Teatro a Casamassima, Lia Cellamare porta in scena il gruppo ‘Oltre’: applausi e commozione per la prima

Il gruppo teatrale ‘Oltre’ fa il pienone: applausi e commozione per la prima portata in scena da Lia Cellamare, ieri sera, alle Officine ufo a Casamassima

di Marilena Rodi

Essere o non essere, sospirò Shakespeare dando voce al suo Amleto e interrogandosi sull’esistenza e sulla morte (l’essere e il non essere). Attraverso l’artefizio teatrale Shakespeare si interrogava sui grandi temi della vita lasciando allo spettatore la possibilità di interrogarsi intimamente.

Il teatro, tuttavia, è stato il medium attraverso il quale i grandi scrittori hanno dialogato con il pubblico.

Ma è stato anche una metafora di vita, tant’è che Pirandello si interrogò su chi fossero gli attori e chi gli spettatori, leggendo tra le righe dell’esistenza umana quella capacità di recitare nella realtà. Tutti i giorni. Una parte.

Di uomini e donne che hanno bisogno di andare in teatro per ritrovare se stessi e capirsi un po’ di più, per la verità, v’è traccia – consapevole o no – in ogni spaccato quotidiano. Ecco perché il teatro non passerà mai di moda.

Date a un uomo una maschera ed egli vi dirà la verità”: anche Oscar Wilde evidentemente, concordava con l’idea che la vita fosse un gioco di ruoli.

Così, nella grigia vita mascherata che ciascuno è chiamato a entrare (per non soffrire, per adeguarsi alla vita degli altri, per non sprecare tempo in vanità ed egoismi, per vivere socialmente una vita ‘regolare’ e per fornire a se stesso un alibi), una traccia di colore sarebbe poterlo reclamare. Smettere di accettare sommessamente il quotidiano ripetersi per esaltare una straordinaria identità. Come? Naturalmente vestendo i panni di un personaggio e calcando il palcoscenico di un teatro. Perché il teatro è terapeutico e aiuta a buttar fuori il rospo.

Ieri sera, a Casamassima, il gruppo teatrale ‘Oltre’ – ripercorrendo i ‘Sei personaggi in cerca di autore’ di Pirandello – ha proposto in una prima molto partecipata, ‘I sogni sono desideri’, di Laura Fortunato con la regia di Lia Cellamare. Da una parte i testi, intensi e drammatici di Laura Fortunato; dall’altra la sapiente esperienza di Lia Cellamare che ha attraversato la scrittura restituendo al pubblico l’esperienza dell’introspezione (ma con leggera ironia).

Di quella passeggiata dentro di sé che non si ha mai tempo di fare.

Oppure, semplicemente, non se ne ha la capacità. Guardarsi allo specchio e capire chi c’è dall’altra parte – oltre l’immagine riflessa – è un esercizio che sconta rughe profonde e una spiccata voglia di analisi senza espedienti o scorciatoie.

L’analisi l’ha fatta prima l’autrice, concedendosi questo viaggio nella solitaria scrittura. L’ha fatta anche la regista, vestendo i panni di ciascun personaggio prima di portare l’opera in scena. E l’hanno fatto i personaggi: cedendo un po’ di se stessi, della loro vita, dei loro desideri. Come posti in cerchio, durante uno di quegli incontri dove si fa outing.

 

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E infatti c’era il semicerchio in scena, ovvero un cerchio che non si compie, come la storia che si va a raccontare. Sei sedie per 6 personaggi. Sei personaggi che si spostano continuamente da una sedia all’altra come chiamati a testimoniare quando arriva il loro turno. Due personaggi attempati, Giovanni (Franco Sapienza) e Luana (Marya Scattaglia), che indossano i panni di due genitori offesi dalla vita; e i loro 3 figli: Antonio (Gianni Lorusso), Mirella (Juanita Sblendorio) e Samantha (Samantha Angelicchi); svuotano a turno le loro ansie, il loro inganno, il disincanto e la depressione per non aver realizzato i loro sogni. In un cerchio ideale, a turno dunque, esternano quello che avrebbero desiderato o quello che desiderano e si attorcigliano in un lamento esistenziale fino all’arrivo dello zio Matteo (Nicola Capozzi), fratello di Giovanni, che varca la soglia di casa poco dopo che Antonio svela ai famigliari la sua omosessualità. Lo sconforto della famiglia viene sedato dalla ridondanza e dalla pacifica esultanza dello zio, che – pacche sulla spalla ideali – concede ai congiunti di riflettere sulle opportunità della vita e sul desiderio di ricercarle.

In questo scenario surreale da palcoscenico si infilano come frammenti di contemporaneità (tipico della scena pirandelliana) le presenze-chiave di Paola Vitucci (cantante e attrice per professione) e di Danilo Franco, un ragazzo la cui performance commuoverà il pubblico.

Un filo sottile corre tra verità e finzione.

Gli attori del gruppo ‘Oltre’ sono in prevalenza alle prime armi, tutti allievi di Lia Cellamare, che sembrano usciti – per similitudine – dalle porte di grandi teatri, dove la prima è un evento unico.

Un evento che porta tutti oltre l’immaginazione.

Oltre il gruppo andato in scena c’è anche Roberto Rosato, scenografo e ottimizzatore di produzione. Il gruppo prevede di replicare anche oltre i confini territoriali della prima.

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