Pd-Ms5, il governo di ‘Una notte di mezza estate’. Quanto passerà per vedere una ‘Nuova Primavera’?

Pd-Ms5, il governo di ‘Una notte di mezza estate’. Quanto passerà per vedere una ‘Nuova Primavera’?

di Pino Gadaleta

Può ben dire la sua un leone quando a dir la loro ci sono tanti asini in giro (W. Shakespeare, in Un sogno di una notte di mezza estate, atto V, scena I)

E’ una commedia degli errori che si basa sui malintesi e sul caos, la tradizione vuole che nella notte di mezza estate la gente sognasse la persona che avrebbe sposato.

Questo governo s’ha da fare!

Lo vogliono i mercati, le cancellerie più potenti dell’Ue, lo vogliono i gruppi parlamentari dei contraenti per evitare di affrontare le elezioni, lo vuole la saggezza di coloro che sono preoccupati dei conti pubblici che soffrirebbero per un mancato intervento equilibratore.

Al momento chi esce ridimensionato da questa crisi, è il suo autore, quel Salvini che aveva trasformato le spiagge in una piazza elettorale e nel mezzo dell’estate sognava di poter diventare l’Uomo forte cui gli italiani gli avrebbero affidato i pieni poteri. Invece è rimasto con l’anguria in mano.

Rileggendo le dichiarazioni sino a qualche giorno fa, meglio le insolenze e le irrisioni che si dicevano a vicenda iscritti e leader dei 5s e Pd, le stesse non lasciavano presagire possibili alleanze di governo; ma tutto si può avverare in un sogno di mezza estate perché

nella Politica c’è sempre un che di soprannaturale, un Elevato, che può cambiare o rinnegare la realtà. Si passa dalla guerra alla pace e viceversa, ma alla fine il conto lo pagano coloro che non ne sono stati la causa.

La base pentastellata, più spontanea rispetto a quella più malleabile del Nazareno, è in stato di fibrillazione, vuole giustizia soprattutto dai suoi rappresentanti che non sono stati capaci di mantenere le promesse elettorali e sacrificate o a ragion di Stato o a quelle di Salvini e infuriate ora dall’approccio obbligato con quelli di Bibbiano. Di converso circa 300 parlamentari grillini non vedrebbero con eventuali elezioni riconfermato il loro seggio, preoccupazione speculare anche in casa Pd. Inutile negare che questo non sia un deterrente per evitare di votare.

Restano però molte contraddizioni sul tappeto.

I 5s sono un movimento politico post-ideologico che poteva trasformarsi in un’utopistica anomalia che segnava la riscossa ambientalista e il riscatto delle genti del Sud e che, invece, una gestione frigida e contraddittoria del potere ne ha erosi i consensi;

il Pd del 4 marzo ha subito una Caporetto elettorale

causata dall’aver sposato politiche riformiste neo-liberiste rigettando le sue origini popolari, democratiche di matrice marxista e cattolica. Siamo di fronte a due organizzazioni politiche che hanno raggirato il loro spirito fondativo, e che sperano con questo accordo di governo, di poter recuperare consensi e ruoli politici più governativi. (vedi i 10 punti del programma pentastellato e la declamazione di una politica di svolta di Zingaretti).

Il confronto sui programmi è preceduto da quello sull’organigramma, prima le caselle da occupare poi si trattano i dossier. Storia vecchia e ben conosciuta dalla Prima Repubblica.

Pd e 5s hanno orientamenti contrastanti e spinosi: Ilva, Alitalia, Tav, ma anche trovare le risorse per l’equilibrio dei conti comporterà faticose concilianti posizioni. Immigrazione e Giustizia temi abilmente non trattati nel discorso di Conte nel suo discorso di accettazione dell’incarico sono argomenti dirimenti.

Qualche punto sarà messo diplomaticamente su un binario morto, ma tanti dovranno trovare una soluzione immediata. Una sfida che l’Elevato può affrontare grazie ai supporti europei e al timore che le elezioni possano definitivamente ridimensionare sia i 5s che le aspirazioni del Pd di tornare ad essere un Partito di riferimento.

Conte ha parlato di avvio di “un nuovo Umanesimo”, ma con tutte le buone intenzioni non è Pico della Mirandola (1463-1494) che scriveva. “…potrai degenerare nei gradi inferiori propri dei bruti, potrai rigenerarti nei gradi superiori e divini secondo la tua intima decisione”, ma questo nuovo umanesimo del presidente incaricato è più assimilabile con quel Poggio Bracciolini, un semplice secretarius di vari Pontefici, che scrisse il De varietate fortunae, che sembra essere il motto di questto nostro incaricato presidente.

Mestamente siamo di fronte a una classe dirigente politica mediocre,

siamo passati da personalità come Nilde Jotti e Tina Anselmi alle contesse di Castiglione e Pompadur, da Moro e Berlinguer a mezze calzette. Ma vogliamo essere meno pessimisti, confidando  nella buona sorte che da sempre ha accompagnato l’Italia.

Insomma questo governo è un sogno di una notte di mezza estate, poi arriva l’autunno, quanto sarà lungo il tempo per arrivare a una Nuova Primavera?

[Vignetta di Peter Schrank per L’Economist]

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