Sonosolostoria. Simul stabunt simul cadent

Per la rubrica Sonosolostoria, Simul stabunt simul cadent, insieme staranno oppure insieme cadranno

di Angelo Ivan Leone

“Siamo un Paese finito”, diceva il grande Marcello Mastroianni sul finire della propria esistenza, “perché non si riesce più a distinguere chi è un mascalzone da chi è un galantuomo”.

Senza abbandonarsi al pessimismo del celebre attore, abbastanza cogente anche per via dell’età, possiamo certamente sostenere la tesi di Hegel nella celebre metafora della nottola della Minerva. Il grande filosofo tedesco sosteneva che la filosofia nascesse alla fine della storia di una civiltà. E, infatti,

in questa nostra Italia putrescente, decadente e in preda a un delirio manicheo da pollaio istituzionalizzato, dove sono andati a finire gli intellettuali?

Di questa scomparsa e da questa scomparsa della classe intellettuale – che è molto bello poter accostare a quello che uno degli ultimi, non a caso, intellettuali italiani sosteneva essere una sorta di portato del “progresso senza sviluppo” nella fantastica immagine della “scomparsa delle lucciole” – si salvano, per l’appunto, soltanto i filosofi.

Dove li vedete, infatti, i nuovi Pasolini, tanto per ricordare l’autore delle due immense immagini da me citate, i nuovi Umberto Eco o Leonardo Sciascia?

Senza voler scomodare tempi ancora più lontani, agli inizi del Novecento questo Paese di “ebeti autolesionisti” come lo chiamava Montanelli continuandolo ad amare, anche e soprattutto quando lo odiava, sfornava titani del pensiero come Croce, Gramsci e Gentile. Profeti per tutti i gusti, dal centro alla sinistra e alla destra.

Scomparsi Indro Montanelli e Oriana Fallaci agli inizi di questo nuovo millennio,

si può certamente dire che in Italia si assiste a un fenomeno di desertificazione culturale, dove si salvano, per l’appunto, soltanto i filosofi come: Cacciari, Vattimo e Flores d’Arcais, che sono, soprattutto gli ultimi due, misconosciuti ai più.

Questa amara constatazione sul “deserto dei tartari” che siamo diventati non lasci indifferente il lettore che commetterebbe, forse, il delitto più grande e il tradimento peggiore verso il proprio Paese. Perché è frutto di tale desertificazione culturale iniziata sul finire della Prima Repubblica se questo nostro amato e disperato Paese che poteva essere governato da uomini come: Berlinguer, Almirante o Aldo Moro è stato, invece, governato da Giulio Andreotti. I due carissimi nemici B e A, come li chiama Padellaro in questo bellissimo libro non l’hanno mai governato e il “povero” Aldo Moro è stato ammazzato pur di non farlo governare insieme a B.

L’Italia, invece, si è fatta malgovernare dal divo Giulio

che, dopo che Aldo Moro fu ammazzato, l’anno dopo, l’11 luglio del ’79, quarant’anni fa, dovette assistere a un altro omicidio, quello dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, ucciso da un killer fatto venire apposta dall’America per togliere di mezzo quell’uomo che per alcuni è “un eroe borghese”, mentre per Andreotti era “uno che se l’era cercata” come lo definì, anni dopo, in una celebre intervista. Un po’ come quando Gaetano Badalamenti uccise, proprio il giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, a metà strada tra via delle Botteghe oscure (sede del Pci) e piazza del Gesù (sede della Dc), un altro eroe, questa volta non borghese, ma comunista come Peppino Impastato che il boss considerava “un rompicoglioni”, sempre per citare le parole di questo affresco d’eccezione che ci ha regalato Padellaro.

Gaetano Badalmenti era, tanto per intenderci, quel signore che Andreotti, avrebbe voluto fosse messo “ad ogni angolo di strada di ogni città italiana”. Per concludere con questo libro che parla di A. di B. e un po’ di tutti noi, mi fermo qui nel descriverlo, facendovi un po’ lo stesso dispetto che Padellaro vi farà, da par suo, durante tutto il narrare incredibile di quel “gesto”. Leggetelo. Io l’ho: non letto, ma bevuto in una sola notte.

“Ci sarà allegria anche in agonia con il vino forte…” cantò il poeta.

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2 pensieri riguardo “Sonosolostoria. Simul stabunt simul cadent”

  1. In questo “deserto dei tartari” in cui si è trasformata l’Italia in preda ad un’ondata di desertificazione culturale, strumentalmente avviata sul finire della Prima Repubblica, uomini come Berlinguer e Almirante sono stati rimossi dal pensiero attuale perché scomodi o addirittura fatti fuori come Aldo Moro (stragismo di Stato passato impunito per l’ebetaggine di un popolo imbelle che mai rivendica giustizia).
    Si sono invece imposti sulla scena della storia personaggi come Giulio Andreotti, il grande tessitori di intrighi politici, cui si devono le premesse dell’attuale percorso in cui oggi ci muoviamo, sempre più pieno di insidie e trabocchetti soprattutto per quanto attiene alla nostra libertà di pensiero e di parola. Ci stiamo avviando verso una forma strisciante di fascismo dal momento che alle persone viene imposta una sorta di omologazione di vedute e di azioni. Guai a discostarsi dal pensiero dominante a scanso di epurazioni!

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  2. Grazie Angelo, lo leggerò a giorni . Io ero presente quando Almirante andò a rendere omaggio alla salma di Berlinguer. Non mi meraviglio’, perché avendo seguito con attenzione i fatti politici di quegli anni, mi rendevo conto, pur da osservatrice lontana, che qualche cosa era cambiata. Nel piccolo no. Furono infatti spostati scrutinii scolastici, apposta per non far partecipare il popolino ai funerali di Berlinguer.

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