Debito pubblico italiano in crescita. Germania ci contesta, ma compra i nostri titoli

Debito pubblico italiano in crescita. Germania, che da sempre ci contesta il rispetto delle regole, domanda i titoli del debito pubblico italiano.

di Maria Verna

Il giorno prima di ferragosto è stato pubblicato il rapporto di Banca d’Italia “Finanza pubblica: fabbisogno e debito, giugno 2019” dal quale si evince un nuovo record per il debito pubblico che risulta aumentato di 21,5miliardi di euro rispetto al mese presedente, toccando il nuovo record di 2.386,2 miliardi.

Pensando al nostro debito pubblico come a un enorme portafoglio con asset i cui prezzi oscillano e questi fanno oscillare i rendimenti (ne abbiamo già parlato in passato), la domanda che ci poniamo è:

chi detiene il debito pubblico italiano? E soprattutto perché è necessario saperlo?

Bene, gli investitori, hanno la possibilità di variare o meno la composizione del loro portafoglio (asset allocation) a seconda di varie situazioni esigenze e a volte umori. Pertanto, conoscere chi detiene il nostro debito pubblico è utile anche a comprendere vari ed eventuali cambi d’umore che potrebbero (il condizionale è d’obbligo!) portare a cambiamenti di preferenze.

Al contrario di Grecia, Portogallo e Irlanda dove la maggior parte è in mano alle istituzioni europee e i privati hanno un ruolo marginale, in Italia (e Spagna) la maggior parte dei titoli pubblici è in mano al mercato.

Volendo scomporre i dati: il 79% in termini di Pil e il 60% del debito totale. Con questi dati si potrebbe denotare una maggior vulnerabilità dell’Italia in quanto maggiormente dipendente dagli investitori privati e di contro avere il debito in mano alle istituzioni europee attenua il rischio contenendone i rendimenti.

Ma quali sono le varie quote?

La risposta la troviamo nella Relazione annuale della Banca d’italia che viene diffusa dal Governatore il 31 maggio di ogni anno. In quella di fine maggio 2019, relativa al 2018, i dati ci dicono che (nel 2018):

–       le Istituzioni Europee circa l’11%;

–       la Banca d’Italia ne ha detenuto il 20,3%

–       le banche con assicurazioni e fondi arrivano al 40% (solo le banche il 17,8%);

–       le famiglie il 6,6,%;

–       gli investitori esteri – escluso l’Eurosistema – (comprese gestioni patrimoniali estere e fondi comuni esteri riconducibili ad investitori italiani) il 22,33%.

Riprendendo la specifica di uno studio Prometeia, relativo al 2018:

–       Istituzioni Europee 11%;

–       Banche Centrali 22%;

–       Operatori nazionali 53%

–       Operatori esteri 27%

–       (Altro 20%) [1]

La stessa relazione della Banca d’Italia (riprendendo il suo Rapporto sulla stabilità finanziaria, 2, 2018 e il capitolo 10: La domanda estera e la bilancia dei pagamenti) ci fornisce una curiosità che conferma quanto prima affermato, ovvero che

“Alcuni episodi di tensione sul mercato dei titoli di Stato italiani a partire dalla primavera hanno coinciso con ingenti vendite da parte di non residenti, che sono però diminuite nei trimestri successivi”.

I protagonisti, ovvero i titoli di stato e le varie tipologie, saranno oggetto di successivi approfondimenti, ma è importante sottolineare che a metà luglio 2019 il Ministero dell’Economia e Finanze (MEF) ha (ri)emesso un Buono del Tesoro Poliennale “cinquantennale”. Emesso per la prima volta nel 2016, a metà luglio ha avuto un’ingente domanda… 17,5miliardi di euro: il Mef ne ha collocati 3mld con scadenza 20167, con prezzo 98, 528 e un rendimento lordo del 2,877%.

L’84% della domanda è arrivata da investitori esteri

(nello specifico il 35% dalla Germania, 22% dalla GB, 8% dall’America, 2% dall’Asia, il resto da paese europei). Inutile sottolineare i commenti di addetti al settore sulla domanda da parte della

Germania, che da sempre ci contesta il rispetto delle regole, ma poi domanda i titoli del debito pubblico italiano.

Volendo sintetizzare questa estate: a giugno Draghi ha bocciato i mini-Bot pensati per gestire i debiti delle imprese nei confronti dello stato e sbandierati come moneta “parallela”, di contro il Mef ha ri-emesso Btpa 50 anni, al momento che si scrive non conosciamo chi siederà al ministero dell’Economia e Finanze, Draghi dal prossimo novembre non sarà più il Presidente della Bce e lo sostituirà una donna, ovvero la francese Christine Lagarde (…ma di questo ne riparleremo più in là).

Buon “settembre italiano”..

[1] Percentuali indicate in termini di Pil

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.