Samara challenge: ecco com’è nato e perché si sta diffondendo. L’adrenalina per chi si sente spento

Samara challenge: ecco com’è nato e perché si sta diffondendo. L’adrenalina per chi si sente spento

di Marco Magliozzi*

Da sempre il cinema è fonte di ispirazione per tutti gli appassionati. Tale passione molto spesso viene accompagnata da collezionismo sfrenato di gadget inerenti alla propria serie televisiva o film del cuore, passando dai giochi (da tavolo o multimediali), arrivando fino al particolarissimo mondo del Cosplay.

Il termine Cosplay, nato dall’unione delle parole inglesi “costume” e “play”,

rappresenta l’identificazione in un personaggio di fantasia, che sia un eroe dei cartoni animati, dei manga (fumetti), dei videogiochi o di un film, cercando di imitarne gestualità e comportamenti indossando un costume, normalmente auto-prodotto in casa, identico a quello del personaggio prescelto, possibilmente corredato dagli stessi accessori, quali armi, anelli, scettri e così via. Il termine “cosplayer” indica invece colui o colei che pratica il cosplay.

Questa moda permette ai giovani (e anche a molti adulti) di creare interazioni sociali, di dar sfogo alla loro brillante creatività con l’obiettivo di riunirsi durante eventi, fiere, raduni per sfoggiare il proprio costume e, elemento non trascurabile, per coltivare relazioni umane con persone accomunate dalla stessa identica passione.

Purtroppo, utilizzare un travestimento può diventare un serio pericolo, per sé stessi e per gli altri, ed è proprio quello di cui parleremo oggi, analizzando l’attualissimo

caso “Samara”.

Samara Morgan è da tutti ricordata come la protagonista del famoso film horror The Ring. Nella pellicola Samara viene presentata come una ragazza “cadavere vivente”, morta a causa di un annegamento in un pozzo, con indosso un lungo abito bianco (molto probabilmente una camicia da notte) e con lunghi capelli neri che le coprono il viso, dai quali gocciola acqua (del suddetto pozzo). La ragazza, durante il film, appare in un video che i protagonisti visionano e ha il potere di uscire dallo schermo della tv e uccidere, letteralmente, chiunque stia guardando.

Considerando la popolarità che la pellicola ha conquistato negli anni, il cosplay di Samara è stato tra i più utilizzati e apprezzati. In occasione dell’uscita del film, molti appassionati (per lo più ragazze) si presentarono al cinema travestite da Samara, raccogliendo risate, approvazione e, in qualche occasione, anche spavento da parte di chi, inaspettatamente, si vide davanti per la prima volta una ragazza dall’aspetto così spaventoso.

Spavento nato da una situazione scherzosa, controllata, nata per passione.

In questi ultimi giorni si sta verificando un particolare fenomeno che viene chiamato, dalla rete, il Samara Challenge. Il tutto sarebbe iniziato in Sicilia per poi diffondersi a macchia d’olio in tutta Italia. La sfida sarebbe quella di travestirsi dalla sopracitata Samara e passeggiare, di notte, per le vie della propria città, con l’obiettivo di spaventare i passanti.

Analizzato in maniera superficiale, questo “gioco” potrebbe risultare come una “ragazzata”. Virali sono ad esempio molti video su internet nei quali si cerca di impaurire gli sventurati malcapitati, magari travestendo un cane da ragno gigante, o facendo cadere un finto serpente vicino i piedi, o addirittura elaborando scherzi molto più complessi (famoso quello dell’ascensore e della bara, nel quale un finto morto vivente si risveglia aprendo la cassa e generando panico tra gli sfortunati presenti).

Da puro scherzo il Samara Challenge si è infine trasformato in un serio pericolo,

dapprima per i passanti, i quali sono costretti a gestire, inaspettatamente, il forte spavento, rischiando anche di causare danni a sé stessi o agli altri (a Noicattaro in provincia di Bari, un bambino, correndo via per la paura, è caduto rompendosi gli occhiali), successivamente anche per gli stessi cosplayer.

Da essere fonte di spavento, oggi colei che si traveste da Samara, è divenuta la vittima del gioco.

Molte persone, spesso ragazzi, si organizzano in gruppi per poter “stanare” Samara e compiere nei suoi confronti atti di violenza. È quello che ad esempio è successo a Roma, la notte del 2 settembre, nella quale un gruppo di giovani avrebbe aggredito la ragazza travestita, riempendola di calci e pugni. A Manfredonia, in provincia di Foggia, un gruppo di persone avrebbe fatto irruzione nel cimitero, a caccia di Samara. A Cerignola, sempre in provincia di Foggia, si organizzerebbero addirittura ronde “punitive” contro coloro che si travestono.

Ma qual è il principale motivo che spinge una persona a voler travestirsi da un personaggio horror e quale può essere, di contro, una valida motivazione, semmai esistesse, per voler praticare atti di violenza nei suoi confronti?

Per rispondere a questa domanda, la psicologia e assieme a essa la criminologia clinica, ci parlano del “Sensation Seeking”, ovvero il comportamento di tutti coloro che sentono il bisogno inconscio di ricercare emozioni forti pur di sentirsi vivi, anche a rischio di correre dei pericoli.

È una dinamica che ha, purtroppo, un contorno che sfiora il patologico in alcune situazioni. Coloro i quali si travestono da personaggi di un film dell’orrore o che, al contrario, organizzano ronde punitive per aggredire altri coetanei, sono motivati da una ricerca spasmodica di sensazioni forti che non riescono a trovare nella vita di tutti i giorni. Tali occasioni, di conseguenza, fungono da calamita per tutti coloro che dentro si sentono “spenti” e che desiderano inconsciamente qualcosa di forte capace di riaccendere la loro esistenza.

Il mondo di internet, principalmente i social, altro non fa che inasprire questa vicenda, aumentandone la visibilità e generando, giorno dopo giorno, sempre più “sfide” e situazioni pericolose.

Il consiglio è senza dubbio quello di imparare a “ignorare” il fenomeno, evitando di fomentarlo pubblicando foto degli avvistamenti, video o link sui propri profili, pagine e gruppi.

Concludo riproponendo le parole del presidente dell’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, Antonio Di Gioia:

“C’è la voglia di esorcizzare la paura di chi mette in atto questo gioco, vedendola negli occhi dell’altro, ma nello stesso tempo la paura si vive. L’adrenalina sale vorticosamente in un gioco sottile tra desiderio e paura. Occuparsi della gestione delle emozioni è importante per evitare che, attraverso l’imitazione di questi giochi sui social, si possano vivere sensazioni negative come la paura in maniera non funzionale, scatenando il panico. Per alcuni giovani si sta smarrendo il vero “senso della vita”, un malessere che lascia spazio alla noia e all’insoddisfazione. Le emozioni, anche quelle più oscure, sono una componente essenziale nella formazione della personalità di ciascuno e vanno gestite in maniera costruttiva per evitare traumi e situazioni di disagio in età adulta”.

*psicologo-psicoterapeuta, esperto in Pnl e criminologia

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