Soggetti deboli e/o anziani in difficoltà: chi si prende cura di loro? Ecco la differenza tra interdizione e amministrazione di sostegno

Soggetti deboli e/o anziani in difficoltà: chi si prende cura di loro? Ecco la differenza tra interdizione e amministrazione di sostegno

di Barbara De Lorenzis*

Per una persona anziana, giunta all’età in cui dovrebbe potersi godere solo la vita, gli affetti e il frutto del suo lavoro, districarsi nelle faccende della gestione del suo patrimonio non è più così semplice, e anche gestire piccoli importi può diventare impegnativo.

La novità a questo proposito giunge dal Tribunale di Benevento il quale di recente ha ritenuto che, ad esempio, per gestire la pensione basta l’amministratore di sostegno. Difatti esso è da preferire all’interdizione se gli interessi da gestire della persona sono pochi, anche se la stessa ha problemi gravi. La sentenza n.104/2019 precisa che “l’amministratore di sostegno è da preferire alla misura dell’interdizione anche se la persona è grave, ma da gestire c’è solo la pensione, un’indennità di accompagnamento e la proprietà di un terreno”. L’amministrazione di sostegno è indubbiamente una misura meno restrittiva dell’autonomia della persona e quindi più rispettosa della sua dignità. Inoltre se la persona che deve essere sottoposta a tutela non ha un atteggiamento oppositivo e violento, tale per cui è da preferire l’interdizione, l’amministrazione di sostegno è la misura ideale.

Nei fatti, accadeva che il Tribunale di Benevento respingesse la richiesta d’interdizione avanzata nei confronti di una donna con problemi di salute piuttosto evidenti, ritenendo più adeguata la misura dell’amministrazione di sostegno. Dall’esame compiuto sulla donna risultava che la stessa aveva in effetti problemi di orientamento nello spazio e nel tempo, tale per cui le servisse un’assistenza continua, visto che non era in grado di vestirsi e lavarsi da sola. Alle risposte del giudice la donna rispondeva in modo ripetitivo e incoerente e il quadro che emergeva si presentava perfettamente in linea con la documentazione medica prodotta dall’istante. Secondo il Tribunale, difatti, il discrimine tra la misura dell’interdizione e quella dell’amministrazione di sostegno non era rappresentata dal grado d’invalidità, quanto piuttosto dalla “differenza qualitativa delle concrete situazioni poste al vaglio del giudice”.

L’interdizione è quindi da preferire quando gli interessi e gli affari da controllare del soggetto sottoposto a un istituto di tutela sono tanti, mentre l’amministrazione è più adatta nel caso inverso, ovvero quando si tratta di gestire solo la pensione.

D’altro canto, a un’attività minima, estremamente semplice, e tale da non rischiare di pregiudicare gli interessi del soggetto – vuoi per la scarsa consistenza del patrimonio disponibile, vuoi per la semplicità delle operazioni da svolgere e per l’attitudine del soggetto protetto a non porre in discussione i risultati dell’attività di sostegno nei suoi confronti, e, in definitiva, a una ipotesi in cui non risulti necessaria una limitazione generale della capacità del soggetto – corrisponderà l’amministrazione di sostegno, che si fa preferire non solo sul piano pratico, in considerazione dei costi meno elevati e delle procedure più snelle, ma altresì su quello etico sociale, per il maggior rispetto della dignità dell’individuo che, come si è osservato, essa sottende, in contrapposizione alle più invasive misure dell’inabilitazione e dell’interdizione, che attribuiscono uno status di incapacità, concernente, nel primo caso, i soli atti di straordinaria amministrazione, ed estesa, per l’interdizione, anche a quelli di amministrazione ordinaria” (così Cassazione, nella sentenza n. 13584/2006).

E invero, nel caso trattato ad esempio, anche se la donna risultava oggettivamente incapace di provvedere autonomamente ai propri interessi, pare più adeguata la misura dell’amministrazione di sostegno visto che la stessa è titolare solo di un terreno, della pensione e dell’indennità d’accompagnamento, per un totale di 1.400,00 euro al mese. Non solo, la donna non manifestava atteggiamenti oppositivi o violenti tali da far ritenere idonee misure più compressive della sua autonomia. Ragion per cui, considerate tutte circostanze, al tribunale è parso opportuno ricorrere allo strumento dell’amministrazione di sostegno.

In poche parole, l’amministratore di sostegno cura gli interessi della persona beneficiaria. Ciò precisato con riferimento all’anziano.

Ma chi può beneficiare dell’amministrazione di sostegno?

