Castel del Monte, niente iniziazioni esoteriche e niente osservatorio astronomico. Una fortezza per prigionieri eccellenti

Castel del Monte nel libro di Massimiliano Ambuoso: dalla storia al mito, il castello non è stato né luogo di iniziazioni esoteriche né osservatorio astronomico. Solo una fortezza per prigionieri eccellenti

di Pino Gadaleta

Il Castello ha molti ingressi.

Ora è in voga l’uno, e tutti passano di lì,

ora l’altro, e il primo è disertato.

Secondo quali regole avvengano

questi cambiamenti

non s’è ancora potuto scoprire.

(Franz Kafka, Il castello, Mondadori, 1979)

Castel del Monte. La storia e il mito, di Massimiliano Ambruoso

Fu di notte. Aggirandomi tra le silenziose stanze trapezoidali di Castel del Monte illuminate dal candore lunare, mi venne l’idea di scrivere il “racconto dei miseri misteri minimi” che Raffaele Licinio volle che fosse pubblicato sul suo straordinario sito internet: http://www.mondimedievali.net/casteldelmonte/indice.htm.

Questo dimostra che lo storico accetta di buon grado la narrazione fantastica distinguendola dalla nuda verità delle fonti documentate.

Visitare il castello federiciano nel silenzio notturno è una esperienza unica che consente di cogliere, come dice il grande storico francese Jacques Le Goff, il significato di un Medioevo che è una combinazione tra ciò che è esotico e le nostre radici.

La realtà diurna del Castello nella sua funzione quotidiana, invece, è straordinariamente offerta dal libro di Massimiliano Ambruoso, studioso e colto conoscitore dell’ottaedrica fortezza federiciana, nel libro “Castel del Monte-la storia e il mito”, pubblicato da Edipuglia per la collana di studi storici Mediterranea, patrocinata dal Dipartimento di Studi umanistici delle Università di Bari e Foggia e diretta dai professori Angelo Massafra, Biagio Salvemini (Università di Bari) e Saverio Russo (Università di Foggia) e ha una prefazione del professore di Storia medievale Francesco Violante e una presentazione di Franco Cardini, tra i più autorevoli medievisti europei, in cui conferma come il saggio di Ambruoso costituisca una “plausibile risposta e molti misteri non saranno più ritenuti tali”. La bibliografia è dotta e molto ricca.

Il libro è scritto con uno stile e un ritmo narrante semplice e comprensibile da cui traspare la passione dell’autore per la verità documentata e restituire, così, Castel del Monte alla sua realtà storica, alla sua specificità di funzione castellare. Il volume consta principalmente di due parti: la Storia e il Mito.

Nella prima parte vengono esaminate e comparate tutta la documentazione e la letteratura storico-scientifica che riguardano Castel del Monte, nella seconda parte, l’autore novello Sherlock Holmes, affronta con certosino piglio, documentato e puntuto,

le leggende e le teorie più sorprendenti tra l’esoterico e il fantastico, sulla funzione del castello federiciano.

Nella prima parte del libro si evince immediatamente un dato incontrovertibile: Federico II di ritorno dall’infruttuoso assedio a Milano nel dicembre del 1239 è a Gubbio e nel gennaio del 1240 impartisce l’ordine spedito al Giustiziere di Capitanata, Riccardo Montefuscolo:

…”Pro castro quod apud Sanctam Mariam de Monte fieri volumus”,

cioè Federico vuole, ordina, che sia costruito un castrum a Castel del Monte (all’epoca Santa Maria del Monte, dal nome di una preesistente abbazia benedettina edificata sul posto).

Castrum vuol dire castello, fortificazione, cioè un luogo fortificato, non altro. Esclude perentoriamente e definitivamente che non è una domus, cioè destinato a sede di caccia o di piacere, non è un templum, non è un osservatorio astronomico, un centro benessere, tantomeno una fortezza volante.

L’Hohenstaufen vuole un castello, punto.

È indiscutibilmente un bel castello e strutturato come nel Medioevo erano concepiti, e che riflette la componente simbolica del tempo principalmente la manifestazione visibile del potere dell’Imperatore. Non è un caso che la sua forma sia un chiaro richiamo alla corona ottagonale degli imperatori del Sacro Romano Impero.

La storia di Castel del Monte potrebbe finire qui. Il nostro autore, invece, prosegue nella lettura del documento federiciano e si sofferma sulla volontà imperiale di ordinare l’actractus, cioè il necessario per edificare la struttura. Un termine che ha fatto a lungo discutere gli studiosi su questo termine, se andava inteso come materiale edilizio, o come materiale per completare il terrazzo.

Massimiliano Ambruoso riesce a dare una risposta convincente sul suo significato analizzando e comparando il termine actractus utilizzato in altri contesti e documenti storici.

Molti sono i luoghi comuni utilizzati per descrivere la fortezza federiciana:

mancano i fossati, il ponte levatoio, la cinta muraria, non c’è traccia di scuderie e cucine; servizi necessari e funzionali alla residenza degli ospiti del castello. A questo si aggiunge la posizione del castello, isolato e in cima a una collina, la sua pianta ottagonale, un forte richiamo esoterico, religioso. Stereotipi che molte guide turistiche recitano come una litania per ammaliare la fantasia dei visitatori.

Il nostro autore con documenti alla mano smentisce questi stereotipi, si avvale del Chronicon, scritto da Domenico di Gravina nel 1350 che racconta le vicende delle guerre dinastiche angioine che hanno per teatro la Murgia e quindi Castel del Monte, esamina i Registri Angioini che documentano le spese sostenute per la manutenzione del castello nel XIV sec, percorre tutta la storia documentata sino al 1750, anno in cui il castello viene munito di artiglieria e santa barbara.

Sappiamo che la fortezza è stata utilizzata per ospitare prigionieri eccellenti e come uno di questi riesce a scavalcare le mura di cinta del castello e fuggire.

Nella seconda parte del libro l’autore con calcoli precisi e circostanziati, con documenti e comparazioni con altre strutture castellari federiciane, riconsegna alla leggenda, come giusto che sia, tutte le teorie esoteriche e fantastiche attribuite a Castel del Monte:

non esiste l’osservatorio astronomico, non c’è traccia di mitiche vasche ottagonali per percorsi iniziatici, non esiste nessun aspetto tecnico valido per affermare che il castello fosse un hamman.

Insomma un libro che ricolloca decisamente la funzione strategico militare di Castel del Monte e costituisce un perfetto manuale per gli studiosi del castello, e per le guide turistiche che vogliono privilegiare nella loro narrazione la realtà di un castello che ha una sua storia, documentata, indimenticabile e meravigliosa.

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