Sono triste? Posso sorridere. L’ormone del buon umore: il sorriso provocherà cambiamenti interiori

L’ormone del buon umore. Sono triste? Posso decidere di sorridere: il sorriso provocherà cambiamenti interiori spazzando via la tristezza

di Marco Magliozzi*

“Quanti di noi sono convinti che per sorridere bisogna per forza essere felici? Quanti di noi sono invece convinti che per essere felice basti sorridere?”.

Facile pensare che io abbia trovato questa frase in un romanzo rosa o che sia una delle classiche affermazioni tipiche della Fisica quantistica applicata alla psicologia, discipline che vanno a braccetto ultimamente, quando si parla di crescita personale.

Sorrido solo se sono felice. O diversamente: sorrido… quindi divento felice?

Si è sempre pensato che un essere umano compia questi tre processi nella seguente modalità:

1) prova un’emozione (ad esempio la tristezza),

2) l’espressione del viso muta attraverso la muscolatura facciale (nel caso della tristezza abbassamento delle palpebre, perdita della concentrazione negli occhi, abbassamento dell’angolo delle labbra ecc.),

3) modifica la qualità e il contenuto dei propri pensieri in relazione alla tristezza.

Gli studi e le ricerche in ambito psicologico e neurologico hanno finalmente dimostrato che la fase numero 1 e numero 3 possono essere tranquillamente invertite: non è detto che io debba essere triste per sviluppare dei pensieri tristi, potrei anche avere pensieri tristi e diventare triste come conseguenza.

E su questo punto la mia deformazione professionale mi spinge ad affermare:

è possibile quindi cambiare la qualità dei propri pensieri per cambiare le proprie emozioni?

La risposta è assolutamente .

Per alcuni potrebbe apparire come qualcosa di estremamente banale e scontato, per altri invece divenire una piacevole novità e un ottimo spunto di riflessione.

Vorrei portare ora l’attenzione sugli studi neurologici effettuati nel XIX secolo, dal neurologo francese Guillaume Benjamin-Amand Duchenne.

Questi studi (ancora oggi riconosciuti come validi e approfonditi in tutte le aree di ricerca concernenti la neurologia), sottolineano l’importanza della correlazione che esiste tra muscolatura facciale ed emozioni.

Approfondiamo insieme il concetto.

La modifica della muscolatura facciale e di conseguenza l’espressione del viso è sempre stata vista come una conseguenza, un effetto potremmo dire, di quelli che sono i nostri stati d’animo e pensieri.

Sono felice? Avrò quindi le guance sollevate, un sorriso sincero e gli occhi saranno brillanti e luminosi, un po’ strizzati e formeranno le cosiddette “zampe di gallina”.  Non appariranno sul volto contrazioni forzate.

Sono arrabbiato? Avrò le sopracciglia corrugate, gli occhi accesi, le labbra serrate, la mandibola serrata.

E così via per ogni tipo di emozione.

Guillaume Douchenne fu uno dei pionieri della moderna neurologia, e grazie ai suoi studi comprese che le espressioni del viso non fossero solo una conseguenza di determinate emozioni, ma come detto in precedenza, potessero essere una causa di stati d’animo o pensieri.

Nelle sue ricerche egli stimolava attraverso l’elettrofisiologia i nervi facciali così da provocare una determinata espressione.

Molto curioso e illuminante il racconto di uno dei suoi pazienti il quale, dopo essere stato stimolato meccanicamente affinché mostrasse un’espressione facciale dolorante, successivamente provasse una reale sensazione di questo tipo, anche se semplicemente indotta e non derivante da un dolore reale.

L’espressione del viso tipica della sofferenza aveva quindi creato una correlazione neurologica con la sensazione di dolore fisico.

Questo stesso processo avviene fortunatamente con tutti i tipi di emozioni e ciò che a noi interessa da vicino, per il nostro benessere, è che è possibile focalizzare la nostra attenzione sulle espressioni del nostro viso con il fine di influenzare positivamente il nostro stato d’animo.

Sono triste? Posso sorridere. Il sorriso, inteso come espressione facciale, provocherà cambiamenti interiori (a livello neurologico e di pensiero) che porterà ad alleviare la tristezza.

Tutto questo avviene perché Il nostro organismo e la nostra mente sono complementari, lavorano insieme integrandosi vicendevolmente.

Cosa aspettiamo allora, a regalarci un bel sorriso anche quando non tutto va per il verso giusto?

Sorridere stimola inoltre la serotonina, ovvero “l’ormone del buon umore”.

Buon sorriso a tutti!

*psicologo-psicoterapeuta, esperto in Pnl e criminologia

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