Possono beneficiare dell’amministrazione di sostegno:

  • appunto gli anziani e/o disabili ma anche soggetti in dipendenza di alcool o sostanze stupefacenti;
  • persone in stato di detenzione;
  • pazienti oncologici in fase terminale o in stato di coma a condizione che la loro situazione non sia così grave da renderli incapaci di provvedere ai propri interessi e da richiedere il ricorso all’interdizione (che riguarda quelle persone che si trovano in condizioni di abituale infermità mentale che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi) per assicurare loro una maggiore protezione.

Condizione necessaria è che queste persone siano in grado di esprimere i propri bisogni, le proprie aspettative e aspirazioni al punto che il Giudice tutelare e l’amministratore non possono prescindere da esse

Come fare richiesta per l’amministrazione di sostegno?

Si ricorre al Giudice tutelare, anche attraverso l’avvocato, depositando un ricorso che deve essere più completo possibile per consentire al giudice di provvedere in maniera puntuale e tempestiva: è necessario, infatti, dettagliare le residue capacità del beneficiario e, in particolare, le azioni che può svolgere in autonomia (es. gestione di piccole somme di denaro), quelle che è in grado di compiere con l’assistenza dell’amministratore (es. dove trascorrere le vacanze), quelle che non è in grado di compiere da solo (es. gestione di beni di proprietà, apertura e gestione di conto corrente).
Il Giudice tutelare, quando riceve il ricorso, gode di ampi poteri: convoca e sente il ricorrente, sente la persona cui il procedimento si riferisce (recandosi, se del caso, presso il luogo in cui si trova), sente il coniuge, il convivente, i parenti e affini, i responsabili dei servizi sanitari coinvolti nella cura della persona, il Pubblico ministero.
Entro 60 giorni dalla data di presentazione del ricorso il giudice nomina, con decreto motivato immediatamente esecutivo, un amministratore di sostegno che può esser sia il “candidato” indicato nel ricorso, sia persona diversa.

Chi ricorre al giudice tutelare? 

Le persone che possono richiedere al giudice l’eventuale apertura di un procedimento di amministrazione di sostegno sono:

  1. il potenziale beneficiario che ritiene di essere in difficoltà nella gestione della propria vita;
  2. il coniuge;
  3. la persona stabilmente convivente;
  4. i parenti entro il primo grado (padre, figlio), entro il secondo grado (fratelli, nonni, nipoti), entro il terzo grado (bisnonno, pronipoti, zii) fino al quarto grado (primi cugini, zii, pronipoti) in linea retta e collaterale;
  5. gli affini (cioè i parenti del coniuge) entro il secondo grado;
  6. il tutore;
  7. il curatore;
  8. il pubblico ministero;
  9. i responsabili dei servizi sanitari;
  10. i responsabili dei servizi sociali.

Quali sono i doveri e i compiti dell’amministratore di sostegno?

L’amministratore di sostegno designato deve:

  • rispettare le aspirazioni e i bisogni del beneficiario;
  • informare il beneficiario circa gli atti da compiere;
  • informare il Giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario;
  • presentare al Giudice tutelare, in base alla scadenza stabilita nel decreto di nomina, una relazione sull’attività svolta e sulle condizioni di vita personale e sociale del beneficiario;
  • presentare giuramento di fedeltà e diligenza al momento del conferimento dell’incarico.

I compiti a cui deve provvedere l’amministratore di sostegno sono precisati nel decreto di nomina: egli può avere poteri sia di assistenza del beneficiario, sia in sostituzione allo stesso. L’avvocato, che sia amministratore di sostegno del soggetto fragile, può contestualmente assumere le vesti del suo difensore anche in giudizio ex art. 86 c.p.c (Consiglio Nazionale Forense, sent. 14 maggio 2018 n. 43).

Quando dura l’incarico dell’amministratore di sostegno?

L’incarico dell’amministratore di sostegno può essere conferito a tempo determinato (che può essere prorogato prima della scadenza del termine) o a tempo indeterminato (se si tratta di coniuge, convivente, ascendente o discendente del beneficiario).
In caso di gravi impedimenti segnalati (in ogni momento) al Giudice tutelare, quest’ultimo provvede a una nuova nomina.
L’incarico cessa, in qualsiasi caso, con la morte del beneficiario e da subito l’amministratore non può più compiere alcun atto.

L’incarico è gratuito ma, in alcuni casi, in presenza di patrimoni consistenti o con difficoltà di amministrazione e di gestione, il Giudice tutelare può riconoscere all’amministratore un’indennità”.

*avvocato civilista

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.