1978-1979: il mondo cambiò e il mito rivoluzionario del comunismo terminò (II parte)

1978-1979: il mondo cambiò e il mito rivoluzionario del comunismo terminò (II parte)

di Angelo Ivan Leone

40 anni fa il mondo cambio e terminò il mito rivoluzionario del comunismo.

Torniano dunque al ’78. 10 anni dopo il ’68, quando tutto sembrava essere a portata di mano per il movimento comunista. L’operazione di acquisizione del ’68 come parte integrante della storia marxista-leninista era pienamente avvenuta su scala globale e su scala nazionale, come peraltro era avvenuta quella di acquisizione culturale della stessa Resistenza.

Resistenza che, ancora oggi, sembra essere stata fatta ai più, solo e soltanto se non esclusivamente dai comunisti, quando non fu per niente così, anzi…

e basta vedere il film Porzus, o andare a rileggere la storia di quell’avvenimento, per capire che spesso i comunisti uccidevano gli altri partigiani perché avevano quale loro unica colpa quella di non essere, appunto, comunisti. Cosa che i “compagni” avevano fatto anche in Spagna sotto la guida di Togliatti proconsole, tramite la nomina arrivata dall’alto di Stalin, nel Paese iberico.

L’operazione culturale di acquisizione del ’68 era pienamente riuscita,

dicevamo, sia a livello internazionale che a livello nazionale, tanto che aveva spianato la strada all’impetuosa ascesa dello stesso Partito Comunista Italiano sotto la guida di Enrico Berlinguer.

Il segretario storico del Pci era uomo dotato di scarsissimo carisma personale,

ma che riuscì a cavalcare l’onda protestataria in cui anche in Italia il Pci era al rimorchio, agli inizi, con una funzione di Partito Rivoluzionario che diventava sempre di più anche Socialdemocratico all’occorrenza, molto prima che Veltroni inaugurasse la sua politica del “ma anche” di cui Crozza è stato un superbo cantore e un ottimo Rigoletto. Ah… se questo Paese avesse prodotto uomini con la stessa facilità con cui ha prodotto maschere!

Una volta acquisto il ’68 contestatario nel proprio dna, essere diventato un Partito Comunista, ma anche SocialDemocratico e, anche, un pochettino cattolico che non guasta mai in un Paese che è a stragrande maggioranza cattolica da quasi due millenni, il Pci trovò anche la strada che conduceva nella stanza dei bottoni aperta e fu, caso unico nella storia dell’Europa dei due blocchi, nella maggioranza governativa assieme alla Dc per il triennio 1976-1979.

I famosi governi della “solidarietà nazionale”.

Questo dal punto di vista nazionale. Da quello internazionale la situazione era, forse, ancora più rosea. Dopo la vittoria in Vietnam il movimento comunista governava, in pratica, tutto lo spazio indocinese. In India la tormentata vicenda di Indira Ghandi si tingeva sempre più di tinte sinistre nel vero senso della parola e anche in quello politico, perché tendeva sempre di più a una politica di socializzazione della proprietà.

In Urss, Breznev teneva il mondo intero nello scettro del suo potere grigio, ma non per questo meno assoluto, facendo passare durante il ’77, per il sessantesimo anniversario della Rivoluzione, le sue truppe per Mosca tronfio e arrogante nel suo Kremlin come un novello Stalin e in Cina Mao aveva distrutto ogni opposizione al suo programma politico annientando e imprigionando tutti i suoi oppositori.

Guardando e spaziando nella cartina geografica mondiale anche buona parte dell’Africa guardava con fiducia e speranza al mondo comunista. Passando uno sguardo sul planisfero in quell’anno, il 1978, la Falce e il Martello governavano quasi tutta l’Asia, il continente più grande del mondo, buona parte dell’Africa, mezza Europa ed erano accampate stabilmente nell’America latina con il satellite cubano e nicaraguense. Solo l’America del nord, dove paradossalmente il ’68 era nato, resisteva imperterrita all’ondata comunista, anche se proprio in quegli anni gli Usa avevano come presidente della repubblica: Jimmy Carter, il presidente più di sinistra che gli States abbiano mai avuto.

Cosa fece crollare questa egemonia titanica e globale, che il comunismo esercitava sulla Terra, sin dall’anno dopo?

Proprio uno sperduto Paese asiatico, uno dei pochi che ancora resisteva al dominio della Falce e del Martello, la Persia che diventò Iran, dopo la prima rivoluzione di un popolo povero che non fu comunista ma fu, invece, khomeinista, ossia musulmana ergo di carattere religioso e che fece perdere la presidenza anche allo stesso Carter.

Era nato l’Iran. Era nata la prima rivoluzione islamica radicale.

Era nato il mondo nuovo, quello che ancora oggi viviamo e nel quale combattiamo. Il mondo comunista iniziava a essere retaggio del passato per tornare a essere lo spettro che si aggirava per l’Europa di cui narrò Marx alla sua prima apparizione.

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1 commento su “1978-1979: il mondo cambiò e il mito rivoluzionario del comunismo terminò (II parte)”

  1. Purtroppo, però, il passaggio dal socialcomunismo sovietico all’Islam iraniano, non ha portato nessun contributo per la caduta delle catene di sofferenza, fame, oscurantismo, retrocessione culturale, civile, morale, che ci affligge oggi. Il peggio non è mai morto.

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