Piano di sviluppo economico per l’area di Bari. I sindaci di Italia in Comune sollecitano Decaro dopo il flop della Regione Puglia

Mondo economico pugliese. Un piano di sviluppo per l’area di Bari. I sindaci di Italia in Comune sollecitano Decaro dopo il flop della Regione Puglia

Prestare attenzione al mondo delle imprese.

Sono nove sindaci di Italia in Comune Puglia, che amministrano altrettanti comuni dell’area metropolitana di Bari, ad averlo chiesto con una missiva ufficiale indirizzata a tutti  colleghi della città metropolitana, in primis a sindaco Antonio Decaro.

Michele Abbaticchio di Bitonto, Davide Carlucci di Acquaviva, Giuseppe Colonna di Mola, Francesco Crudele di Capurso, Giuseppe Delzotto di Binetto, Tommaso Depalma di Giovinazzo, Antonio Donatelli di Triggiano, Michele Longo di Alberobello e Giuseppe Nitti di Casamassima, hanno preso le mosse dal sondaggio lanciato in rete e rivolto proprio agli imprenditori del territorio e, poi, dall’evento che ne è seguito in cui è stato dato ascolto alle proposte offerte da alcuni operatori economici del territorio per favorire la crescita socio economica e l’occupazione in Puglia.

Le indicazioni e gli spunti pervenuti in quella sede erano, poi, stati in gran parte condivisi dagli economisti presenti al convegno, e risultati di notevole interesse per gli stessi amministratori dei  territori che hanno fatto sapere di non voler far cadere nel vuoto quelle istanze, anzi, semmai di voler consolidare quel cammino iniziato al fianco delle realtà imprenditoriali che operano nei vari settori produttivi, del commercio, dei servizi e dell’economia sociale.

“Nel suo intervento al convegno – dice oggi Davide Carlucci, vicecoordinatore regionale del partito – il presidente della Regione Michele Emiliano ha riconosciuto, con onestà e rammarico, che non è stato possibile fino a oggi mettere a punto una visione e pianificazione strutturata per lo sviluppo organico dell’intero territorio pugliese, con relativa programmazione operativa. Ne consegue che le istituzioni, ai vari livelli, sono prive degli strumenti idonei e difficilmente possono operare le scelte necessarie per sostenere e rafforzare la crescita dei vari comparti produttivi, quella crescita indispensabile per garantire maggiore benessere sociale e occupazione, e per contenere la fuga di cervelli e delle eccellenze umane dai nostri territori. In questo contesto tutto viene demandato al mercato, oppure alla capacità delle singole aziende di intercettare e beneficiare dei specifici bandi che la Regione, il Governo o l’Unione Europea di volta in volta mettono a disposizione, senza una visione organica e una strategia complessiva.”

“Partiamo dalla convinzione – è il commento di Tommaso Depalma, presidente provinciale per Bari – che la complessità dei problemi e del contesto socio-economico in cui ci troviamo può essere affrontata efficacemente solo con un lavoro a ‘quattro mani’, mettendo insieme il mercato, le Istituzioni, i territori e le imprese. E’ per questo che chiediamo alle istituzioni preposte di mettersi in moto per cercare e dare insieme delle risposte. Chiediamo, ad esempio, che venga resa operativa quanto prima la proposta lanciata durante l’incontro di far partire un’analisi dei fabbisogni e delle potenzialità dei territori , avviando una consultazione degli operatori economici presenti nei Comuni che fanno parte della Città metropolitana di Bari, unitamente a enti e agenzie di riferimento”.

Un lavoro, secondo i sindaci, che se poi inoltrato alla Regione potrebbe permettere la più agevole individuazione degli interventi necessari, in primis le infrastrutture, punto debole in Puglia, e, soprattutto, la redazione di un Piano di sviluppo socio-economico.

“Occorre muoversi per l’attivazione di un tavolo istituzionale per l’avvio del Piano di sviluppo economico 2020-2025 dei Comuni rientranti nell’area metropolitana di Bari. Solo così, si potrà garantire uno sviluppo integrato, ordinato e controllato per l’intero sistema Puglia, e non impostato semplicemente sulla base di dinamiche specifiche come quelle innescate dall’avvio delle zone economiche speciali (Zes), che come è noto interessano solo alcune aree produttive e non tutte le altre, che a questo punto rischierebbero di diventare insediamenti in via di dismissione”, è l’esortazione dei primi cittadini.

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