Nelle origini di Bari i Saraceni. Chi liberò la città dai musulmani?

La città di Bari sotto le dominazioni saracene (847-871), e tra Bizantini e Longobardi. Chi liberò la città dai musulmani?

di Pino Gadaleta

Giunti alla stazione ferroviaria di Bari si percorre la strada dedicata a Sparàno di Bari per giungere alla città vecchia. È orientata da ovest verso est e si incrocia alla sua fine con corso Vittorio Emanuele orientata da nord-sud su cui insiste il 41° parallelo che sfiora a nord Napoli. Una scelta di Gioacchino da Murat che nel 1817 inaugurò l’ampliamento della città oltre le vecchie mura medievali e si provvide a colmare l’imponente fossato che preesisteva a Corso vittorio Emanuele, che nelle intenzioni di Isabella di Aragona (duchessa di Bari 1501-1524), poteva essere attraversato da un canale marino a scopo difensivo militare. Progetto che non vide mai la luce.

Chi era Sparàno da Bari?

Sono due i personaggi che riportano questo nome, il primo un giureconsulto che elaborò le Consuetudines Barienses cioè una raccolta giuridica di pene, diritto di famiglia e norme ereditarie per lo più rifacenti al diritto longobardo, il secondo un nobile feudatario di Martina Franca, Altamura e altri feudi, che, in epoca angioina nel 1275, fu Gran giustiziere di Bari. Una lapide lo ricorda nel cortile sud della Basilica di san Nicola.

Questo per riportarci alla memoria che Bari fu contesa con alterne vicende tra Bizantini e Longobardi sin dal VII sec, infatti i Longobardi nell’807 avevano inserito la città nel gastaldato di Canosa, importante sede vescovile. Il gastaldo nominato dal re dei Longobardi controllava l’attività dei feudi retti da un duca e assumeva l’esercizio della sovranità giurisdizionale e amministrativa.

Bari era di importanza strategica per Costantinopoli per il suo porto

e i Bizantini fecero di tutto per conquistarla in quanto rientrava nel loro dominio territoriale da loro definito thema di Longobardia che comprendeva quasi interamente la Puglia.

Il thema era una circoscrizione organizzata per scopi militari

ed era posto sotto il comando dello stratego (dal 975 catapano) nominato dall’Imperatore. Lo stratego ebbe alla fine residenza definitiva a Bari il 25 dicembre 876. Più tardi nel 975 entrò a Bari Michele Abidelas che fu probabilmente il primo catapano (o catepano) d’Italia, come risulta da un atto del 975. In quegli anni fu edificata la residenza il catapanato che era insediato nell’attuale sito che ospita la basilica nicolaiana che fu distrutto e successivamente ricostruito dal catapano Basilio Argiro detto Mesardonide (1010-1016).

I Catatapani e i bizantini cessarono la loro presenza nel 1046 ad opera dei nuovi conquistatori, i Normanni che sconfissero a Taranto l’esercito bizantino (nei giorni scorsi si è celebrata una rievocazione storica a Taranto) e successivamente e definitivamente il 15 aprile del 1071 per opera di Roberto il Guiscardo.

Testimonianze longobarde e bizantine e saracene sono scarse a Bari, perché nel 1156 il normanno Guglielmo il Malo rase al suolo la città filobizantina che aveva osato attaccare il castello Normanno. Fu risparmiata solo la Basilica di San Nicola e altri luoghi di culto e gli abitanti ebbero in tutto due giorni per mettersi in salvo con i propri averi.

Della presenza bizantina si conserva un sigillo plumbeo dell’ippodromo presso l’Archivio di s. Nicola mentre si può osservare un capitello di iconostasi con criptogrammi (Parizio e Leonti) scolpiti in un matroneo della Basilica. Più incerta l’attribuzione della torre quadra del campanile al periodo bizantino. Ben visibili sono alcune testimonianze significative come la chiesa di san Gregorio, un autentico gioiello, e l’epigramma greco di sette dodecasillabi leggibili sul pavimento del coro della Cattedrale utilizzato come gradino del cosiddetto trono dell’arcivescovo Elia. Ancora visibili sono le colonne della chiesa di santa Maria del Buon consiglio che racconta un episodio conflittuale tra nobiltà bizantina e cittadini baresi (964) in quanto i primi si arrogarono il diritto di accompagnare all’altare le spose baresi.

Il conflitto greco-longobardo fu un periodo fu molto travagliato per Bari e molti furono i capovolgimenti di fronte compresa la ribellione dei cittadini baresi guidati da Melo che era passato dal sostenere i Longobardi prima e poi i Nomanni. Melo incontrò i cavalieri Normanni intorno al 1016 presso la grotta di s. Michele Arcangelo nel Gargano e con loro strinse un’alleanza politico militare.

La storia di Melo, agiato e ricco mercante barese merita di essere raccontata, e ci piace ricordare il ricco dono del 1020 di un favoloso mantello zodiacale (Sternenmantel) conservato a Bamberga all’imperatore Enrico II (973-1024), santificato insieme alla moglie Cunegonda, che lo nominò Dux Apuliae.

E come si trovano i saraceni in una Bari quando ancora non esisteva né castello, né s. Nicola, né Cattedrale?

Durante le lotte bizantino-longobarde furono assoldati mercenari saraceni già presenti in Sicilia e nel Mediterraneo, per lo più predoni dediti alla pirateria e alle razzìe.

Nel 847 il longobardo Radelchi, principe di Benevento, ordinò al suo gastaldo di Bari di arruolare mercenari saraceni berberi guidati da Khalfun che si accamparono nel luogo in cui ora risiede il castello. Quesi masnadieri musulmani grazie alla mediazione del vescovo Giovanni consentirono ai baresi di praticare la fede cristiana. Otto anni dopo Khalfun fu assassinato e nel 853 fu sostituito da Muffaraq ibn Sallam, anche quest’ultimo dieci anni dopo fu ucciso lasciando il posto nel 863 Sawdan. Solo quest’ultimo riuscì ad essere riconosciuto come emiro dal califfo di Bagdad. I cittadini baresi appresero quanto di positivo questi predoni potevano dare, la tecnica per la tenuta dei fondachi e per lo sviluppo dei traffici marittimi, il cambio delle molte monete estere che circolavano in Bari, l’uso di stoffe e di indumenti orientali.

Poterono apprendere tecniche edilizie e l’uso di strumenti musicali, senza dimenticare l’introduzione, nel linguaggio locale, di vocaboli aventi natura prettamente araba, molti dei quali ancora sussistono (sciamanin= andiamo).

L’emirato arabo di Bari cessò di esistere nell’871.

Tutta questa enfasi di Bari come emirato arabo è ingiustificata. L’emirato fu istituito per pochi anni e al termine del dominio musulmano che non limitò asprezze e spietate punizioni.

Il palazzo del capo arabo era insediato lungo l’attuale via delle Crociate, nel luogo dove ora insiste la cattedrale c’era una moschea, e in via della Quercia, si può ammirare un capitello che raffigura un predone musulmano.

I Saraceni non lasciarono in pace la città, infatti, nel maggio del 1002, i saraceni, capitanata da Safi, cinsero l’assedio a Bari e la tennero in propria balia fino al giorno di S. Luca, il 18 di ottobre, quando si celebrava la purificazione di Maria Vergine. A liberare Bari fu una flotta veneziana guidata dal doge Pietro Orseolo II. L’evento a Bari è ricordato con la festa della vidua vidua.

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