Elena, la locandiera del Rifugio alle pendici della Majella

Elena, la locandiera del Rifugio alle pendici della Majella. Immerso in un territorio selvaggio, trionfa per l’accoglienza

di Marilena Rodi

Lei è Elena Trombetti, poco più che 35enne, ma già imprenditrice in un territorio tanto incantevole quanto ostile (o forse solo selvaggio e poco incline alle ondate turistiche di massa).

Elena è la locandiera che gestisce il Rifugio alle pendici della Majella

a Taranta Peligna, in provincia di Chieti: da qui il nome Rifugio Majella, un posto dove pernottare e in cui puoi anche rinfocillarti. D’estate o d’inverno, nel rifugio puoi assaporare le specialità abruzzesi che la stessa Elena prepara con un tocco di innovazione e vivacità.

Dalle mani di Elena puoi degustare primi piatti gourmet o secondi della tradizione, così come dolci preparati ad hoc per gli ospiti o combinazioni creative che allietano il palato per antipasti o contorni.

Chi è Elena Trombetti

Accento romano, donna piccoletta e graziosa, si prende cura di te e del tuo soggiorno: esprimi un desiderio e lei farà di tutto per realizzarlo. Dalla colazione alla cena, ciò che gradisci: lei si metterà nelle condizioni di offrirtelo.

“Sono molto legata a queste terre”, ci racconta con occhi lucidi. “Io sono di Lama dei Peligni (località a 4 chilometri, a circa 700 metri s.l.m., ndr), o meglio, i miei nonni erano natii di queste terre, e io da loro ho ereditato l’amore per la montagna e per ‘Mamma Majella’. Sono legata a questa natura e sono legata anche alle tradizioni culinarie. L’Abruzzo ne ha molte, che a me piace reinventare”. Elena, infatti, prepara piatti storici rivisitati, che al palato del visitatore, appaiono come una specie di piccolo Eden: chitarrine speck-pecorino e miele, oppure chitarrine pomodorino-tartufo e scamorza, oppure, ancora, pasta fresca con ricotta-tartufo e menta, e poi pallotte con le pizzone (la sua specialità), e via dicendo.

“Preferisco – ci spiega – provare combinazioni sempre nuove perché amo sperimentare e sorprendere i clienti”.

E tra le sorprese, Elena ci mette anche la preparazione di piatti a base di carne (rigorosamente fresca e secondo le ricette della tradizione). E se poi, in estate, la temperatura permette, lei può farti anche la sorpresa di allestire un tavolo sotto le stelle per la cena e permetterti di godere del panorama notturno: uno sfondo di lucine che percorrono le cime delle montagne.

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Ecco, Elena è una di quelle rarità ospitali che impreziosiscono l’ambiente circostante e che ti fanno amare la decisione di aver scelto di venire a Taranta Peligna.

Rifugio Majella

Però se c’è una cosa che il Rifugio Majella ti dona, e che probabilmente non troverai in altri posti, è il connubio tra scenario naturale, appagamento dei sensi e relax. Intorno c’è la montagna selvaggia, e nel sottofondo il rumore bianco del fiume Aventino che scorre e che di notte diventa (forse) l’unico rumore percepito. Non ci sono semafori, non ci sono clacson che strombazzano, non ci sono mormorii di persone che parlottano sotto la finestra. Lo scenario naturale è mirabile: verde infinito e forme piramidali che si alternano fin dove lo sguardo può spingersi verso l’orizzonte.

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Taranta Peligna

Qui a Taranta (circa 450 metri s.l.m.) ci vivono circa 350 anime, il neo sindaco si chiama Gian Paolo Rosato ed è anche lui un giovane che ha scelto di restare in montagna: “Siamo un piccolo comune di montagna – aveva dichiarato al portale di Anci appena eletto, nel giugno scorso – e la montagna unisce le comunità, anche se distanti tra loro. La montagna è fatica, passo lento e costante in salita”. In una parola: determinazione”.

Su questo aspetto, in particolare, ci eravamo interrogati perlustrando la zona ed esplorando questa ‘costa’ di Majella più selvaggia, più granitica, con la natura un po’ più ostile rispetto all’altro versante, quello più turistico. Da questa parte – l’orientale – ci trovi sentieri irti che in pochi chilometri ti portano su a Monte Amaro, a 2700 metri di altitudine; ci trovi le gole profonde di Fara San Martino; ci trovi i canyon per il rafting; ci trovi le Grotte del Cavallone e diverse seggiovie che portano in cima. Qui ci trovi anche gli impianti sciistici (Roccaraso e Campo gi Giove sono a poche decine di chilometri) e poche strade di collegamento tra un versante e l’altro (circumnavigando la montagna chiaramente, mai dirette o tramite gallerie).

Le tracce storiche

Ma vuoi mettere il fascino del silenzio e dell’avventura con la ‘solita’ vacanza? Chi sceglie di venire a Taranta (e ci devi venire proprio apposta, difficile dire ‘ci sono capitato’) ha scelto in partenza una sorta di ritiro spirituale, di tempo da dedicare alle proprie riflessioni, di tempo da investire nel ritrovare se stessi. Questo è pure il versante della resistenza della Seconda guerra mondiale (della Brigata Majella che combatté al fianco degli Alleati), dei cenacoli culturali di Gabriele D’Annunzio, delle residenze storiche, e degli eremi che testimoniano la storia di Celestino, il primo papa nella storia ad abdicare (Medioevo).

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Palazzo Malvezzi

L’edificio in cui sorge Rifugio Majella è Palazzo Malvezzi, una residenza storica della famiglia Malvezzi, di origine bolognese (il cui ramo ereditario si estinse nel 1747). Sito accanto chiesa di San Nicola, il fabbricato fu ricostruito dopo il terremoto del 1706. Il palazzo, come riporta il portale dell’associazione ‘Città delle grotte’ (anch’essa ospitata presso Palazzo Malvezzi), successivamente venne suddiviso tra vari proprietari sino al 1984, quando a seguito di un altro terremoto venne acquisito dal Comune che provvide al suo restauro. Oggi Palazzo Malvezzi è sede di associazioni, e la parte destinata all’ospitalità è stata affidata tramite bando pubblico alla società di cui fa parte Elena (23 posti letto in totale e il ristorante al piano basso).

Il turismo e gli enti

Ci saranno altre occasioni per raccontare come abbiamo vissuto il turismo in questa parte d’Italia, ma una cosa possiamo dirla in sintesi: la Regione Abruzzo e gli enti parco dovrebbero essere più presenti (il recente terremoto del 2016 ha messo in ginocchio molte zone di questi luoghi). Da quando la gestione del turismo è stata delegata alle Regioni, le iniziative, il management dei fondi, le decisioni spettano a queste istituzioni e agli enti parco.

Ma non sempre i tempi della politica si incastrano con i tempi del turismo,

dei turisti, delle persone che scelgono questo spaccato di natura anche solo per rigenerazione spirituale, degli operatori stessi che devono ‘resistere’ in montagna e dei residenti. La ‘durezza’ dell’ambiente naturale – ci chiediamo ad alta voce – contamina o influisce sul carattere, come accennava il sindaco? Da dove verrà la determinazione?

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