Fase finale del Premio nazionale Maggia: ammessi 4 ricercatori baresi del Politecnico di Bari

Sono 4 giovani ricercatori del Politecnico di Bari ad accedere alla fase finale del Premio nazionale Maggia: la sfida è nella rigenerazione di spazi industriali

di Marilena Rodi

Spazi industriali ormai dismessi a Biella da far tornare viventi e funzionanti. Una sfida da vent’anni per il Premio Maggia

Una volta erano fabbriche, aree industriali: oggi sono spazi riconvertiti e destinati all’arte, alla cultura, all’intrattenimento e all’animazione. Accade in tutto il mondo: la frontiera è quella della riqualificazione per puntare alla ricucitura con la città, con le tradizioni locali, con la cultura del luogo e con il possibile ponte di collegamento con il resto del globo. In una parola: relazioni.

In questa ottica anche la Fondazione Sella di Biella, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti e ingegneri della provincia di Biella, da vent’anni è impegnata nella restituzione di questi spazi alla contemporaneità, e lo fa promuovendo un premio – da 3 edizioni nazionale – ispirato al suo fondatore, l’ingegnere e architetto Pietro Maggia – con il quale sostiene i giovani progettisti mettendo a disposizione un premio del valore di 10mila euro.

Il Premio Maggia, peraltro, offre l’occasione a 10 progettisti under 30 selezionati tra i migliori giovani talenti dell’architettura italiana, di lavorare all’interno degli opifici dismessi biellesi, al fine di sviluppare nuovi modelli di apertura e valorizzazione di questi luoghi in riferimento al loro contesto urbano, culturale e paesaggistico, oltre che attraverso strategie, percorsi, relazioni inedite e azioni condivise.

Il premio è biennale e l’edizione 2019 entra adesso nella fase finale.

Tra i finalisti di questa edizione, ‘Visioni e cambiamento. Giovani progettisti fabbricano idee’, ci entrano anche due giovani gruppi baresi, di cui uno prevalentemente composto da giovani ricercatori del Politecnico di Bari (dICAR, Dipartimento di Scienze dell’ingegneria civile e dell’architettura), confermandosi, così, un luogo accademico di eccellenza nazionale.

I giovani architetti (selezionati da una giuria internazionale) sono: – Biro + (Paterno Giuseppina / Bifone Luca / Martielli Daniela / Suaria Francesca); il gruppo dei giovani ricercatori: dICAR (De Venuto Tiziano – PhD candidate, Miccoli Andrea, Quadrato Vito – PhD candidate, e Tupputi Giuseppe – PhD), e saranno coinvolti, a settembre, nella realizzazione di un allestimento progettuale nell’ex Lanificio Maurizio Sella di Biella, che verrà valutato da una commissione di architetti e ingegneri, stilisti, imprenditori e professori universitari italiani di chiara fama nazionale e internazionale, presieduta dall’arch. Mario Botta (Università della Svizzera Italiana di Mendrisio).

La sfida:

trasformare e riutilizzare gli edifici industriali dismessi disseminati nel territorio nazionale, nell’ottica di una loro possibile reintegrazione nei circuiti economici e imprenditoriali.

Gli edifici oggetto di studio, in totale sono: il Lanificio Ubertino Silvio (a Lessona), l’ex Filatura Simon (a Biella), l’ex Lanificio Pria (a Biella), il complesso industriale Yukon (Verrone), il Lanificio Al Bivio (Veglio di Mosso) e il Villaggio Operaio Poma (Miagliano).

In giuria l’architetto Mario Botta che presiede; Nino Cerruti (stilista e presidente di Lanificio Cerruti), Yves Nacher (direttore del forum d’Urbanisme et d’Architecture di Nizza), Gianni Massa (vice presidente vicario del Consiglio Nazionale Ingegneri), Marina Salamon (imprenditrice) e Marco Trisciuoglio (docente Politecnico di Torino).

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