

Come avevamo previsto “un governo s’ha da fare” è realtà.

Non resta che attendere lo svolgimento dei compiti che questa maggioranza si è data: la sterilizzazione definitiva dell’aumento Iva, purché non pesi sulle tasche già bucate dei cittadini, il cuneo fiscale, l’avvio della green economy, la ripresa del dialogo con la Ue e la volontà di avviare finalmente Industria 4.0, e sistemare la pesante situazione della Pubblica istruzione.

Sono state soddisfatte le aspirazioni dei 5s per conservare il numero dei seggi attuali in Parlamento messi a rischio da una eventuale consultazione elettorale, e per il Pd riprendere la leva di governo dopo la disastrosa sconfitta elettorale del 4 marzo 2018, mai analizzata seriamente.

Questa crisi di Governo nata per i calcoli sbagliati del protagonismo politico di Salvini trova la soluzione grazie ad altri protagonismi, quelli di Renzi e Di Maio che detengono la share golden di questa maggioranza con la supervisione dal gran visìr Franceschini in vista di patti governativi regionali con i 5s.

Il ruolo di Zingaretti è stato solo notarile.

La fotografia del governo è quella di una compagine che, accanto a qualche figura di prestigio e molto qualificata, ha i soliti cacciatori-raccoglitori di poltrona della politica nostrana; nessuna novità è un déjà vu di questa Italia gestita da un ceto politico mediocre e autoreferenziale.

L’affermazione del presidente Conte, che destra e sinistra siano categorie superate, rientrano in una visione postmodernista e in sostanza giustificano politicamente la formazione di questo governo, ma non va sottotaciuto che ha nominato un ministro di LeU, compagine dalemiana e bersaniana della sinistra ex Pci che certamente non può essere considerata “una categoria politica della sinistra” superata.

Il “sovranismo” è una determinazione politica

che ritiene la sovranità nazionale di un popolo prevalente sulle dinamiche di concertazione internazionale. In questo le recenti gestioni politiche della Ue hanno contribuito non poco ad alimentarne il successo della Lega, questo grazie anche alle scelte molto discutibili dell’asse Macron-Merkel e loro sodali in economia e gestione dei flussi migratori.

Salvini non verrà schiodato dall’attuale suo oltre 30% dei consensi se non si risolverà in modo sostanziale la questione dei flussi migratori e la detassazione dei redditi del ceto medio e meno abbiente.

Si pensa di intervenire cambiando le regole del voto passando dall’attuale sistema elettorale a quello proporzionale.

Non si può cambiare sempre la legge elettorale in funzione strumentale.

La questione dei flussi migratori va gestita non solo emotivamente – e che trova il suo fondamento nel salvare le vite umane, principio indiscutibile e irrinunciabile – bensì su una migliore accoglienza che non deve esaurirsi nei 42 € giornalieri spesi per ciascun migrante. Serve una politica di integrazione efficace e sostanziale tenendo conto gli aspetti religiosi e le usanze sociali degli immigrati.

Tunisia e Marocco offrono porti sicuri per le navi da crociera e gli sfavillanti e rutilanti Emirati Arabi possono agevolmente accogliere i loro fratelli musulmani più bisognosi.

Non si è ancora capito perché l’onere di gestire questi flussi tocchi esclusivamente all’Occidente.

Si negano i porti alle “multinazionali della beneficenza”, organizzazioni non sprovvedute e innocenti come fanno credere, e non si colpiscono le organizzazioni dei trafficanti di uomini. Perché?

Si deve smascherare il bluff di Salvini che chiude i porti i con un editto e che non è riuscito a rimpatriare nessun migrante, anzi l’unico aereo che doveva rimpatriare alcuni tunisini è rimasto a terra senza spiegazioni.

I flussi migratori sono stati un problema anche per l’Impero Romano

e non è una vicenda che può essere risolta da un improvvisato questurino che è tale solo perché indossa una maglietta con su scritto “Polizia”. È un attore che recita una sceneggiata che riceve ululanti e pontidiani applausi (e voti). La migrazione di massa è una questione globale tra Nord e Sud del pianeta frutto di contraddizioni e sfruttamento di risorse a favore dei più forti.

La crisi è servita a rimettere in gioco attori consunti, bocciati, vecchi tromboni

(su cui torneremo dopo che Renzi ha sciolto il nodo della sua amichevole scissioncella dal Pd), e se non è governata e gestita sapientemente rischia di portare l’Italia sulla bord line di una politica miope, con la prospettiva di un Paese sempre più isolato ed emarginato dal contesto delle democrazie occidentali più evolute.

Il patto solidificato dal potere tra Pentastellati e Piddini è destinato a reggere, pena un loro pesante fallimento elettorale in caso di una nuova crisi che sicuramente avrà uno sbocco elettorale premiando una destra parafascista che nel nostro Paese ha sempre albergato tra le pieghe del qualunquismo e del trasformismo.

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