Risarcimento danno ospedaliero, ecco quando è possibile ottenerlo a seguito di contaminazione

Infezione ospedaliera. Ecco quando si sovrappone al danno preesistente e il danneggiato potrà chiedere il risarcimento del danno da contaminazione

di Barbara De Lorenzis*

“L’ospedale risponde nei confronti del paziente che, a seguito di un intervento chirurgico maldestro, subisce l’aggravamento di una lesione preesistente”.

Un tema delicato, non sempre affrontato con chiarezza e che spesso viene sottovalutato è quello delle infezioni nosocomiali. Si perché, purtroppo, ogni anno i numeri ci dicono che la quantità di pazienti che si trova a dover affrontare una situazione di questo tipo è veramente notevole: si parla di

migliaia di persone interessate dal pericoloso fenomeno di malasanità.

Dagli ultimi sondaggi effettuati nell’ultimo decennio emerge che siamo meno sicuri in ospedale che in strada. Solo in Italia le infezioni ospedaliere causano, ogni anno, più vittime degli incidenti stradali: 4.500-7.000 mostri contro 3.419 vittime della strada (e questi dati risalgono al 2015). Si stima che,

ogni anno, circa il 5-8% dei pazienti ricoverati contragga un’infezione ospedaliera,

dunque circa 450-700mila casi, dovuti soprattutto a infezioni urinarie, della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. In Italia si stimano circa 7.800 casi di decessi all’anno per infezioni acquisite nei nosocomi, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali. Da un’altra prospettiva l’impatto è devastante se si considera che rappresentano un rischio fatale quanto la somma delle maggiori malattie infettive messe insieme: influenza, tubercolosi e Hiv .

Ma che cos’è l’infezione ospedaliera?

Contrarre un’infezione ospedaliera (ossia una malattia causata da microrganismi quali virus, funghi, batteri o parassiti) equivale a dire che, dopo l’intervento chirurgico magari effettuato a seguito di una frattura derivante da un sinistro stradale, nel corpo del paziente penetra un batterio che complica il processo di guarigione clinica, aggravando il quadro patologico già presente a causa del danno pregresso e, in ultima analisi, complicando le condizioni di salute dell’infortunato.

I microrganismi causa di infezioni associate alle procedure assistenziali, tra le quali quelle contratte in ospedale, provengono sia da flora batterica endogena, cioè già presente nel paziente, che esogena, cioè provenienti dall’esterno. Non dobbiamo dimenticare che spesso parliamo di persone fragili, debilitate e con basse difese immunitarie, e di pazienti frequentemente affetti da comorbosità, cioè altre malattie non infettive, renali, cardiache, respiratorie, oncologiche, oppure pazienti critici in terapia intensiva sottoposti a varie e prolungate procedure invasive.

Il fenomeno tende anche ad assumere, purtroppo, una tragica rilevanza in estate,

quando in assenza di personale infermieristico e medico, i controlli sullo stato di salute del paziente critico tendono ad abbassarsi. Possono verificarsi negligenze più o meno gravi da parte del personale sanitario, una ridotta sterilizzazione degli strumenti chirurgici, anche in concomitanza con il proliferare dei batteri in certe condizioni ambientali. Così, nei fatti, avviene che nei reparti critici, dove si fa largo uso di antibiotici, ci sono dei microrganismi resistenti al farmaco d’elezione che dovrebbe debellarlo, tanto che

oggi si stima che il 16% delle infezioni nosocomiali sia causato da batteri ‘resistenti’,

il che rende più complesso il trattamento e la guarigione.

Il danno che ne deriva è il c.d. danno da aggravamento (c.d. danno iatrogeno) di questo tipo, pertanto, è una cosa seria. Ma occorre anche dire che è risarcibile, secondo le linee guida costantemente confermate dalla giurisprudenza dei vari Tribunali e Corti italiane.

Responsabilità contrattuale.

In primo luogo, la responsabilità della struttura ospedaliera nei confronti del paziente è contrattuale (Trib. Treviso, civile, sentenza n. 1871 del 14.09.2017); l’azione di risarcimento si prescrive in dieci anni.

Nel caso esaminato dal giudice di Treviso, l’attore/danneggiato aveva contratto un’infezione da stafilococco aureo multisensibile, tradotta poi in una pseudoartrosi infetta che aveva a sua volta condotto alla rimozione dei mezzi di sintesi precedentemente applicati e alla loro sostituzione con un duplice fissatore esterno.

Come chiedere il risarcimento.

Tornando ai criteri generali utili per una richiesta di risarcimento e per l’accertamento della responsabilità dell’ambiente ospedaliero: in occasione della causa civile risarcitoria un consulente tecnico d’ufficio nominato dal Giudice andrà, tra le altre cose, ad appurare che la fonte di contaminazione è effettivamente riconducibile all’ambiente ove il paziente è stato ricoverato.
Dunque, per conseguire un risarcimento bisogna prima accertare che non ci sono elementi che riconducono l’infezione al trauma riportato dall’attore nell’evento dannoso, inoltre che non ci sono tracce di infezione endogena: quindi (anche per via indiziaria) appurare che la causa più probabile dell’evento lesivo lamentato sia proprio una contaminazione contratta nell’ambiente ospedaliero.

Dal canto suo, l’ospedale dovrà dimostrare di aver adottato tutte le misure utili e necessarie per una corretta sanificazione degli ambienti di cura. Si deduce che l’infezione si sovrappone al danno preesistente e il danneggiato potrà chiedere il risarcimento del danno da contaminazione nel caso in cui dimostri la responsabilità dell’ospedale.

*avvocato civilista

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