Ora si profila in Parlamento un accordo dei “disperati del seggio” di renziani e pentastellati. La partita è aperta

Ora si profila in Parlamento un accordo dei “disperati del seggio” di renziani e pentastellati. La partita è aperta

di Pino Gadaleta

Ogni incontro di due esseri al mondo è uno sbranarsi…. io faccio del male come tutti lo fanno ma, a differenza di altri, io ho la mano sicura.

(Italo Calvino-Il Visconte dimezzato)

Conte per dimezzare Salvini ha impiegato 50 minuti in tutto, dopo 15 mesi di coabitazione, e nel contempo ha ridimensionato la leadership di Luigi Di Maio, il leader dal colletto bianco inamidato “pre-fabbricato” dalla Casaleggio associati.

Il cosiddetto “Governo del cambiamento” ha prodotto ben poco, e infatti, le condizioni del popolo italiano sono invariate (vedi reddito pro-capite Nord, € 207mila dell’Emilia contro i 96mila della Puglia) e le disuguaglianze cresciute, le pensioni tagliuzzate, il coma demografico italiano inalterato, e i giovani in fuga verso Paesi più sviluppati.

Quota 100 e il reddito di cittadinanza si sono rivelate una spesa improduttiva

che non ha portato reale giovamento alla disoccupazione giovanile. L’intervento di Conte al Senato ha sancito che anche questo governo più che cambiamento, ha prodotto peggioramento, iniziando dal “cerino acceso” delle montiana clausola di salvaguardia dell’aumento dell’Iva che né Renzi e altri siano stati capaci di sterilizzare.

Abbiamo sperimentato che sia l’inamidato leader grillino che il trimalcionesco capo leghista si sono dimostrati inadeguati e incapaci di rispettare le rispettive promesse elettorali. L’intervento autoassolutorio di Conte è stata una fotografia amara e realistica della situazione politica ed economica italiana. Insomma anche questo, come i precedenti da Renzi in poi, è stato un governo di “mezze calzette” con personaggi divenuti ministri da mane a sera non si sa per quali meriti come Maria Elena Boschi che ne è stata la precorritrice. Del resto l’imperatore Caligola non nominò senatore la sua cavalcatura? Di cosa dobbiamo lamentarci, abbiamo una classe politica che ci meritiamo.

Salvini non è nemmeno l’ombra di Mussolini

anche se fa di tutto per imitare la sua istrionesca goffaggine, è semplicemente il prodotto di una manipolazione architettata da settori influenti della piccola borghesia industriale del Nord e sostenuta da quella di origine agraria del Sud, quest’ultima, come ai tempi di Giolitti, in grado di incanalare pingui consensi elettorali.

La Lega è radicata nella Padania e resta una forza politica localistica e il Movimento 5s un euforico sfogo elettorale del Sud. Nessun respiro di grande forza politica capace di imprimere al Paese una svolta radicale e di spessore riformista.

Salvini ha trovato terreno fertile sul tema dell’immigrazione. Sull’argomento siamo impreparati storicamente, culturalmente e politicamente. Da una parte le “anime belle” e dall’altra feroci e razzisti difensori dei patrii lidi, quest’ultimi in numero superiore.

Ricordiamo la tragedia dei nostri minatori di Marcinelle, ebbene non va sottotaciuto che i nostri migranti partivano con le carte in regola; l’Italia strinse un accordo con il Belgio per inviare 2.000 migranti a settimana per un totale di circa 50.000 unità per consentire al Belgio di estrarre il suo carbone e a noi piangere i nostri 300 minatori sepolti nelle miniera.

I nostri erano migranti non sospinti da organizzazioni criminali su gommoni raccolti poi da Organizzazioni sovra governative con presunti interessi umanitari e scaricati sulle coste italiane.

Salvini ha avuto gioco facile perché è mancata una politica sull’accoglienza di questi disperati, una politica che consentisse ai migranti di scegliere liberamente la loro destinazione finale in Europa.

Ahimè approdi aperti in Italia e frontiere chiuse di altri Paesi europei, la domanda è: perché?

Per quale motivo e per quale diritto l’accoglienza deve essere solo italiana e non europea?

Rispondano Merkel e Macron, olandesi, austriaci ecc. Renzi è il responsabile di questo pasticcio avendo sottoscritto un accordo con l’Ue in cambio di flessibilità.

Sono ben 14 i Paesi dell’Africa che pagano ancora una tassa coloniale alla Francia, non si raccontino chiacchiere sul fenomeno del colonialismo, e Macron continua a soffiare instabilità in Libia per contendere all’Italia le risorse energetiche. La Republique di libertè, egalitè, fraternità, a Ventimiglia pratica respingimenti dei migranti. Questo dimostra la poca incisività che hanno i nostri governanti, una classe di politicanti prestati alla politica.

Passata l’euforia del voto del 5 marzo che aveva consentito ai grillini di ottenere una maggioranza relativa alle Camere nella speranza che le aree del Sud finalmente potessero vedere la luce del riscatto e la fine delle disuguaglianze, ai 5s resta, oltre la “perla rara” di Conte, l’amarezza di non aver saputo trasferire la voglia di rinascita del Sud e delle aree più deboli del Paese in provvedimenti legislativi che cambiassero in meglio le condizioni del Mezzogiorno e di quella parte dell’Italia che non ha conosciuto lo sviluppo del Settentrione.

Ora si profila in Parlamento un accordo dei “disperati del seggio” di renziani e pentastellati. La partita è aperta. La conclusione è segnata, non cambierà niente.

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