La leggenda del popolo bue

La leggenda del popolo bue. Ma fossi in voi, non confiderei troppo sulla mansuetudine del popolo italiano

di Angelo Ivan Leone

E’ un immiserirsi del dibattito politico, dello spazio pubblico e, in ultima analisi, dello stesso vivere civile questo ridursi al gioco delle parti di queste maschere da carnevale.

Fossi in loro, prima di tornare a recitare l’ennesima pantomima, mi ricorderei di quel verso della canzone di una bellissima Caterina Caselli che recitava:

“Il Carnevale finisce male”.

Non vorrei che il nostro Paese vivesse di nuovo un quindicennio di anni di piombo, come accadde dopo l’ubriacatura post sessantottina. In Francia il ’68 durò un mese. Il maggio. Poi arrivò De Gaulle che disse: “la ricreazione è terminata” e la ricreazione terminò. Da noi la ricreazione durò fino alla prima metà degli anni ’80 e fu una ricreazione costellata di:

stragi, sangue, lutti, tentativi di colpo di stato a breve o a lungo termine e tante altre porcherie.

Ecco perché fossi nei panni dei nostri politicanti, termine scelto non a caso, ci penserei bene prima di tornare a credere che l’Italia possa buttar giù tutto.

E’ vero che il popolo italiano non ha mai tagliato la testa a nessun re, ma è altrettanto vero che un re lo ha ammazzato. Si chiamava Umberto I il re “buono” si fa per dire, in quanto aveva anche dato il collare dell’Annunziata che lo rendeva cugino al re stesso, all’assassino degli operai: Bava Beccaris che aveva letteralmente cannoneggiato sulla folla inerme, chi ammazzò questo po’ po’ di galantuomo, fu l’anarchico Gaetano Bresci.

Ergo: cari politicanti, fossi in voi, non confiderei troppo sulla mansuetudine del popolo italiano.

Concludo con una piccola nota aneddotica: sul sacrario che commemorava Umberto il re “buono” che, abbiamo detto, tanto buono poi non era, un giorno un uomo male in arnese: ossuto, nervoso, volitivo e in perenne conflitto con se stesso, un po’ come Sallustio descrive Catilina, prendendo lo stelo di un fiore, scrisse sulla tomba del re: monumento a Gaetano Bresci.

Quell’uomo si chiamava: Benito Mussolini.

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