Perdita dell’animale domestico: è un danno riconosciuto?

Il danno da perdita dell’animale domestico. La rilevanza giuridica del legame affettivo padrone-animale

di Barbara De Lorenzis*

E’ ormai innegabile che gli animali domestici siano considerati dai loro padroni alla stregua di membri della propria famiglia. Ma per quanto possa apparire persino un po’ cinico, l’orientamento più autorevole in materia, quello della Corte di Cassazione, è quello di non attribuire rilevanza alla perdita del legame affettivo con l’animale, in caso di evento che ne provochi la morte. Sul punto però è intervenuta la più recente giurisprudenza di merito, che negli ultimi anni ha spesso adottato pronunce che si discostano dall’indirizzo della Suprema Corte.

L’amico peloso, giustamente inseparabile, oggi segue la famiglia nei suoi viaggi e nei suoi spostamenti quotidiani in auto. E nella sua felice convivenza con l’essere umano, possono verificarsi eventi che abbisognano della sua tutela. L’aspettativa di vita degli animali da compagnia oramai si stima sia raddoppiata negli ultimi trent’anni grazie a una migliorata qualità dell’alimentazione, con lo sviluppo crescente del pet food industriale, e per merito delle cure veterinarie. In questo contesto, la vita dell’amico a quattro zampe riceve sempre maggiore tutela, tant’è che oggi addirittura vi sono numerose compagnie assicurative che forniscono polizze a misura dell’animale domestico, ovverosia per infortuni per pagare le cure urgenti di pronto soccorso veterinario ma anche eventuali protesi e strumenti per la guarigione; per malattie (per il rimborso delle spese per visite ed esami ma anche a copertura dei costi per i medicinali); interventi chirurgici (incluso il costo della sala operatoria); per ricoveri in cliniche veterinarie (risarcimento anche in forma di diaria per i tempi stabiliti da contratto); trattamenti di riabilitazione post-ricovero.

La legge attribuisce un conclamato valore all’animale domestico, per cui giunge ad attribuirgli altresì un danno esistenziale per sua la morte.

Nel caso dell’uccisione di un animale, il danno patrimoniale subito dal suo possessore si riferisce al valore che può essere riconosciuto al malcapitato. Ad esempio, se si tratta di un cane di razza particolarmente pregiata, o altro animale di un certo valore riconosciuto, il giudice ben può riconoscere il diritto al risarcimento di tale danno.

Orbene, la legge attribuisce rilevanza al danno fisico ma anche a quello non fisico che può derivare al suo padrone per l’appunto per causa di morte.

Il danno non patrimoniale riguarda le lesioni psico-fisiche (danno biologico), la sofferenza interiore derivante dal sinistro (danno morale) e la lesione della sfera affettivo-relazionale (danno esistenziale).

Il danno non patrimoniale secondo la Corte di Cassazione.

La Corte di Cassazione sancisce con più sentenze che qualsiasi lesione di un diritto, per dar luogo a risarcimento del danno, deve superare una certa soglia minima di apprezzabilità. In termini più tecnici, afferma che il danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. potesse essere riconosciuto solo nei seguenti casi:

  1. quando la condotta lesiva configuri un reato
  2. quando una legge preveda espressamente il risarcimento del danno non patrimonilae riguardo a determinate fattispecie
  3. quando l’interesse leso possa essere considerato costituzionalmente rilevante , quale diritto inviolabile ex art. 2 della Costituzione.

Il danno non patrimoniale per la perdita dell’animale domestico

Analizziamo ora questi tre casi, con riferimento ai nostri amici a quattro zampe. Dal punto di vista penale, sono previsti come reato l’uccisione volontaria e il maltrattamento dell’animale, ma non la morte accidentale causata, ad esempio, da un investimento stradale o dall’aggressione da parte di altro animale sottoposto alla custodia del suo padrone.

Né, per quanto riguarda il secondo punto dei tre sopra elencati, alcuna legge stabilisce espressamente il risarcimento del danno non patrimoniale in caso di perdita dell’animale domestico. La terza strada è quella che ci interessa maggiormente.

La perdita dell’animale domestico è considerato un danno costituzionalmente rilevante.

La Cassazione è partita con l’esame di casi di specie riguardanti la perdita dell’animale domestico e i suoi effetti a partire dal 2008 (cfr. Cass. Civ. 26972/2008), e una delle “sentenze gemelle di San Martino” ha inizialmente escluso la rilevanza costituzionale, e quindi la risarcibilità, del danno da perdita dell’animale domestico. D’altro canto, il richiamo ai diritti inviolabili operato nelle sentenze medesime ha lasciato la porta aperta a un’interpretazione evolutiva del concetto di interesse costituzionalmente rilevante: una porta che hanno attraversato volentieri numerosi giudici di merito, nel corso dell’ultimo decennio. Anzi, è stata la stessa Cassazione a riconoscere che tali diritti non costituiscono un numero chiuso, lasciando all’interprete la possibilità di riconoscerne di nuovi, secondo l’evolversi della coscienza sociale.

Risarcibilità del danno per la morte del cane

Su questo presupposto, innumerevoli nuove sentenze hanno riconosciuto il diritto al risarcimento del danno esistenziale per la morte di un animale d’affezione investito o azzannato da altro animale, sul presupposto che il legame affettivo con il cane sia espressione delle attività realizzatrici della persona ed esplicazione della propria personalità, in quanto tale costituzionalmente rilevante ex art. 2 Cost. A tal proposito è possibile citare, a titolo di esempio, le sentenze dei Tribunali di Torino del 29 ottobre 2012, Reggio Calabria del 6 giugno 2013, Firenze del 14 giugno 2013, Pavia n. 1266 del 2016, Arezzo del 8 agosto 2017.

Sebbene, quindi, la Cassazione appaia ancora ancorata alle sue risalenti posizioni, relativamente tradizionali, la giurisprudenza di merito sembra aver colto ormai definitivamente l’importanza sociale del legame uomo-animale domestico e la rilevanza di qualsiasi evento che ne leda l’essenza. Pertanto è plausibile immaginare che anche l’orientamento più autorevole sul tema sia destinato a mutare in senso favorevole al riconoscimento del ruolo fondamentale dell’animale da affezione nella vita dell’uomo.

*avvocato civilista

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