L’eterno duello: etica vs estetica

La grande bellezza di ‘quella’ Roma, che non è quella di oggi


di Angelo Ivan Leone

D’Annunzio si circondava non di bellezza, ma di patacche.

Ecco cos’è il Vittoriale: un museo di patacche, e pataccaro lo era anche nel modo di scrivere barocco e copiato, e copiato male, da Nietzsche.

Shcopenauer non aveva un pessimismo implacabile, ma un pessimismo che si poteva e si doveva affrontare con la via della liberazione dal dolore. Essa non era, nel suo grado massimo, la contemplazione estatica dell’opera d’arte che ne era solo un momento e dei più fuggevoli, relativi e aleatori, ma aveva il suo culime e apogeo nel nirvana che Schopenauer mutuava come concetto dalla filosofia indiana e come assunto filosofico dall’epicureismo ellenistico più che romano.

Chiarite queste postulatorie del ragionamento espresso nel video entriamo nel vivo e veniamo alla “Grande Bellezza” che l’autore riassume grossomodo in un primato della vita estetica, sempre per rimanere nei ritmi del filosofo. La vita estetica tuttavia non è vedova in questo film ma contrapposta, come lo è da sempre storicamente ed esistenzialmente, alla vita etica.

In questo conflitto tra estetica ed etica c’è il succo del film.

Si pensi alla suora, vero esempio di ascetismo e di nirvana, ergo di etica, non a caso sembra la copia esatta di Madre Teresa di Calcutta, che a queste due superbe idee non era affatto estranea, che dice a Jep:

mangio radici perchè le radici sono importanti“.

Ecco, e con quel mangiare radici e non dimenticarsi mai delle vere radici del genere umano noi oggi vogliamo ricordare un popolo come quello romano che, con quel suo fare severo sin nelle cibarie, basti ricordare i veterani di Cesare che un anno si lamentarono perchè erano finite le verdure ed erano costretti a mangiare carne o Catone il Censore che si cibava di fave e cicorie pur avendo sconfitto per sempre l’ultima grande nemica che l’Urbe aveva, ossia Cartagine (Semper delenda est!), sottomise e irradiò di civiltà il mondo intero.

“La grande bellezza” di quella Roma e di quei romani (vita etica) contrapposta alla “grande bruttezza” di questa Roma e di questi romani (vita estetica) che somigliano ai loro avi: come una mosca somiglia ad un aquila solo perchè volano entrambe.

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