Lavoro. La stanza dell’ozio, ecco l’ultima tendenza in ufficio e in albergo

Parliamo di lavoro e ambienti di lavoro. La nuova tendenza si chiama stanza dell’ozio, ovvero quel luogo in cui riflettere, possibilmente in silenzio

di Marilena Rodi

L’ozio è un intervallo di lucidità nel disordine della vita.

Più o meno così asseriva Ambrose Bierce, scrittore e giornalista statunitense di fine Ottocento. Negli anni in cui si assisteva al proliferare di intellettuali e scrittori decadenti – e gli anni in cui il più famoso Oscar Wilde cantava l’elogio del dolce far nulla – erano in molti i pensatori che, riprendendo un concetto dei padri della filosofia occidentale, sottolineavano il fatto che occorresse fermarsi a pensare per fare pensieri utili. Ovvero, dedicare tempo (un lusso inestimabile) a oziare, così che la mente potesse dedicarsi a pensare, a immaginare, a riflettere sulla vita e sui massimi sistemi.

A noi lavoratori instancabili dell’era del multitasking, questo concetto appare milioni di anni luce dai nostri ritmi e osceno per gli incalzi quotidiani.

Eppure – e qui ricicliamo il paradosso – è proprio quello che sta accadendo.

Le persone che hanno molte responsabilità, quelle che guidano un’azienda, i professionisti che prestano la loro consulenza ad aziende e realtà economiche (cioè quelle che ancora in Italia sono capaci di produrre qualcosa), gli imprenditori e gli startupper stanno scoprendo la via della lentezza. O meglio, diciamo pure della necessità fisiologica di fermarsi a pensare. Il motivo è banale:

pensare serve per trovare soluzioni, per intuire i bisogni futuri (e latenti) dei consumatori, pianificare i bilanci, analizzare costi e benefici, studiare le risorse umane, valutare nuovi investimenti.

Domanda altrettanto banale: come si fa a fare queste cose se non ci si ferma a pensare? Il vortice infernale nel quale siamo inghiottiti tutti i giorni ci vede come robot senza cervello e in stato confusionale dettato dal caos delle decisioni politiche, delle apprensioni fiscali, della scure debitoria, delle leggerezze governative. E spesso anche della vita privata quando non è perfetta come la vorremmo.

Cosa sta accadendo?

Accade, tra le altre cose appena citate, che il mercato si presenti florido dal punto di vista dell’offerta, ma la domanda (il consumo) sia piuttosto scarso. In più, la guerra dei prezzi – la concorrenza Dio la benedica, ma spesso è fuorviante o illecita o illegale o sleale – rischia di appiattire verso il basso la produzione di beni e servizi rischiando di assottigliare sempre più l’epidermide di utile, vitale per la sopravvivenza stessa di chi produce. Allora, che si tratti di un imprenditore, o un manager, un professionista o uno startupper, la necessità nell’ambiente di lavoro è quella di trovare un po’ di pace nella frenesia giornaliera.

Il luogo di lavoro, dunque, che sia il classico ufficio in un centro urbano, lo studio allestito a casa, l’auto, l’albergo o l’open space in coworking, necessita di questo ‘angolo di pace’ in cui fermarsi per riflettere.

La tendenza per il futuro

Quello su cui vogliamo focalizzare la nostra attenzione quindi, sono le ultime tendenze in fatto di luoghi destinati alla propria privacy per riflettere e prendere decisioni. Sembrerà banale, ma negli ultimi tempi – dopo la fase in cui si è registrata l’ondata ‘community’ o ‘creativity’ – si assiste alla ricerca della solitudine, quel luogo in cui isolarsi e oziare.

La stanza dell’ozio

Cos’è allora la stanza dell’ozio? Un luogo in cui creare quell’intervallo di lucidità nel disordine della vita, appunto. Un angolo in cui ritirarsi nel silenzio e far viaggiare liberamente la propria mente senza interferenze esterne. Le aziende – ma anche gli alberghi, che vengono utilizzati regolarmente per lavoro – si stanno attrezzando con le huddle room, un servizio innovativo che recupera i ritmi biologici. Questa tendenza è la conferma che finalmente l’essere umano venga ricollocato al centro delle attenzioni, al suo giusto posto cioè. In fin dei conti è una buona notizia.

 

[photo courtesy: Mullum business center]

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