Gli rubano il cellulare, ma non lo possono usare e lo sotterrano. Il figlio lo ritrova con la tecnologia

Gli rubano il cellulare, ma non lo possono usare e lo sotterrano. Il figlio lo ritrova con la tecnologia. Piccoli detektive crescono

Gli rubano il cellulare dalla tasca della moto ma poi scoprono che non possono usarlo perché bloccato da password e decidono di seppellirlo

(peraltro nei pressi del cimitero), ma il figlio – con l’ausilio della tecnologia – lo ritraccia. La storia di piccoli detektive, degna dei migliori serial. È quanto accaduto a Casamassima, alle porte di Bari, a una famiglia lì residente, ieri, domenica.

“Mi hanno rubato il telefono dalla tasca della moto, parcheggiata davanti il centro commerciale di Casamassima”, racconta Pierfrancesco Fais, protagonista della vicenda che sfiora la sceneggiatura di un serial poliziesco. “Premetto – fa sapere Fais – che il mio telefono è bloccato da password scheda e schermo e, quindi, non si può spegnere senza inserirle”.

“Grazie a mio figlio – continua il racconto – riusciamo a seguire la traccia Gps di Google

fino a un campo recintato prima del cimitero di Casamassima, per cui chiedo l’intervento dei Carabinieri di Casamassima che prontamente accorrono (e che ringrazio). Entriamo nel terreno ma nulla,

il segnale c’è ma il telefono non si vede e non si sente.

Dopo in po’, visto che è ora di pranzo, ringrazio, chiedo scusa e desistiamo”.
“Durante il pranzo – prosegue – i miei ragazzi si ricollegano e il segnale ha cambiato posizione”.

La vicenda comincia a somigliare sempre più a un caso televisivo.

“Dopo pranzo, ancora una volta ci riprovano: posizione diversa. Il Gps segnala un altro campo alle spalle del cimitero di Casamassima. Due sistemi operativi diversi, stessa posizione. Ci mettiamo in macchina e andiamo sul posto. Sopra il punto indicato dal segnale, facciamo partire la chiamata. Nel silenzio sembra di sentire una lieve vibrazione. Riproviamo. Sì, qualcosa vibra ma non si vede. È sotto terra”.
Così accade che intuiscono: “Cominciamo – aggiunge Fais – ad avvicinarci al suono, scaviamo. Sotto terra, vicino a un albero e in una busta di plastica troviamo il telefono. È una scarica di adrenalina. Felicità indescrivibile”.
“Chi mi ha rubato il telefono – sottolinea Fais – e che ha avuto la briga di seppellirlo lontano, in un posto isolato, magari per andare a riprenderlo quando si sarebbe scaricato, troverà il mio biglietto di ringraziamento”.

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